La vittoria dei precari di Castorama-Leroy Merlin


Si risolve positivamente la vicenda dei precari di Castorama-Leroy Merlin che dopo mesi di lotte riescono ad ottenere un adeguato indennizzo economico dall’azienda.

25 dicembre 2009 - 12:32

IMG_3673La vicenda inizia intorno alla metà di novembre, quando Leroy Merlin acquisisce Castorama e decide di chiudere il punto vendita del Navile. Una parte dei dipendenti verrà ricollocata nei vari punti Leroy Merlin di Bologna ma per i precari non ci sono soluzioni previste: saranno mandati a casa. Nasce così una sorta di comitato spontaneo di precari che, senza coinvolgere i sindacati, comincia la propria battaglia contro la decisione di Leroy Merlin e per la propria dignità.

Comincia quindi una raccolta di firme tra i clienti di Castorama a sostegno dei precari e cominciano gli scioperi selvaggi, il primo il 17 novembre e poi di nuovo il 21, la direzione accetta di sedersi ad un tavolo di trattativa con i precari, forti anche delle centinaia di firme raccolti fra i clienti, ma l’incontro si conclude in nulla: “ci hanno offerto pochi soldi per il nostro silenzio” dicono i precari.

L’ultimo atto va in scena, questa volta, al punto vendita Leroy-Merlin di Casalecchio di Reno, dove i precari vanno domenica 29 novembre per continuare la raccolta firme, in quella giornata vengono superate le 1500, e per riaprire la trattativa con l’azienda.  Dopo circa un ora di picchetto davanti al punto vendita arriva la telefonata dell’azienda: la trattativa si riapre.

Il giorno 20 dicembre la trattativa si chiude, questa volta però con un accordo: ai precari viene garantito un adeguato indennizzo economico. Soddisfazione tra i precari non solo per quello che hanno ottenuto ma anche per aver dimostrato che “bastano pochi mesi per organizzarsi e riscattarsi” come scrivono nel comunicato che hanno diffuso e che riportiamo di seguito:


La Lotta Paga

La precarietà è insicurezza, impossibilità di progettare un futuro, precarietà significa mancanza di garanzie e di diritti.

Il precario quindi o lavora, sta zitto e obbedisce al padrone fino alla scadenza del suo contratto e viene spedito a casa senza niente in tasca, oppure si ribella in maniera individuale, alla condizione di servo, mandando tutti a quel paese anche se il risultato è il medesimo se non peggiore e cioè vieni spedito a casa prima della scadenza del contratto con ancora meno in tasca, solo con un po’ di dignità in più.

Ma c’è una terza via, ed è quella di condividere con i propri colleghi i disagi che derivano dallo stato di precarietà, scoprire che sono gli stessi per tutti e tutte, quindi cercare di ribellarsi insieme e costruire iniziative di lotta intelligenti, efficaci, che trovino il consenso della gente e che mettano l’azienda in contraddizione.

Bè, di certo non è stato facile, ma in poco più di 6 mesi, i precari e le precarie di Castorama Bologna sono riusciti a fare tutto questo.

Numerose e infinite assemblee, ci hanno portato a decidere di muoverci tutti e tutte insieme , abbiamo iniziato con una semplice raccolta firme all’ingresso del negozio, la solidarietà dei clienti e dei colleghi a tempo indeterminato ci hanno dato forza e abbiamo deciso di lanciare uno sciopero selvaggio per il 17 novembre, il risultato è stato ottimo e inaspettato, la totalità dei lavoratori ha aderito e per 2 ore le casse sono rimaste chiuse,inoltre si è deciso di sfilare in corteo all’interno del negozio, l’azienda non era preparata né ad incassare il duro colpo, né però a dare risposte, siamo stati costretti quindi, a lanciare un nuovo sciopero per il 21 novembre, anche questo partecipatissimo e l’azienda si è vista costretta a convocarci e ad aprire una trattativa. Da subito abbiamo chiesto un posto di lavoro a tempo indeterminato, o in alternativa un reddito minimo che ci garantisse di “sopravvivere” durante la ricerca di un nuovo lavoro.

Ci hanno offerto un piccolo “contentino” economico in cambio del nostro silenzio, naturalmente abbiamo rifiutato e abbiamo ribadito che, o ci garantivano la continuità lavorativa, o ci davano un “incentivo all’esodo”( così lo chiamano loro) che fosse proporzionato alla prestazione lavorativa che avevamo offerto, la loro risposta è stata la chiusura immediata della trattativa.

Eravamo stanchi e sfiniti ma sapevamo che niente ci sarebbe stato regalato e che dovevamo fare qualcosa di più forte, che non solo ci potesse dare la possibilità di riaprire la trattativa, ma dovevamo essere noi a dettarne le condizioni.

Il 29 Novembre abbiamo lanciato uno sciopero davanti al Leroy Merlin di Casalecchio, e abbiamo chiuso con i nostri corpi gli ingressi del negozio, ancora una volta abbiamo trovato la solidarietà dei clienti e abbiamo raggiunto le 1500 firme, dopo qualche ora la direzione ha ricevuto una telefonata dalla sede di Milano che annunciava la riapertura della trattativa.

Ieri la trattativa si è conclusa e ci siamo portati a casa un bel gruzzoletto, che ci permetterà di vivere dignitosamente nei prossimi mesi.

In queste giornate di lotta, abbiamo capito che c’è una reale incapacità, da parte delle aziende di rispondere a forme di insubordinazione, i padroni non sono più abituati ad affrontare delle proteste fuori dai soliti schemi, o placate dai soliti accordi a ribasso da parte dei sindacati e vanno in crisi nel momento in cui vengono attuate forme di protesta radicali ed incisive, come quelle che abbiamo attuato noi.

Eravamo invisibili e ci siamo fatti vedere, eravamo irrappresentabili e ci siamo autorappresentati, non avevamo diritti e ce li siamo presi, non eravamo tutelati dalla legge e violando la legge ci siamo autotutelati.

Molti di noi hanno già trovato un nuovo lavoro, precario, da servo, senza garanzia alcuna, ma con la consapevolezza che bastano pochi mesi per organizzarsi e riscattarsi!


I precari e le precarie Castorama Leroy Merlin

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