La “Lampedusa” bolognese


Quando i migranti approdati a Lampedusa erano abbandonati a loro stessi, tutti criticarono giustamente il menefreghismo del governo. Perché adesso, a Bologna, c’è indifferenza totale nei confronti dei giovani tunisini costretti a vivere per strada?

05 giugno 2011 - 22:10

Parco della Montagnola, domenica 5 giugno, ore 19,45. Sta piovendo da almeno due ore. Una trentina di ragazzi tunisini, alcuni giovanissimi, cercano rifugio sotto gli alberi, coprendosi con dei teli di plastica recuperati il giorno prima dai rifiuti del Mercato della Piazzola. Si preparano a passare la notte in queste condizioni. E non è la prima notte che passano all’addiaccio. Tutti provengono da Lampedusa, dopo essere approdati all’isola su uno dei tanti barconi che attraversano il mar Mediterraneo. Loro ce l’hanno fatta ad arrivare alla sponda italiana, tanti altri loro coetanei no: il mare li inghiottiti, l’indifferenza li ha dispersi.

Ma anche se ce l’hanno fatta a salvare la vita, l’indifferenza li perseguita ancora e li costringe a vivere in un modo che di umano non ha nessuna sembianza.

In tasca hanno tutti un permesso di soggiorno “umanitario”, ma questo pezzo di carta non gli ha aperto nessuna porta. Da Lampedusa erano stati spediti a Pisa, ma nella città della Torre Pendente nessuno li ha voluti. Hanno, quindi, deciso di venire a Bologna, “consigliati” da un amico che aveva trovato posto in un asilo notturno. A Bologna, però, anche se le Torri sono due, il trattamento che si sono visti riservare è lo stesso della città toscana.

Porte chiuse in faccia, sia nelle strutture di accoglienza pubbliche, sia nelle parrocchie. Di posti non ce ne sono e non ci sono nemmeno parole di conforto. L’unica frase con cui hanno fatto confidenza con la lingua italiana è stata: “Qui posto non ce n’è… E’ inutile che veniate da noi… Andate in un’altra città…”.

Gli unici che hanno prestato a loro qualche attenzione sono stati poliziotti, che li hanno, a volte, canzonati, a volte minacciati di sbatterli al CIE di via Mattei, ma anche lì (per fortuna) di posto non ce ne sta più.

Alcuni raccontano di aver passato alcune notti a dormire per strada, nei paraggi del dormitorio pubblico di via Sabatucci, con la speranza che qualche posto si liberasse e qualche piatto di pasta rimanesse. Ma le speranze sono state vane e, quindi, per proteggersi un po’ a vicenda hanno deciso di dividersi in due gruppi: il primo si è “accampato” alla Montagnola, il secondo, più piccolo, ha realizzato dei giacigli di fortuna nelle vicinanze del Centro Zonarelli, in San Donato.

Sono abbandonati a loro stessi, affamati, bagnati, disperati. Non c’è accoglienza, ma nemmeno nessuna consolazione e nessun incoraggiamento.

Questa è la Bologna, uscita da poco dalle elezioni, dopo quattordici mesi di commissariamento per colpa di un tal Delbono che si pagava la “dolce vita” coi soldi dei cittadini. Martedì si insedierà il consiglio comunale, la Giunta da qualche giorno è nominata. Nell’esecutivo del sindaco Merola, ai Servizi Sociali c’è una donna che si è fatta conoscere in città per essere stata sempre dalla parte dei deboli e degli ultimi. Vorremmo che questa sensibilità la mantenesse anche nello svolgimento del suo ruolo di amministratore con azioni concrete coerenti.

Quello che abbiamo visto in questi ultimi giorni, lo sgombero di quattro migranti da un centro di prima accoglienza, i ragazzi tunisini lasciati in mezzo alla strada nella più totale indifferenza, non è un segno di novità e di cambiamento. Sono cose che abbiamo visto troppe volte nel corso di questi anni.

Due giorni fa, su un quotidiano locale, dopo lo sfratto ai quattro migranti, un giornalista ha scritto che, se fosse successo nell’era Cofferati, ci sarebbe stata una sollevazione della sinistra antagonista, mentre ora nessuno dice beo.

E’ vero… altrettanto è stato assordante il silenzio nei lunghi mesi della Cancellieri, quando diversi servizi sociali sono stati cancellati.

Ma la mancanza di proteste non assolve la nuova Giunta: nel lasciare persone a vivere in strada in quel modo non c’è niente di innovativo e di edificante.

Poi, per tutti bolognesi, che stiano dentro o fuori le istituzioni, proponiamo di ripassare il ritornello della “canzone del maggio” del grande Faber: “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti…”…

Maggio è da poco passato, ma quelle parole ci fanno pensare come la nostra città faccia abbastanza schifo…

Valerio Monteventi

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