Portogallo / “Geração À Rasca”


I tagli sociali attuati per risanare le finanze pubbliche, colpite dalla crisi, hanno provocato una diminuzione generale del reddito dei portoghesi. La “generazione senza indennizzo” prende in mano il suo destino.

17 maggio 2011 - 11:35

tratto da http://scepsi.eu/it/portogallo/


Oggi, la salute di un paese passa dallo stetoscopio delle agenzie di rating. E così, il povero Portogallo, come le sue sorelle di disgrazie Grecia e Irlanda, si è trovato, da un po’ di tempo a questa parte, in balia delle ricerche finanziarie e delle analisi sulla rischiosità dei propri titoli obbligazionari. Prima, il 15 marzo, Moody’s ha tagliato il rating al paese iberico quel tanto che basta per far schizzare i titoli di Stato alle stelle.
Poi, il 29 marzo, è stata Standard and Poor’s a tagliare il rating, portandolo al livello più basso di investment grade, sotto il quale c’è solo il livello junk (spazzatura), che appartiene ai titoli non consigliabili agli investitori. Infine, il 4 aprile, è stata ancora Moody’s a declassare il rating del Portogallo da A3 a Baa1. Si è trattato del secondo downgrade fatto dall’agenzia internazionale in meno di un mese, causato dall’instabilità e dall’incertezza economica e politica del paese lusitano, dopo le dimissioni del primo ministro Socrates e la bocciatura del suo programma di risanamento.

Infatti, fra gli elementi che Moody’s ha messo in evidenza ci sono “le incerte prospettive politiche, in seguito alle dimissioni del Governo, dopo la bocciatura da parte del Parlamento del bilancio supplementare per le misure annunciate l’11 marzo, e la conseguente riduzione della velocità e della risolutezza dell’azione politica”.
Il mese di Marzo è stato un mese molto caldo per Lisbona. Il Portogallo deve rimborsare un prestito di 4,5 miliardi di euro ad aprile e quasi 5 miliardi di euro in rimborso bond a giugno. Il governo, a guida socialista, che non possedeva la maggioranza in Parlamento era sul filo del rasoio. Ma il premier Josè Socrates, ha deciso di varare un Piano di austerità con l’obiettivo di risanare le finanze pubbliche, per poi presentarsi a Bruxelles dimostrando la sua affidabilità politica. Era la quarta manovra anti-crisi nell’arco di un anno, per farla passare occorreva il voto dell’opposizione che però aveva già preannunciato il voto contrario. Socrates ha deciso di andare avanti, non escludendo le dimissioni e l’avvio di una crisi politica, con conseguenti elezioni anticipate, se il provvedimento non fosse stato approvato.
Il Psd, partito di centrodestra, guidato da Pedro Passos Coelho, nel dicembre scorso, aveva dato il suo voto favorevole alla Finanziaria anti-crisi 2011, proposta da Socrates, evitando la caduta del governo. Questa volta, invece, Coelho non ha appoggiato le ultime misure di austerità, dichiarando però di voler sostenere, qualunque cosa avvenga, “la strategia di bilancio del Portogallo, che punta a ridurre il debito dal 2013 ed a riportare il deficit pubblico al 4,6% del Pil nel 2011, al 3% nel 2012, e al 2% nel 2013”.

Socrates aveva detto: “Se c’è una cosa che non farò mai è andare a un vertice europeo senza potermi impegnare”, ma il parlamento portoghese, la sera del 23 marzo, con il voto convergente di tutti i partiti di opposizione (due conservatori e tre di tendenza marxista), non ha approvato la manovra antideficit, concordata con Bruxelles. Far digerire ancora austerity al proprio popolo, per far contenti i mercati, era un “impegno impossibile” e, così, Socrates, se n’è dovuto andare. Ha votato a favore delle misure solo il Partito socialista, che ha 97 seggi su 230.

Il primo ministro socialista si è dimesso e la crisi di governo è arrivata proprio alla vigilia dell’importante vertice continentale per la stabilizzazione della zona euro.
Pertanto, il 24 e 25 marzo, Socrates non è potuto andare al Consiglio dell’Unione Europea a presentare il suo “programma di stabilità e di crescita” (in realtà di austerità).

A questo punto, secondo Ernst & Young (agenzia leader per i servizi di revisione contabile e consulenza al credito), Lisbona non ha scampo: deve tirare fuori il cappello e fare ricorso agli aiuti del cosiddetto fondo salva-Stati. La strada è segnata, come per la Grecia e come per l’Irlanda. E a tracciarla sono le pressioni dei mercati sui titoli portoghesi, attraverso tassi stratosferici. Per Ernst & Young, il Portogallo sarà costretto ad accettare un pacchetto finanziario di salvataggio entro giugno e, nello stesso mese, il 5, sono previste le elezioni politiche anticipate. Il Portogallo aveva finora rifiutato le ipotesi di “finanziamenti esterni”. Su questa linea era stato spronato anche dall’ex presidente del Brasile Luiz Ignacio Lula che aveva invitato Lisbona a non accettare il salvataggio del Fondo monetario internazionale e dell’Unione europea, perchè le condizioni imposte avrebbero fatto aggravare la situazione.

