Il gioco delle “tre case”


Ottantotto posti letto in via Roncaglio dovevano essere messi a disposizione nel mese di giugno, ma sono ancora inutilizzati. Perché sull’emergenza abitativa anche il Comune commissariato copia dalle amministrazioni passate?

08 settembre 2010 - 10:30

Nei mesi precedenti le ferie di agosto l’emergenza abitativa aveva avuto finalmente un po’ di attenzione in città. L’ondata di sfratti che si stagliava all’orizzonte, metteva Bologna ai primi posti nazionali per l’espulsione di famiglie in affitto non in grado di pagare la pigione. Una lunga e dura lotta di un gruppo di sfrattati, prima con la tendopoli davanti la sede del Comune, poi con l’occupazione di uno stabile a Borgo Panigale aveva costretto anche i più sordi e i più ciechi socialmente ad accorgersi del problema.
In  quei frangenti, l’Amministrazione comunale commissariata sembrava volesse imboccare una strada in discontinuità con le amministrazioni politiche precedenti e dare tutta la necessaria attenzione al problema della casa.

E’ di quei mesi il Protocollo sugli Sfratti, promosso dalla Prefettura e firmato da Comune, Provincia e da quattro istituti di credito (che, alla luce dei fatti, si è rilevato più di facciata che di aiuto alle 600 famiglie sfrattate nei primi quattro mesi del 2010), ma soprattutto ci fu l’impegno della Commissaria Cancellieri ad “impegnarsi a corpo morto” per trovare le risorse per ristrutturare 360 alloggi ERP inagibili e per attivare in pochi mesi l’apertura di alcune strutture collettive, per un totale di circa 200 posti.
Non si trattava di nuovi provvedimenti, ma della gestione coordinata di una serie di interventi, annunciati dalle precedenti amministrazioni, che languivano da tempo e di una dichiarazione “politicamente forte” di attenzione prioritaria al problema abitativo, accompagnata da “tempi certi” per l’apertura di una serie di residenze.

Il rientro dalle ferie vede invece ancora i lavavetri e i writers come massimi problemi della città a cui l’amministrazione comunale vuole prestare attenzione: i giornali ci riempiono le pagine insieme al toto-nomi dei candidati-sindaci e dell’esonero di Colomba.
L’emergenza abitativa non c’è più? Si sarà attenuata con gli interventi promessi tra aprile e maggio?

Questi “auspici rassicuranti”, alla prova dei fatti, non hanno trovato nessuna conferma che, invece, si è avuta sul fatto che dalle parti di Palazzo d’Accursio, ai vecchi e ai nuovi inquilini, e anche quelli che verranno, del problema dei senza casa non frega nulla. E’ sempre stato così, lo è oggi col commissario e lo sarà domani (andate a leggere quante volte quelli che si sono candidati a sindaco o che stanno per farlo hanno parlato dell’emergenza abitativa e hanno avanzato proposte per affrontarla).

Non è che a Zic interessi particolarmente confutare la tesi che, a furor di popolo, viene impressa quotidianamente sulle pagini dei giornali (“abbiamo un commissario che governa meglio dei sindaci precedenti”), ma vorremmo far presente che anche in questa “fortunata parantesi”, che per merito di Delbono la città si trova a vivere, il problema della casa viene affrontato con lo stesso pressapochismo degli ultimi quindici anni.
Per suffragare questa affermazione con qualche “pezza d’appoggio” vi vogliamo raccontare questa storia che non dà certo lustro agli amministratori della nostra città.

studentato via roncaglioIl 29 gennaio 2010, su proposta della Giunta, il Consiglio Comunale adottava un Ordine del Giorno dal titolo “Revoca Delibera P.G.N.72093/2009 ed approvazione della destinazione dell’immobile di proprietà comunale sito in via Roncaglio 11/12 alla realizzazione di servizi abitativi temporanei per lavoratori occupati nel Comune di Bologna”. Con questo provvedimento veniva cancellato il progetto delle cosidette “Casette Olimpiche” (110 posti per residenze temporanee per lavoratori non residenti), discusso per lungo tempo, approvato a larghissima maggioranza dal Consiglio Comunale e, dopo infiniti rinvii, mai realizzato nella sede originaria delle Roveri e in tutti gli altri siti poi individuati.

