La questione sociale è una bomba pronta ad esplodere


Record per la disoccupazione giovanile che ha raggiunto il 29%. Ancora un calo occupazionale nelle grandi imprese. La disoccupazione reale ha raggiunto il 10%. Contemporaneamente i consumi pro-capite sono tornati indietro di 10 anni.

01 febbraio 2011 - 13:50

Secondo l’Eurispes, in Italia, ci sono due “bombe” pronte ad esplodere: lo scontro istituzionale e il debito pubblico.
Nel Rapporto Italia 2011 emerge che mutui e affitti sono insostenibili per 2 italiani su 5 e che il 40% delle famiglie ha difficoltà. Arrivare a fine mese è uno scoglio insormontabile per il 35,1%.
L’Istituto Eurispes delinea un quadro ”preoccupante”: nel 2011 ”sono in diminuzione le famiglie italiane che nonostante tutto riescono a risparmiare qualcosa (26,2% contro il 30,8% del 2010) e a raggiungere l’ormai ambito traguardo della fine del mese (61% contro 66% del 2010). Un traguardo – rileva ancora l’Eurispes – che rappresenta invece uno scoglio insormontabile per il 35,1% delle famiglie (nel 2010 erano il 28,6%)”. Il disagio aumenta vertiginosamente al Sud (43%), ma e’ acuto anche nel Nord-Est (37%) e nelle Isole (36,5%).
”La casa – si legge nel Rapporto Italia 2011 – rappresenta da sempre il capitolo di spesa più incisivo per l’economia familiare e, dai risultati della rilevazione, emerge un quadro preoccupante se si confrontano i dati del 2011 con quelli dell’anno precedente: il 40% delle famiglie italiane ha difficoltà a pagare la rata del mutuo (rispetto al 23,2% del 2010) ed il 38,1% (contro il 18,1% del 2010) a pagare il canone d’affitto”.

L’OCCUPAZIONE E’ IN CALO PROGRESSIVO NELLE GRANDI IMPRESE. LA DISOCCUPAZIONE E’ REALE OLTRE 10%
L’Istituto nazionale di statistica ha fatto sapere che l’occupazione nelle grandi imprese italiane a novembre 2010 è calata dell’1,4% al lordo della CIG e dell’1% al netto, rispetto all’anno precedente. A rischio ci sono interi settori produttivi. In una parte delle imprese che sta finendo la Cassa integrazione straordinaria e si dovrà decidere se lasciare a casa le persone o passare alla Cassa in deroga. Su quest’ultima misura, vanno fatte notare la scarsezza di risorse per il 2011 e le mancate risposte del governo. A cuasa di tutto ciò, per l’occupazione la situazione si fa drammatica.
La CGIA, il Centro studi degli artigiani di Mestre, sostiene che, a novembre del 2010, le persone in cerca di occupazione attivamente erano 2.175.000; a questo esercito di senza lavoro, la Cgia ha sommato altri 402.000 nuovi inattivi che, in questi ultimi 26 mesi di crisi, sono usciti dalle classifiche ufficiali ingrossando le file degli inattivi. Ai senza lavoro bisogna poi aggiungere gli “sfiduciati”. Sommando ai disoccupati anche gli ‘sfiduciati’, cioè coloro che negli ultimi due anni non cercano più un impiego perché ritengono di non poterlo trovare, il tasso di disoccupazione reale sale dall’8,7% censito dall’Istat al 10,1%, 1,4 punti in più.

RECORD DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE
L’Italia, nel mese di dicembre 2010, ha raggiunto il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) più alto dall’inizio delle serie storiche mensili, ovvero dal gennaio del 2004. Ben il 29% dei giovani è senza lavoro. C’è stato coì il nuovo record negativo, superando il tetto raggiunto nel mese di novembre del 28,9%.

I CONSUMI PRO-CAPITE TORNANO INDIETRO DI 10 ANNI
Secondo il rapporto sui consumi 2010 di Confcommercio, la contrazione media annua nel biennio 2008-2009 è stata pari al 2,1%, un “pauroso salto all’indietro ai livelli precedenti il 1999”.
Le rinunce hanno riguardato in particolare le vacanze (-3,2% nel periodo in esame) e l’alimentazione domestica (-3,9%). In calo anche le spese per mobilità e comunicazioni (-3,1%) e per l’abbigliamento (-3,1%), mentre hanno tenuto le spese necessarie, come quelle per la salute (+2,5%), ma anche quelle per gli elettrodomestici (+2,4%) e per i beni e servizi per la telefonia (+0,4%).

I DEBITI DELLE FAMIGLIE
Nell’ultima relazione del governatore di Bankitalia si legge: “A fine 2009 le passività finanziarie delle famiglie italiane erano costituite per circa il 41% da mutui per l’acquisto dell’abitazione; la quota di indebitamento per esigenze di consumo ammontava a circa il 12,5 per cento, quella per altri usi personali al 21,4 per cento. I debiti commerciali e gli altri conti passivi costituivano circa il 22 per cento delle passività delle famiglie. Tra la fine del 2008 e la fine del 2009 il valore dei mutui per l’acquisto dell’abitazione è aumentato del 2 per cento, un tasso in forte decelerazione rispetto agli anni precedenti: tra la fine del 2007 e la fine del 2008 era stato pari al 5 per cento; il tasso medio annuo di crescita tra il 1995 e il 2007 a quasi il 17. Una decelerazione ha caratterizzato anche il credito al consumo, dal 23 per cento in media nel periodo 1995-2007, al 6 nel 2008 e al 4,7 per cento nel 2009. Anche i debiti commerciali, dopo una repentina accelerazione tra la fine del 2007 e la fine del 2008 (+8,5 per cento, contro un tasso medio annuo pari a circa il 4 per cento tra il 1995 e il 2007), hanno subito una forte riduzione (-6,7 per cento) tornando sui livelli registrati alla fine del 2007”.
Tra il 2005 ed il 2009 il totale delle passività delle famiglie è cresciuto di 313,996 miliardi di euro, passando da 545,958 a 859,954 con un incremento del 57,5%,con un incremento di ben 14.272 euro a carico di ogni famiglia e/o di 5.233 euro per ognuno dei 60 milioni di abitanti.

E’ TORINO IL COMUNE CAPOLUOGO PIÙ INDEBITATO D’ITALIA
In un’analisi condotta dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha calcolato l’incidenza percentuale del debito sulle entrate correnti, dei 118 Comuni capoluogo di provincia presenti nel nostro Paese, è Torino il Comune capoluogo più indebitato d’Italia, con una percentuale di debito sulle entrate correnti pari a 252,2.
A seguire altri comuni: Carrara (con il 223,1%), Milano (con il 209,9%), Teramo (con il 192,1%) e Fermo (con il 181,5%).
Il secondo indicatore preso in esame dagli artigiani mestrini è stato quello più semplice da calcolare: il debito pro-capite. Anche in questo caso, è sempre il Comune di Torino a svettare nella classifica nazionale: su ogni torinese grava un debito di 3.419 euro.
Al secondo posto troviamo Milano, con un debito pro-capite di 2.967 euro e al terzo posto Siena, con 2.515 euro. Tra i meno virtuosi anche Carrara (2.375 euro pro capite), Genova (2.207 euro) e Catania (2.167 euro).

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