Le lotte si uniscono verso lo sciopero generale


Collettivo Utopia: “Tra i blocchi metropolitani e gli applausi degli operai, tra palchi e cortei, considerazioni sulla giornata del 27 gennaio”.

29 gennaio 2011 - 18:21

Questa non è una giornata qualunque, e noi tutt* lo sappiamo. Oggi (il 27 gennaio, ndr) in porta Saragozza si riunisce il comparto dei metalmeccanici che ha deciso di non piegare la testa di fronte al ricatto Marchionne ed ai piani di sfruttamento sui posti di lavoro. Ma oggi nelle strade bolognesi ci siamo anche noi, studenti e studentesse, dalle scuole superiori alle università.

Sono mesi che nelle assemblee discutiamo di quel filo rosso che collega i fatti di Pomigliano, di Mirafori e tutte le lotte operaie a quelle studentesche, e ora sappiamo che è giunto il momento di trasportare sulle pratiche un’unità che da tempo è al centro dei nostri discorsi. L’obbiettivo? SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO!

Per questo anche oggi abbiamo attraversato la città, con il nostro corteo indipendente, che ha saputo arricchire la giornata di contestazione dei metalmeccanici rimettendo al centro del dibattito anche la pratica di uno sciopero moderno: uno sciopero che non può fermarsi ad una giornata di assenza dal posto di lavoro e/o di studio ma che deve diventare un momento di blocco della produzione di ogni bene e sapere mercificato, di ogni traffico e commercio. Con questo spirito e con queste intenzioni ci siamo incontrati alle 8:30 e, con la decisione che ha contraddistinto le lotte studentesche di questi mesi, abbiamo bloccato strade e viali urlando a gran voce che lo sciopero generale deve essere una condizione ed un presupposto fondamentale per tutti i movimenti sociali che, da Trento a Palermo, intendono ricomporre le singole rivendicazioni per riconquistare diritti, libertà e futuro, ribaltando le dinamiche di sfruttamento in tempo di crisi.

Tra i colori dei fumogeni, tra gli slogan gridati dai megafoni e tra le urla delle centinaia di studenti e studentesse abbiamo attraversato il centro urbano dirigendoci fino a Piazza Verdi e, dopo esserci uniti ai compagni e alle compagne dell’università, siamo partiti in direzione Piazza Maggiore dove sarebbero intervenuti il segretario della Fiom Landini e la segretaria della Cgil Camusso, interlocutori ai quali è nostro dovere richiedere con forza la convocazione di uno sciopero generale. Ma come arrivare in quella piazza, lo decidiamo solo noi, e così siamo tornati sui viali bolognesi per ribadire che in questi momenti di attacco istituzionale nei nostri confronti, la nostra, imprevedibile risposta non si farà mai attendere, e si esprimerà attraverso le pratiche del conflitto e del blocco metropolitano. A lungo abbiamo tenuto i nostri corpi uniti nel corteo fino a giungere in Piazza, dove le urla si sono fatte più forti, le nostre idee hanno preso una forma ed un nome: “SCIOPERO, SCIOPERO GENERALE!”. Lo gridiamo tutt* quando arriviamo in piazza, tra gli applausi dei lavoratori e delle lavoratrici.

Nemmeno qui ci siamo fermati: abbiamo continuato a reggere i nostri striscioni che ribadivano la necessità dello sciopero generale e affermavano che l’unico futuro che avremo sarà quello che sapremo conquistarci.

Dal palco della Fiom gli interventi sono numerosi e se da un lato Landini se lo augura, dall’altro la Camusso nemmeno lo menziona: ma noi sì, e immediatamente un lunghissimo striscione compare al centro di quella piazza: SCIOPERO GENERALE SUBITO!

Sono stati gli studenti e le studentesse del movimento, siamo stati noi che, instancabili, siamo poi ripartiti decidendo di riversare la rabbia di questa generazione precaria nel centro della metropoli. Eravamo ancora tanti e tante quando ormai alle 14 il corteo si è sciolto in Piazza Verdi.

Anche in questa giornata il movimento studentesco ha saputo riconnettere le lotte sociali che stanno caratterizzando il nostro paese e non solo (molti gli interventi che rimandano alla Tunisia, all’Algeria, all’Inghilterra, all’Albania, all’Egitto), ribadendo a gran voce che non pagheremo noi questa crisi e che resisteremo un minuto in più di questa classe dirigente che, ora più che mai, dobbiamo scalzare dalle sue poltrone nei palazzi del potere. Ci sono diritti da riconquistare e da difendere. C’è un paese, forse un mondo, da cambiare.

Possiamo farlo, dobbiamo farlo.

Se non ora quando?! Se non noi chi?!

COLLETTIVO UTOPIA

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