Libia / Tensione a Tripoli, bombardamenti nell’est


Manifestazioni nella capitale, combattimenti a Zawiya, raid aerei su Brega e Ajdabiya. Usa non escludono intervento militare. L’Italia prepara la missione in Tunisia, il governo ha già mandato una task force sul campo.

04 marzo 2011 - 16:28

(dal sito di Radio Onda d’Urto)

Alta tensione a Tripoli, capitale della Libia. Al termine della preghiera islamica del venerdì, centinaia di manifestanti pro Gheddafi si sono radunati in piazza Algeria, davanti a una delle moschee più grandi della capitale. In piazza si sono uditi anche spari.
Centinaia di dimostranti anti-regime stanno invece manifestando nel quartiere di Tajoura. Si combatte a Zawiya, 40 km ad ovest di Tripoli. Lo riferisce la Bbc online, citando l’emittente araba Al Jazeera. La città di 300 mila abitanti è in mano agli insorti e ospita un’importante raffineria petrolifera, che si trova a poche centinaia di metri in linea d’aria dal loro quartier generale. Scontri sono segnalati anche a Ras Lanuf, terminal petrolifero 660 chilometri ad est della capitale.
Riparte anche la controffensiva militare aerea del colonnello libico. Questa mattina alcuni jet dell’aviazione militare hanno bombardato la città di Brega, principale terminal dell’export petrolifero e occupata dagli insorti. I ribelli secondo Al Jazeera si starebbero preparando militarmente per sostenere un nuovo imponente attacco. Raid aerei si sono verificati anche nella vicina città di Ajdabiya. Gli insorti
hanno riferito all’agenzia Reuter che un aereo militare libico ha lanciato due razzi contro una base militare in mano ai ribelli, mancando però l’obiettivo. Al Jazeera riferisce di raid aerei delle forze governative contro la città di Misurata, ad est di Tripoli. La tv panaraba, citando messaggi apparsi sul social network twitter, parla di bombardamenti che si stanno concentrando sulla parte meridionale della città.
Ieri e oggi a Tripoli la polizia libica avrebbe proceduto all’arresto di alcuni giovani accusati aver partecipato alle manifestazioni anti regime dei giorni scorsi. A dare la notizia l’organizzazione di opposizione libica “Cittadini per una Libia democratica.
“Quelli arrestati ieri, abbiamo saputo, sono stati drogati e, secondo le nostre fonti a Tripoli, potrebbero essere mostrati oggi ai media del governo libico come ‘prova’ per screditare le forze rivoluzionarie come un branco di giovani drogati”, questa la denuncia che arriva da un comunicato dell’organizzazione.
Solo ieri il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha lanciato una sorta di ultimatum a Gheddafi. Vogliamo “una capacità totale di intervento rapido” in Libia, senza escludere nessuna opzione e neppure quella militare per averle tutte a disposizione in caso di necessità”, sono state le parole di Obama.
L’alto commissariato Onu per i rifugiati lancia l’allarme su un possibile blocco alle frontiera tunisina attuato dalle forze libiche governative. Un portavoce dell’Unhcr ha riferito a Ginevra la presenza di forze pro Gheddafi pesantemente armate sul lato libico della frontiera. Il numero di persone giunte in Tunisia dalla Libia è passato dai 10mila- 15mila dei giorni scorsi a soli 2mila ieri, ha detto la portavoce Melissa Fleming. Fonti giornalistiche sul lato tunisino del confine affermano che stamani il flusso si è praticamente interrotto, mentre l’aeroporto di Djerba è pieno di profughi di vari paesi che attendono di essere rimpatriati.
Il governo italiano nel frattempo si stringe intorno a quanto guadagnato nei rapporti con il colonnello Gheddafi. “Il trattato di amicizia tra Italia e Libia deve considerarsi sospeso, non annullato”, ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, intervistato da Radio 24. Frattini ha spiegato che il trattato “é giuridicamente sospeso, perché semplicemente è venuto meno l’interlocutore”. “Un trattato – ha concluso il ministro – si firma tra due governi ma resta in vigore tra due Stati. Intanto è arrivata in Tunisia la task force della Farnesina e della Protezione Civile incaricata di preparare la fase operativa della missione italiana a Tunisi. Partirà invece domani, e non oggi come detto in precedenza, da Catania la nave di derrate alimentari ed impianti di elettrificazione che si dirigerà a Bengasi, nell’est della Libia. Il presidente della Repubblica Napolitano, intervenuto al Consiglio dei diritti umani delle nazioni unite in corso a Ginevra, ha parlato di aperta sfida al mondo da parte del colonnello Gheddafi.

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