Lettera aperta dalla scuola superiore alla cittadinanza bolognese


La “riforma epocale” della Gelmini spiegata dal Coordinamento delle scuole superiori e dal Coordinamento precari di Bologna.

11 marzo 2010 - 20:00

Cari concittadini, genitori e colleghi,

il Coordinamento delle Scuole Superiori di Bologna e Provincia e il Coordinamento dei Precari della Scuola di Bologna, vi invitano a condividere alcune riflessioni. Il Ministro dell’Istruzione ha affermato che abbiamo finalmente realizzato una “Riforma Epocale”, ma i Regolamenti relativi a tale Riforma Epocale sono stati approvati il 4 febbraio e resi pubblici solo il 23 febbraio sul sito internet del ministero. Il nostro Ufficio Scolastico Regionale ha fatto un comunicato stampa per dire che è tutto ok e tutti sono stati consultati e informati: docenti e famiglie. Brochure, depliant e motori di ricerca, sono già pronti. Nessun problema per nessuno. Il 18 febbraio, quindi, è uscita la circolare sulle iscrizioni in cui si citano i Regolamenti e il nuovo ordinamento epocale, così le iscrizioni si sono aperte il 26 febbraio e termineranno il 26 marzo. Tutto liscio, dunque, se non fosse per alcuni particolari di non poco conto.

Per prima cosa, i regolamenti della riforma epocale non sono ancora stati promulgati! Si tratta, infatti, di DPR che il Presidente della Repubblica NON ha ancora firmato. Non sono, quindi, passati al vaglio della Corte dei Conti né sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale. (nota. art. 16 comma 2 regolamento Licei, art. 9 comma 4 regolamento Tecnici, art. 9 comma 4 regolamento Professionali: “Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.”).
In soldoni, la Riforma Epocale NON è Legge dello Stato Italiano. Ma forse il Governo ha già in mente un decreto interpretativo che dirà che la  pubblicazione sul sito del Ministero equivale alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (ovviamente con carattere retroattivo). Per cui, attualmente il Ministero dell’Istruzione invita le famiglie a fare iscrizioni ad indirizzi di studio che NON esistono, di cui nessuno conosce che cosa dovrà essere insegnato, perché mancano i “Programmi” annuali e gli obiettivi specifici d’apprendimento. Le scuole, insomma, dovrebbero accogliere iscrizioni di famiglie che chiedono di iscrivere i loro figli ad indirizzi di studio NON previsti dal Piano dell’Offerta Formativa delle scuole medesime.

Come se non bastasse, i ragazzi già iscritti nei Tecnici e Professionali, dopo che le famiglie hanno accettato ed aderito al POF presentato loro all’atto dell’iscrizione, dall’anno prossimo dovrebbero vedersi ridurre l’offerta formativa di 4 ore settimanali, dato che la riforma (non ancora) epocale impone arbitrariamente un taglio delle ore curricolari per le seconde, terze e quarte classi di questi Istituti. Oltre al danno la beffa, perché nessun decreto, né pubblicato in G.U., né caricato su internet, dice come dovrebbero essere tagliate queste ore; il che significa che dovremmo essere noi docenti a decidere da soli quali ore tagliere. A questo punto i Collegi Docenti adotteranno i più svariati criteri e metodi, tra cui il più in voga è la roulette russa.

Altra questione da non sottovalutare è il fatto che gli Enti Locali, cui la Costituzione attribuisce in esclusiva il compito di organizzazione sul territorio l’offerta formativa, si trovano nella condizione di dover subire passivamente le confluenze automatiche decise dal Ministero, non potendo certo deliberare su atti normativi inesistenti. In questi giorni, però, è apparso nel sito del Ministero un programma soprannominato “l’Oracolo” interrogando il quale Regioni, Province e Dirigenti Scolastici possono scoprire quale sarà il destino delle loro scuole.

Per quanto ci riguarda, il 22 febbraio abbiamo inviato alla Regione Emilia Romagna e alla Provincia di Bologna una lettera aperta nella quale  chiedevamo di impugnare la Circolare Ministeriale 17 sulle nuove iscrizioni, perché viola le loro competenze e getta le scuole superiori nel caos, ma mentre scriviamo non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta ufficiale. Nel frattempo, in altre parti di Italia, alcuni enti locali stanno deliberando sulla base di Regolamenti non ancora in vigore (atti palesemente illegittimi ed impugnabili da chiunque presso qualsiasi tribunale amministrativo).
In ogni caso, il Ministero dispone (proprio in quelle BOZZE epocali di regolamento che devono ancora essere pubblicati in G.U.) che vengano emanati ulteriori DECRETI, per disciplinare alcune cosucce come:
— cosa si dovrà insegnare nei nuovi indirizzi di studio (non ancora) epocali (tecnicamente: “le indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento”, art. 13 comma 10 a. regolamento Licei )
— chi insegnerà cosa (tecnicamente: “l’articolazione delle cattedre per ciascuno dei percorsi liceali di cui agli articoli 4, 5, 6, 7, 8 e 9, in relazione alle classi di concorso del personale docente;”, art. 13 comma 10 b. regolamento Licei; “l’ articolazione delle cattedre, in relazione alle classi di concorso del personale docente, per ciascuno degli indirizzi di cui agli allegati B) e C), da determinarsi anche con riferimento alla ridefinizione dell’orario complessivo annuale delle lezioni di cui all’articolo 1, comma 4, a partire dalle classi seconde, terze e quarte degli istituti tecnici funzionanti nell’anno scolastico 2010-2011.” art. 8 comma 2 a. regolamento Tecnici)
— come dovrà essere valutata questa riforma (non ancora) epocale, in linea con quanto chiede l’Europa (tecnicamente: “gli indicatori per la valutazione e l’autovalutazione dei percorsi liceali, anche con riferimento al quadro europeo per la garanzia della qualità dei sistemi di istruzione e formazione.”, art. 13 comma 10 c. regolamento Licei; “gli indicatori per la valutazione e l’autovalutazione degli istituti tecnici, anche con riferimento al quadro europeo per la garanzia della qualità dei sistemi di istruzione e formazione.”, art. 8 comma 2 c. regolamento Tecnici) solo per citare le cose più rilevanti

