Livorno / «Malore improvviso», morte sospetta in carcere


Non convince la “versione ufficiale” sul decesso di un ventottenne livornese, nella stessa struttura dove era recluso Marcello Lonzi. Domani pomeriggio presidio.

07 gennaio 2011 - 21:40

Sarà eseguita domattina l’autopsia sul corpo di Yuri Attinà, il livornese di soli 28 anni morto in circostanze quantomeno sospette mercoledì in una cella del carcere delle Sughere di Livorno. Secondo i primi accertamenti il giovane sarebbe stato colpito da un “malore improvviso” che gli sarebbe stato fatale. La procura di Livorno ha aperto un fascicolo contro ignoti, funzionale proprio all’esecuzione dell’autopsia.
Sempre domani è previsto un presidio di protesta davanti all’ingresso del carcere: a organizzarlo il comitato “Verita’ per Yurì” (dal sito di Radio Onda d’Urto)


> Il comunicato del comitato:

Un’altra morte nel carcere delle Sughere di Livorno. L’ennesima per un carcere diventato da record per decessi e “suicidi”. Negli ultimi 10 anni sono stati 20 i morti, una carneficina. Il 2011 si è aperto con un’altra morte, quella di Yuri Attinà 28 anni residente nel quartiere Garibaldi che da pochi giorni era rientrato in carcere. La versione ufficiale dell’amministrazione carceraria è quella dell’infarto, un gioco del destino e un triste presagio visto che nel luglio del 2003 nel carcere delle Sughere moriva Marcello Lonzi anch’egli 28enne, anch’egli ufficialmente morto per infarto e la cui vicenda non si è ancora chiusa fra omissioni, omertà e perizie mediche contrastanti.

Rimane un dato di fatto: di carcere si muore e questo è a prescindere un altro omicidio di stato. Uno stato che non sa tutelare chi finisce in prigione con l’aggravante di dubbi e omissioni rispetto a continui pestaggi di cui i detenuti sono vittime come ultimamente i casi Bianzino e Cucchi hanno dimostrato. Nel 2010 nelle carceri italiane sono morti 98 detenuti.

Il carcere delle Sughere nella nostra città è sempre stato lontano dagli interessi delle istituzioni e dagli occhi della cittadinanza e al suo interno si continua a morire. E quasi sempre a finire in carcere e a morire sono i figli dei quartieri più poveri, delle classi più deboli e che spesso fuori non hanno nessuno.

E’ giunta l’ora di dire basta. Non lasciamo che anche Yuri venga sepolto senza che siano individuati omissioni e responsabili, senza che la città si prenda le proprie responsabilità, senza che chi gli voleva bene sappia cosa sia successo.

Per questo saremo sabato 8 gennaio alle ore 15 fuori dal carcere delle Sughere per gridare verità per Yuri e per non lasciare che un’altra morte venga bollata e insabbiata con false e retoriche frasi di circostanza.

Comitato Verità per Yuri

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