Italia stato canaglia


Ripubblichiamo da Staffetta un aggiornamento sul razzismo istituzionale nel Belpaese con particolare attenzione alla situazione dei migranti reclusi nei CIE e alle polemiche nate attorno alla manifestazione del 19 Giugno a Modena.

10 giugno 2010 - 16:11

(da Staffetta)

Ieri il governo italiano ha respinto alcune fondamentali «raccomandazioni» dell’ONU per il rispetto dei diritti umani in Italia: ad esempio quelle che chiedevano di revocare il cosiddetto «pacchetto sicurezza», di depenalizzare l’entrata e il soggiorno irregolare degli immigrati «clandestini», di stabilire una definizione esplicita di «tortura» nel codice penale.

Anche la Libia, alleata dell’Italia nelle deportazioni di migranti, ha scacciato l’organizzazione dell’ONU per i rifugiati perché la sua difesa dei diritti umani sarebbe «illegale».

Attualmente radio e tivù italiane si sbracciano per sostenere il rispetto dei diritti umani in Iran o in Cina, ma dimenticano che anche gli Stati occidentali promuovono razzismo, discriminazioni e tortura. Anzi, non è inverosimile che in Italia ci siano diritti umani violati dietro le mura di ogni galera, commissariato, ospedale psichiatrico-giudiziario, CIE. Talvolta qualche caso riesce a bucare il velo opprimente del silenzio: ad esempio la storia di Joy e del tentativo di stupro che ha subito nel CIE di Milano da parte dell’ispettore Vittorio Adesso. Con il giudice che, ascoltata la storia, cercava subito di insabbiarla: «Va beh, abbiamo capito. Chiusa questa parentesi, in che modo questa situazione si collega ai fatti?».

Lunedì 8 giugno, Joy ha sostenuto l’incidente probatorio raccontando il tentativo di violenza sessuale che ha subito per mano dell’ispettore di polizia Adesso. Un centinaio di femministe e antirazzisti erano presenti davanti al tribunale di Milano per un presidio di solidarietà. E un folto schieramento di poliziotti in assetto antisommossa si è esibito nella consueta prova di forza con un iniziale tentativo di carica.

Intanto il ministro Roberto Maroni, a Lucca per la firma del «patto di sicurezza» con il sindaco di Lucca e della Versilia, ha dichiarato: «L’obiettivo è di realizzare un Centro di identificazione e di espulsione in Toscana entro l’anno». A Prato invece hanno inventato il CIE in camuffa. A Reggio Emilia i permessi di soggiorno truffa. La fantasia italica è piena di risorse.

Ora i giudici della Cassazione si accorgono che in Italia ci sono gli internamenti «facili» di immigrati irregolari. Da oggi non sarà più possibile prorogare d’ufficio la detenzione senza informare lo straniero e il suo avvocato e, dopo ciò, la proroga potrà essere convalidata solo nelle 48 ore successive. Bontà loro! Non solo sequestrano persone che non hanno commesso alcun reato, ma prima li trattenevano in condizioni inumane prorogando a piacere, senza informare nessuno, il periodo di prigionia! Un timbro e via!

Bisogna dirlo chiaro. L’Italia è uno Stato canaglia. Produce razzismo, armi, violenza, terrore, repressione del dissenso. Se qualcuno muove una critica, subito l’apparato comunicativo-governativo diffonde allarme sociale e grida alla «sicurezza». Così accade ora per la manifestazione contro i CIE che si terrà il 19 giugno a Modena. Molto opportunamente gli organizzatori non criticano solo i CIE, ma anche chi li gestisce con lauti guadagni, «perché lucra sulla miseria, come la Croce Rossa e la Misericordia, che si presentano dissimulati sotto un’aurea caritatevole o le cooperative della Lega Coop che si spacciano come promotrici della mutualità e della solidarietà». E invitano a protestare «contro tutte le aziende che si arricchiscono con appalti per fornire servizi all’interno come la Concerta spa e la Sodexo».

Contro l’appello a manifestare a Modena il 19 giugno si scaglia Daniele Giovanardi – il fratello gemello del più illustre sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per famiglia e tossicodipendenze, noto per aver dichiarato che Stefano Cucchi era morto perché drogato, anoressico e sieropositivo – il quale ha chiesto alla Questura se la manifestazione era stata autorizzata e ha invitato chi parteciperà a prendere le distanze dall’appello.

Ha preso la palla al balzo Enrico Aimi (PDL) dichiarando: «Gli anarchici sono pronti ad un nuovo attacco al CIE. Imbarazzante il silenzio delle sinistre». Gli organizzatori del corteo, secondo Aimi, «alzando i toni oltre misura, rischiano di portare, così come è già successo in passato, a situazioni di potenziale rischio». E ha aggiunto: «un qualche fanatico, a corto di rotelle e pronto chissà a quali gesti, purtroppo lo si trova sempre. In tutto questo colpisce, e non poco, il silenzio calato sulle bocche della sinistra nostrana».

Creare tensione e allarme intorno a un corteo è una nota tecnica di profilassi poliziesca per impedire il contagio delle idee. Oggi i «fanatici» stanno soprattutto fra le file del neofascismo, dello Stato, delle forze dell’ordine, sempre disposti non solo ad «alzare i toni», ma anche i manganelli e altro con il beneplacito dei capi. Ogni apparato di polizia cerca di suscitare rabbia cieca e reazioni scomposte per poterle più facilmente reprimere. Ma questa battaglia è troppo importante per farsi abbindolare dai tecnocrati della repressione sociale.

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