Ci sarebbe infatti anche la faccenda del CLIL, la questione spinosa delle qualifiche dei professionali, il fatto che sia prevista “la definizione, previo parere della Conferenza Stato, Regioni e Province autonome di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, degli ambiti, dei criteri e delle modalità per l’ulteriore articolazione delle aree di indirizzo di cui agli articoli 3 e 4, negli spazi di flessibilità di cui all’articolo 5, comma 3, lettera b), in un numero contenuto di opzioni incluse in un apposito elenco nazionale, nonché la ripartizione, per il secondo biennio e l’ultimo anno di ciascun indirizzo, delle ore di compresenza degli insegnanti tecnico pratici” e altre cosine del genere… E la possibilità, non meglio definita, per gli Istituti Tecnici e Professionali che gli insegnamenti vengano tenuti fino ad oltre il 40% del monte orario, non più da docenti ma da esperti esterni assunti dalle scuole e pagati a prestazione d’opera.

Inoltre, non appena sarà stipulato l’accordo quadro con le regioni, in Italia tornerà la possibilità di andare a lavorare a 15 anni. Nella pioggia di novità contenute nel Disegno di legge N. 1167-B, art.48, comma 8, (il cosiddetto «collegato al lavoro») approvato in questi giorni al Senato, viene anche stabilito, senza colpo ferire, che l’obbligo scolastico terminata la terza media può essere assolto attraverso il contratto di apprendistato, che, giuridicamente, è niente di più e niente di meno di un contratto di lavoro. Andando a cozzare, tra l’altro, contro la legislazione vigente in tema di lavoro che prevede si possa stipulare un contratto di lavoro non prima dei 16 anni.

Ultima cosa, non meno importante, il fatto che stiamo assistendo alla drastica riduzione del numero dei ragazzi a cui viene riconosciuto il diritto all’insegnante di sostegno. E questo a causa dell’applicazione della legge regionale 4/08 che recepisce in modo assai restrittivo le indicazioni di un decreto interministeriale del 2008. A causa di questa applicazione si restringe la possibilità di ottenere una certificazione che preveda il sostegno, concedendolo solo per disturbi gravi o gravissimi, mentre le problematiche specificamente scolastiche (F81 e F83) e i disturbi più critici per il lavoro in classe (F90, F91 e F92) sono esclusi o fortemente ridimensionati. Stiamo assistendo quindi nelle nostre scuole a casi di alunni che, per decisione del neuropsichiatra e/o delle rispettive commissioni, hanno perso la  certificazione che gli veniva riconosciuta in passato e con essa, conseguentemente, anche il diritto al docente di sostegno, oltre ai tanti nuovi alunni in situazioni di disagio che si iscrivono per la prima volta e a cui, in base ai parametri della nuova normativa che li ritiene non più certificabili, non sarà possibile garantire il necessario supporto di un docente di sostegno. Con il risultato di abbandonare i ragazzi a se stessi, aggravando ancora di più la condizione dei Professionali e dei Tecnici che sono gli Istituti superiori che accolgono il maggior numero di ragazzi con disturbi dell’apprendimento.

È questo un modo di procedere nell’ombra che coinvolge anche i nostri Enti Locali e che demolisce di fatto un intero sistema scolastico statale basato sull’inclusione e sulla qualità dell’istruzione.

A questo punto viene spontanea una domanda. La vogliamo porre una questione di rispetto della Legalità anche sulla Scuola? Come i recenti fatti dimostrano, l’azione di questo Governo su molti fronti è improntata al sovvertimento delle leggi ordinarie e al tradimento del dettato costituzionale. Come cittadini e come educatori non possiamo assistere in silenzio allo smantellamento della Scuola Pubblica Statale e al sovvertimento dello Stato di Diritto.

Per questo invitiamo i genitori ad opporsi a questo progetto attraverso ricorsi legali e i colleghi a non collaborare ad un progetto che non ha i requisiti minimi di legge e a manifestare la nostra indignazione il 12 marzo e nei prossimi mesi.

Coordinamento delle Scuole Superiori di Bologna e Provincia
Coordinamento dei Precari della Scuola di Bologna


> Per informazioni scrivi a:

coordinamentosuperioribo@gmail.com
precariscuola.bologna@gmail.com

> Leggi l’articolo: Il mondo della scuola contro la “riforma inapplicabile”

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