L’assessore alla casa Milena Naldi, sostenne che si era liberato uno studentato, la Residenza Gallotti di via Roncaglio 11/12 e, pertanto, la Giunta Delbono aveva deciso di riposizionare le risorse previste per le “casette olimpiche” verso la nuova struttura.
Lo studentato, collocato nel quartiere Navile, era di proprietà del Comune e, per diversi anni, era stato gestito dall’ER.GO (l’Azienda Regionale agli Studi Superiori). Nonostante la scadenza della concessione fosse stata fissata, all’atto della stipula, nel 2018, ER.GO aveva comunicato all’Amministrazione comunale, di recedere nella gestione il 13 ottobre 2009 (lettera P.G. n° 254604). L’edificio era dotato complessivamente di 88 posti letto, e il Comune di Bologna, riprendendo in carico l’immobile, non si domandò mai perché, di fronte al problema abitativo vissuto dagli studenti fuori-sede, l’ER.GO si privava di quasi novanta posti letto. Altra cosa che la Naldi non disse è che, con la cancellazione delle “casette olimpiche” si perdevano tutte le risorse che la Fondazione CARISBO si era impegnata a versare a sostegno del progetto. Ad essere pignoli, poi, il calcolo complessivo dei posti letto “sociali” della città, non aumentava ma sarebbe diminuito di 110 (88 posti per studenti in meno,a cui andavano aggiunti altri 22 posti per lavoratori che si perdevano dal numero previsto nelle casette). Ma tutte queste cose, oggi, si possono cancellare con un colpo di spugna, così come è stato fatto in passato con tanti altri progetti residenziali.

Ritorniamo al 29 gennaio 2010, il Consiglio Comunale approvando la delibera decideva “di destinare l’immobile di via Roncaglio 11/12 alla realizzazione di una struttura per servizi abitativi temporanei per lavoratori occupati nel Comune di Bologna” e “di dare atto che, ai sensi dell’art. 107 del D.Lgs. 267/2000, il Direttore del Settore Casa” avrebbe provveduto “a dare attuazione a quanto contenuto nel presente provvedimento (esecutivo dall’11/2/2010)”.

Come tutti sappiamo, poi ci furono le dimissioni del Sindaco Delbono per la nota vicenda del “Cinzia-gate”, ma gli uffici comunali, dopo l’insediamneto del Commissario prefettizio, rimasero comunque operativi.
Infatti, gli 88 posti letto di via Roncaglio rispuntarono all’attenzione delle cronache degli organi d’informazione il 29/4/2010, quando la Commissaria Cancellieri, presentando il pacchetto di interventi per affrontare l’emergenza abitativa dichiara: “A giugno, in via Roncaglio sarà operativa una soluzione abitativa – anche questa temporanea- in grado di dare un tetto a 88 persone per un massimo di 24 mesi.

LA PROMESSA NON MANTENUTA

Giugno è passato, anche luglio e agosto se ne sono andati, sabato 4 settembre ci siamo recati in via Roncaglio, una strada che, dopo il ponte della tangenziale, congiunge via Corticella a via dell’Arcoveggio. In questa zona, sono molte le case popolari costruite in anni recenti, i cartelli dell’ACER sovrastano diversi numeri civici. In mezzo a questi palazzi, al numero civico 11/12 si trova l’ex studentato dai muri bianchi, con una ciminiera rosso zebrata, testimonianza di un originario sito manifatturiero. I cancelli di entrata sono sbarrati, sul cancello più grande una grossa catena ed un altrettanto imponente lucchetto stanno a testimoniare che lì dentro non ci abita nessuno. La sensazione dell’abbandono è evidente anche se il fabbricato, vuoto da alcuni mesi, non ha ancora i segni del degrado. Gli ottantotto campanelli senza nome sono l’ulteriore conferma dell’assenza degli inquilini.