«Il Fmi non risolverà il problema del Portogallo – ha sostenuto Lula, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg – come non risolse la situazione del Brasile. Ogni volta che il Fmi cerca di occuparsi dei debiti di un Paese, porta più problemi che soluzioni».
Le parole di Lula sono state confermate anche dalla presidente Dilma Rusself che ha dichiarato: “Il Brasile è disposto a soccorrere il Portogallo”. I “consigli brasiliani” non sono stati, però, ascoltati e così, il 5 aprile, il governo dimissionario di Socrates ha deciso di chiedere “un aiuto finanziario alla Commissione Europea” (secondo gli analisti sarà di circa 80 miliardi di euro). Dopo la Grecia e l’Irlanda, il Portogallo è il terzo Paese dell’eurozona che chiede assistenza al Fondo di Salvataggio Europeo e al Fondo Monetario Internazionale. Le insicurezze che i portoghesi avevano sempre avuto per l’arrivo del Fondo Monetario Internazionale si sono così trasformate in paura, dato che l’FMI non è nuovo a visite nel paese iberico. Già nel 1978 e nel 1983, la giovane democrazia lusitana, uscita dai 35 anni del regime dittatoriale di Salazar, chiese aiuto all’FMI. A tanti anni di distanza, nel paese sono ancora vivi i ricordi dei patimenti derivati dal rigore economico promosso dal Fondo. Per questo, i portoghesi hanno seri timori che le misure conseguenti all’intervento dell’FMI saranno sicuramente durissime.

LA SITUAZIONE SOCIALE

I tagli sociali attuati per risanare le finanze pubbliche, colpite dalla crisi, hanno provocato una diminuzione generale del reddito dei portoghesi. Gli effetti sono stati simili a quelli di altri paesi nelle stesse condizioni: contrazione dei consumi privati, diminuzione della domanda, recessione. La riduzione degli investimenti pubblici, l’aumento dell’IVA e il congelamento delle pensioni hanno fatto il resto. L’andamento dell’economia lusitana è la causa della gravissima situazione sociale, la peggiore dal 25 aprile 1974: la disoccupazione è all’11% (il sesto dato più alto nella zona euro), con punte del 25% per quella giovanile; la povertà è in crescita, con quasi 2 milioni di persone, su circa 10 milioni di abitanti, che vivono sotto la soglia minima; c’è un impoverimento dei lavoratori, dovuto alla riduzione dei salari e alla compressione dello stato sociale; molte famiglie hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese (sono oltre 2.300 i nuclei familiari che vengono aiutati dallo Stato a pagare le rate del mutuo, un numero che cresce di oltre 100 unità ogni mese). La precarietà colpisce circa 2 milioni di persone. Secondo l’Istituto di Statistica portoghese, nell’ultimo trimestre del 2010, c’erano 68.500 persone disoccupate con diplomi di Master. Il soprannome che è stato trovato per questa generazione è “né-né”, né lavoratori, né studenti;  il salario medio di questi ragazzi, quando hanno un lavoro, raramente raggiunge i 500 euro. Quasi il 60% dei laureati lavora come fornitori di servizi o nei call center per 400 euro al mese. L’11% dei laureati preferisce immigrare e lasciare il paese.

LA “GENERAZIONE SENZA INDENNIZZO”

Quando, nel novembre 2010, il Parlamento portoghese votò un severissimo pacchetto di misure che facevano parte del piano d’austerità, i sindacati organizzarono uno sciopero generale. Erano più di 20 anni che non veniva organizzata una simile forma di protesta. In questi mesi l’opposizione sociale nel paese è cresciuta ancora di più. Sono stati indetti scioperi e agitazioni contro il giro di vite anti-deficit imposto dal governo socialista di Josè Socrates. Il 23 marzo 2011, in tutto il Portogallo, si sono fermati i treni della compagnia pubblica CP e, a Lisbona, i traghetti sul fiume Tago. Il giorno dopo, hanno scioperato gli addetti della metropolitana di Lisbona ed è iniziato uno sciopero delle ore straordinarie nel servizio degli autobus della capitale. La protesta intendeva contrastare la decisione del governo di tagliare del 5% gli stipendi dei dipendenti pubblici. Nei prossimi mesi si prevede anche una crescita della mobilitazione di piazza. I sindacati dei lavoratori della funzione pubblica hanno deciso di opporsi duramente al taglio degli stipendi e hanno l’obiettivo di portare la legge di bilancio davanti al Tribunale Costituzionale.

