Intervista / “Caso Delbono: la miseria esistenziale e sessuale ha invaso la sfera della politica”


Bifo sul “Fabio-gate”: nel caso dell’ex sindaco come in quello del premier esce la faccia pubblica del cinismo di una cultura che ha perso ogni nozione del piacere, in una società stordita dalla brutalità liberista.

08 febbraio 2010 - 18:18

Franco Berardi (Bifo) è da alcune settimane in Messico per tenere una serie di conferenze e alcuni seminari. Pur essendo lontano geograficamente, si è tenuto, per quanto possibile, informato su quello che è successo a Bologna. Esprimendo, attraverso questa intervista, la sua opinione, è consapevole che essa ha una natura “generale”, dato che non è a conoscenza di molti dettagli essenziali.

Un giudizio, se vuoi anche tranchant, sul “Fabio-gate”

“Anzitutto vorrei ripetere (non sarò certo il primo a farlo ma non è un argomento di secondaria importanza) che la vicenda Delbono è l’ennesimo esempio di miseria esistenziale e sessuale che invade la sfera della politica.
Il tiranno-satiro che siede a Palazzo Chigi e Delbono non testimoniano solo della miseria morale e intellettuale della politica, o meglio dei politici, ma soprattutto testimoniano dell’immiserimento (o mercificazione) dell’affettività, del sesso e dell’amore in una società stordita dalla brutalità liberista al punto di non saper più nulla della gratuità, quindi dell’amore, del sesso e dell’affettività. Berlusconi e Delbono sono soltanto la faccia pubblica del cinismo di una cultura che ha perso ogni nozione del piacere, perché non conosce piacere se non nella sfera dello scambio economico”.

L’ipocrisia dominante dice: attendiamo il giudizio della magistratura prima di giudicare il povero Delbono.

“Certo, aspettiamo… nel caso di Delbono come di Berlusconi. Non anticipaimo un giudizio penale, ma la riduzione della dimensione affettiva a scambio di potere e di danaro non è una questione giuridica, è solo il sigillo finale di una cultura miserabile che ha inghiottito non solo la sfera etica, ma lo stesso piacere della vita. I Delbono e i Berlusconi ci appestano l’aria non perché sono immorali o fuorilegge (credo che lo siano ma poco me ne importa), ma perché trasformano il sesso e l’amore in questione di Bancomat e promesse di promozione sociale”.

Fra alcuni mesi o più probabilmente il prossimo anno si dovranno rifare le elezioni amministrative…

“Per quanto riguarda le future elezioni bolognesi partirei da una riflessione sul recentissimo passato. L’esperienza di Bologna città libera nacque da una considerazione. Credevamo che Bologna fosse un luogo nel quale rimane, se non maggioritaria comunque determinante un sentimento autentico della vita pubblica, della ricerca intellettuale e della sperimentazione politica.
Convinti di questa premessa pensavamo che la città avrebbe reagito con un soprassalto di dignità all’umiliante esperienza del quinquennio cofferatiano. Lo ricordiamo bene: in ogni ambiente si era diffuso un sentimento di rifiuto per quel volgare personaggio fascistoide. Su quel rifiuto, pensavamo di costruire una nuova esperienza politica. Sbagliavamo. Alle elezioni del giugno scorso la città che per cinque anni aveva mugugnato ed espresso disgusto, dimenticò il disgusto e i mugugni e votò per il partito di Cofferati. Il cinismo di quel voto è perfettamente coerente con il cinismo del playboy Delbono.

Dunque, secondo te, Bologna ha avuto quel che si meritava…

“Quel cinismo rispecchia perfettamente una città corrotta che ha perduto ogni rispetto di sè. E· quando dico corruzione non intendo violazione della legge: intendo un fenomeno endemico legato alla precarietà e al diffuso clientelismo che domina in ogni sfera della vita, la sfera del lavoro come quella dell’affettività”.

Pensi che si porrà di nuovo la questione di presentarsi alle elezioni?

“Non tocca a me dare indicazioni in questo senso visto che non sono in città. Però credo che BCL possa avviare un’operazione politica partendo da tre considerazioni.
Prima: la deriva cinica di Bologna può condurre alla vittoria di una destra ripugnante. Questo non sarebbe sorprendente, perché negli ultimi venti anni il dalemismo ha preparato in maniera sistematica la vittoria di Berlusconi e dei razzisti. La vittoria della destra a Bologna sarebbe la conclusione coerente della serie Vitali-Cofferati-Delbono.
Seconda considerazione: gli argini contro questa destra sono crollati perché il PD ha sottoposto la politica alla sopravvivenza del suo potere clientelare. Di conseguenza il PD non può rappresentare la resistenza contro la destra di cui è il migliore alleato (forse meglio sarebbe dire scendiletto).
Terza considerazione: l’unica esperienza innovativa che si delinea all’orizzonte nazionale è quella emersa con la vittoria di Vendola.
La situazione pugliese è completamente differente da quella bolognese, ma una lezione la possiamo trarre.
Solo una persona che non rappresenti la continuità clientelare e corrotta del PD, solo una persona che rappresenti una politica coerentemente laica, un programma di alternativa sociale al liberismo, e una cultura non sessista (cioé il contrario della cultura di Cofferati e di Delbono) può guidare una coalizione che salvi Bologna dalla vergogna definitiva.
Rendere possibile un’operazione di questo genere è a mio parere il compito di BCL: aprire la strada alla prospettiva di una coalizione che sia guidata da una persona che rompa definitivamente con la continuità perdente e cinica del PD.
Ebbene, proviamo a rispondere: come si chiama questa persona?”

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