Perché questi mesi di ritardo, di fronte a un’emergenza di alloggi sociali che non si è certamente abbassata?
Ci piacerebbe che qualcuno, dalle stanze di Palazzo d’Accursio o dagli uffici di piazza Liber Paradisus ci desse uno straccio di risposta.
Vorremmo chiedere anche agli ex consiglieri comunali (oggi alcuni di loro sono stati eletti in consiglio regionale) che votarono la delibera il 29 gennaio scorso: come mai non vi siete domandati perché l’ex studentato non sia già utilizzato?

Vi vogliamo ricordare, se già ve lo foste scordati, che nel provvedimento che avevate approvato c’era scritto: “… a seguito di sopralluoghi effettuati si è potuto verificare che l’edificio in oggetto, dotato complessivamente di 88 posti letto, sembra particolarmente adatto a svolgere le funzioni di servizi abitativi temporanei descritti in premessa; la realizzazione di una struttura per servizi abitativi temporanei presso l’ex studentato di via Roncaglio 11/12 appare vantaggiosa sia dal punto di vista economico, in quanto è un immobile già esistente, di proprietà dell’Amministrazione, recentemente ristrutturato, sia sotto il profilo urbanistico, poiché l’edificio è già destinato a servizi abitativi ed anche perché è localizzata in una zona meglio servita dalla rete del trasporto pubblico…”.

Noi abbiamo saputo che il blocco dell’utilizzo della struttura dipenderebbe da una diatriba nata sull’ipotesi gestionale: ci sarebbe una proposta dell’ACER (parecchio onerosa, ma con la tradizione gestionale che l’Azienda per la Casa si porta dietro) ed una dell’ASP Poveri Vergognosi (a costo zero, ma della durata minima di 12 anni, con la possibilità di installare impianti fotovoltaici).

Per chi non lo sapesse, si tratta di due Aziende pubbliche: ACER vede la partecipazione maggioritaria del Comune di Bologna ed ha, come altri soci, la Provincia e diversi Comuni del territorio bolognese; l’Azienda Servizi alla Persona Poveri Vergognosi è di proprietà per il 96% del Comune di Bologna e per il 4% della Provincia, nel suo contratto di servizio è prevista la gestione, oltre che di residenze protette per anziani, dei dormitori pubblici e degli asili notturni, dei centri di prima e seconda accoglienza per immigrati, oltre che di altri servizi riguardanti il disagio sociale adulti.
Bene, due aziende controllate dal Comune si fanno concorrenza, questa concorrenza non porta a nulla di virtuoso, ma anzi produce il blocco di un intervento assolutamente necessario, e nessuno dell’Amministrazione comunale si pone il problema di dirimere positivamente la questione.

Perché tutto questo? E perché nessuna forza politica ne chiede conto?
Noi la risposta ce l’abbiamo: è perché si tratta di interventi che riguardano persone che non interessano chi vuole avere per le mani le redini della città, casta cricca o compagnia cantanti poco importa.

Sabato pomeriggio, mentre eravamo in giro, siamo passati anche davanti a via Azzo Gardino 14, qui ci sono 8 appartamenti comunali finiti di ristrutturare nel 2004 e, da allora, risultano ancora misteriosamente vuoti. Non ci sono riusciti ad assegnarli gli assessori alla casa che si sono succeduti in questi anni: Carlo Monaco, Antonio Amorosi, Virginio Merola e Milena Naldi.

Abbiamo i nostri dubbi che ci possa riuscire anche il sub-commissario Raffaele Ricciardi. Quanto ci farebbe piacere, in questo caso, essere sbugiardati.

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