Libia / Armi Usa agli insorti tramite l’Arabia?


Permane intanto l’ipotesi di intervento internazionale, Italia verso il «supporto legistico» alla Nato in caso di no fly zoner. Ieri raid su Ras Lanuf, a Misurata trentotto morti nei combattimenti.

08 marzo 2011 - 11:50

“E’ assai difficile pensare” all’ipotesi di “aerei militari italiani coinvolti sul terreno libico, ma la nostra lealtà euroatlantica ci fa dire che le basi militari, il supporto logistico non potremmo negarlo”, nel caso si decidesse per la no fly zone. Lo ha detto ieri mattina il ministro degli Esteri, Franco Frattini, spiegando quale ruolo potrebbe avere l’Italia in un eventuale intervento militare internazionale in Libia. Frattini però ha precisato che la disponibilità a concedere le basi verrebbe data solo in un “quadro di legittimità internazionale”, ovvero in presenza di “una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu e di una risoluzione della Nato”.

Frattini ha poi dichiarato che l’Italia ha dato il via, “con discrezione”, a colloqui diplomatici con il Consiglio nazionale che gli insorti hanno creato a Bengasi come forma di governo alternativo a quello di Gheddafi. Intanto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto al regime libico la fine degli attacchi “indiscriminati” contro i civili e ha avvertito Tripoli che qualunque violazione del diritto internazionale sarà portata dinanzi alla giustizia.

Ban ha nominato un ex ministro degli Esteri giordano, Abdelilah al-Khatib, come suo “inviato speciale” in Libia, perché avvii “consultazioni urgenti” con le autorità a Tripoli e nella regione per affrontare la situazione umanitaria. Anche Gheddafi ha parlato. In un’intervista alla rivista francese “Journal du Dimanche”, ripresa dal Corriere della Sera, il colonnello ha lanciato un nuovo monito all’Europa: “senza di me sarà invasa” ha dichiarato, riferendosi più alla minaccia del fondamentalismo islamico che all’arrivo di migliaia di migranti.

Nel frattempo la guerra continua. Almeno due raid aerei governativi sono stati effettuati oggi nei pressi del porto petrolifero di Ras Lanuf, nell’est della Libia, che sarebbe nelle mani degli insorti. Alcuni testimoni dichiarano inoltre di aver visto un contingente di truppe di terra pro-Gheddafi avanzare verso Ras Lanuf da Ben Jawad, una delle città riconquistate ieri dal regime. Proprio a Ben Jawad sarebbero almeno 7 le vittime dei combattimenti delle scorse ore. Molto più pesante il bilancio della giornata di guerra vissuta ieri a Misurata, dove i morti sarebbero 38. E’ salito intanto ad oltre 200mila, secondo l’Onu, il numero delle persone che hanno lasciato la Libia dopo l’inizio dell’insurrezione.

E mentre prosegue il dibattito sul ruolo delle potenze internazionali nella crisi libica, il quotidiano britannico The Indipendent svela un retroscena in realtà ben poco sorprendente, ma capace di raccontare molto sul modo in cui le strategie geopolitiche e militari affrontano situazioni come quella attuale. Secondo l’Indipendent infatti, gli Stati Uniti hanno chiesto all’Arabia Saudita di armare il fronte anti-Gheddafi. Da Washington sarebbe arrivata all’alleato mediorientale la richiesta di fornire armi, di provenienza americana, all’insurrezione libica, nel tentativo di aiutare i ribelli a blindare la conquista della parte orientale del Paese, respingendo la controffensiva lanciata dal regime in questi giorni.

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