Libia / Sarkozy pronto all’attacco aereo


Mentre i Gheddafi minacciano l’offensiva finale, la Francia ha riconosciuto il Consiglio degli insorti stabilitosi in Cirenaica e potrebbe intervenire anche senza appoggio internazionale.

10 marzo 2011 - 21:14

(dal sito di Radio Onda d’Urto)

“I responsabili delle violenze in Libia andranno incontro a gravi conseguenze e Gheddafi deve lasciare il potere ora”: continua a soffiare forte il vento della guerra tra la comunità internazionale e la Libia. A pronunciare queste parole, è stato oggi il presidente della Ue, Herman Van Rompuy, alla vigilia del vertice straordinario sulla Libia tenutosi oggi a Bruxelles. Ad animare la riunione il presidente francese Sarkozy, unico ad aver riconosciuto gli insorti come unici rappresentanti del popolo libico, che ha proposto ai partner europei di bombardare i principali centri dell’aereonautica in Libia: l’aeroporto militare di Sirte, 500 chilometri a Est di Tripoli, quello di Sebha, nel sud del Paese, vicino alla frontiera col Ciad, e Bab al-Azyzia, centro di comando tripolino di Gheddafi, che ha reagito ventilando la rottura delle relazioni diplomatiche con Parigi e mandando il figlio Saif a incontrare i giornalisti occidentali. Obiettivo: decretare lo stop a ogni possibile trattativa coi ribelli, annunciare un’offensiva “totale” contro gli insorti e proclamare che “la Libia non si arrenderà mai, nemmeno agli occidentali”. In caso di no internazionale, riporta il quotidiano francese Le Nouvel Observateur, Parigi si sarebbe detta addirittura pronta a intervenire da solo.

Approvata invece a Strasburgo una risoluzione del Parlamento europeo che chiede ai governi Ue di riconoscere il Cnt libico come l’autorità che rappresenta l’opposizione libica e a prepararsi alla possibile istituzione di una zona aerea e navale interdetta ai lealisti libici, su cui però manca unanimità all’Onu. Proprio questo sembra essere ad oggi il freno maggiore alla voglia Nato di dare vita ad una nuova, disastrosa, guerra umanitaria: proprio oggi l’Alleanza Atlantica è tornata a fare pressioni in questo senso, sostenendo di essere pronta all’azione ma di non potersi muovere senza un’apposita risoluzione Onu. Cina, e in particolar modo Russia, entrambe con diritto di veto in Consiglio di sicurezza, non paiono comunque voler cambiare idea.

Infine il fronte di guerra vero e proprio: raid aereo delle forze di Gheddafi a Ras Lanuf, evacuato l’ospedale, insorti in fuga verso est che accusano il colonnello di utilizzare le petroliere come rampa per il lancio di missili sulla città. Combattimenti in corso anche alla periferia di Ben Jawad, altro centro petrolifero della Libia orientale. Nel Nordovest montagnoso, invece, i ribelli avrebbe il controllo di diversi villaggi, mentre è incerta la sorte della città di Zawya, dove si combatte ormai da giorni. Secondo i media internazionali, nell’area controllata dai lealisti di Gheddafi ci sarebbero stati centinaia di arresti, fra cui due giornalisti internazionali: uno del britannico Guardian e l’altro di un quotidiano brasiliano, “O Estado de Sao Paulo”. Tre giornalisti della Bbc hanno invece di essere stati sequestrati e picchiati per 21 ore dalle milizie di Gheddafi lunedì scorso, mentre tentavano di andare ad Al Zawiya.

A Bengasi, invece, riaprirà il consolato italiano chiuso dopo le violenze del 2008 seguite all’azione di Calderoli che mostrò al Tg1 una maglietta contro Maometto. Sempre a Bengasi nei prossimi gironi arriverà un team di Emergency. A dirlo Gino Strada, precisando che la delegazione punta prima a rendersi conto direttamente della situazione che sta insanguinando il Paese e poi a valutare eventuali iniziative umanitarie. Nei suoi 15 anni di attività, Emergency ha curato quasi 3 milioni e 700 mila in 15 diversi Paesi del mondo martoriati dalla guerra e dalla povertà.

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