Oltre alle organizzazioni sindacali storiche, in questi mesi, hanno iniziato a prendere corpo forme di aggregazione sociale inedite, soprattutto tra i giovani portoghesi, quelli della cosiddetta della “generazione senza indennizzo”. Come i loro coetanaei degli altri paesi europei e del Nord Africa, si sono mobilitati via facebook e lo scorso 12 marzo, i ragazzi della “Geração À Rasca” (Generazione Rovinata) hanno convocato delle manifestazioni a Lisbona, a Porto e in una dozzina di città portoghesi, per “alzarsi e dire basta”. La protesta giovanile, dopo le nuove misure di austerity varate dal governo, è riuscita a coinvolgere portoghesi di tutte le età e alla manifestazione di Lisbona hanno partecipato 70 mila persdone e altre decine di migliaia hanno sfilato per le strade delle città più importanti del Portogallo. Si tratta della generazione dei giovani precari, pluridiplomati e laureati, che passano di stage in stage senza alcun tipo di prospettiva e di copertura sociale.

In un manifesto (leggi qui) si sono definiti: “Noi, disoccupati, ‘cinquecent’euristi’ e altri mal remunerati, schiavi travestiti, lavoratori subcontrattati, contrattati a tempo, falsi lavoratori indipendenti, lavoratori saltuari, stagisti, borsisti, studenti-lavoratori, studenti, madri, padri e figli di Portogallo”.

Per la giornata di lotta del 12 marzo hanno detto: “Un’intera generazione è destinata a non godere le condizioni minime per vivere con dignità. Vogliamo che la società portoghese apra gli occhi: alla fine, noi siamo la generazione più qualificata della nostra storia, e il paese è destinato a non sfruttare il nostro potenziale”. I giovani precari e disoccupati del Portogallo hanno dato anche un’anima artistica alla loro protesta di piazza. La canzone di Deolinda “Um Contra O Outro” è diventata il loro inno è il gruppo musicale “Homens da luta”, con la canzone “La lotta è gioia”, ha vinto addirittura le selezioni per il concorso Eurovision.

Elísio Guerreiro Estanque, docente di sociologia presso la facoltà di Economia dell’Università di Coimbra e ricercatore del Centro di Studi Sociali (CES), però, ammonisce: “Il malcontento cresce e mette in discussione un certo tipo di controllo e di appartenenza ideologica. Questo dimostra l’incapacità delle forze organizzate (sindacati, partiti, ecc.) a comprendere la voce di questo malcontento. E questa mancanza di capacità di comprensione fa aumentare il rischio di una vera e propria esplosione sociale”.

Joao Pacheco, uno dei giovani più attivi del movimento ha dichiarato: “Senza dubbio la rabbia sta crescendo e finirà per esplodere. Quello che mi chiedo è se la gente continuerà ad optare per gli antidepressivi o per forme di auto-distruzione, o se comincerà a chiedere che siano le teste dei potenti a rotolare… Vedo un fenomeno di imitazione di ciò che sta accadendo nei paesi arabi. C’è una differenza, però. La polizia non ci ha preso a bastonate come in Tunisia, ma, come i tunisini, la  mia generazione è ostaggio di un ricatto: o quel poco che vi diamo o niente, o la precarietà o la disoccupazione”.

La poco più che trentenne regista cinematografica Raquel Freire ha messo in guardia: “Con o senza violenza, se non vi sarà nessuna rivoluzione, l’intero Paese perderà. Se questa generazione non riuscirà a fare quello che fece la generazione del 25 aprile 1974 (quella della Rivoluzione dei garofani), se non riuscirà a dire BASTA al potere politico e alla percentuale di schiavitù che sta subendo… perché io lo chiamo schiavitù il non avere i diritti sociali che in Portogallo esistevano dieci anni fa… Se questa generazione non riuscirà a fare questo, l’unica soluzione sarà immigrare. E così 30 anni di sviluppo se ne andranno in fumo. In altre parole, il Portogallo rischia di perdere le menti migliori della generazione più scolarizzata che abbia mai avuto, per trasformarsi nel bordello dei turisti inglesi e tedeschi”.

Ma quelli della “Geração À Rasca” non ci stanno a questa prospettiva e lo affermano chiaramente nel loro manifesto: “Siamo qui, ora, perché non possiamo continuare ad accettare questa situazione precaria, nella quale siamo stati trascinati. Siamo qui, ora, perché ci sforziamo ogni giorno per meritare un futuro che sia dignitoso e ci porti stabilità e sicurezza in tutti gli ambiti della nostra vita. (…) Siamo la generazione con il più alto livello di formazione nella storia del Paese. Perciò, non ci lasciamo abbattere dalla stanchezza, neanche dalla frustrazione o dalla mancanza di prospettive. Crediamo di avere le risorse e gli strumenti per dare un futuro migliore a noi stessi e al Portogallo. Non protestiamo contro le altre generazioni. Semplicemente non siamo, né vogliamo essere in attesa che i problemi si risolvano. Protestiamo per una soluzione della quale vogliamo fare parte”.

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati