L’Aquila, la rivolta delle carriole


In migliaia violano nuovamente la “zona rossa” e si rimboccano le maniche per iniziare a liberare il centro storico dalle macerie, mentre politica e speculazione bloccano la ricostruzione e negano agli aquilani la propria terra

28 febbraio 2010 - 19:13

> Da Infoaut:

Migliaia di aquilani e di aquilane in piazza, dentro un ulteriore iniziativa di denuncia della bloccata situazione post-terremoto e di rivendicazione di un libertà schiacciata tra zone rosse e polizia. “La rivolta delle carriole”, così è stata soprannominata la giornata di mobilitazione di quest’oggi, avente il simbolico obiettivo di sgomberare il centro storico de L’Aquila dalle macerie del terremoto del 6 aprile 2009.

2mila persone hanno partecipato all’iniziativa, uomini e donne, anziani e bambini. Numeri che sono andati crescendo, raddoppiando, nell’arco della mattinata. In migliaia si sono trovati lungo corso Vittorio Emanuele, di fronte all’ingresso di piazza Palazzo, dove hanno trovato il blocco di polizia, carabinieri ed esercito. Dopo aver fatto pressione sulle inferriate e aver “invitato” le forze dell’ordine a spostarsi dai cancelli, diverse centinaia di persone sono riuscite ad entrare nella zona rossa de L’Aquila, armati di pale e carriole, iniziando la rimozione delle macerie: da piazza Palazzo a piazza Duomo, migliaia di manifestanti, schierati in 2 ali di folla, hanno organizzato il passaggio di secchi pieni di terra…

Un’azione simbolica importante per i cittadini de L’Aquila, ulteriore risposta dal basso all’empasse dentro la quale è bloccata da tempo la progettualità/propaganda della ricostruzione, denuncia della miseria e della speculazione ordita ai piani alti (vedi scandalo appalti G8 e L’Aquila), rivendicazione di costruzione di un futuro all’oggi negato.

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