Il futuro che riusciremo a conquistarci


Bologna. L’autostrada e la stazione. Andiamo dove ci pare. Libri, scudi. Monicelli e Saramago contro Fleming. Roma, 14 dicembre. Rivolta. Una sciarpa da rubare. Un brindisi. Racconto breve di un lungo cammino.

31 dicembre 2010 - 11:28

auMa quanti siamo? Oh quanti siamo? Più avanti si dice diecimila. Quindicimila. Non lo so. Io a capire i numeri dei cortei non sono mai stato bravo. Però siamo tanti. Merda se siamo tanti. Dietro di noi tutta l’autostrada che si riesce a vedere è piena di gente. E davanti uguale. Io non ci credevo. “Domani blocchiamo l’autostrada!”. Sì, come no. E ce lo fanno pure fare, no? E invece sì, l’abbiamo fatto. Sul ponte di Stalingrado abbiamo cominciato a correre. “E la Digos col fiatone… e la Digos col fiatone…”. Diecimila. Quindicimila. La questura dirà cinquemila, al massimo. I giornali magari si spingeranno a settemila. Chissà. Vabbè, chissenefrega. Siamo qua. Lo dicono pure i pannelli, quelli grossi con le scritte arancioni: “Chiusa per manifestazione”. Sti cazzi. Ci vorrebbe la macchina fotografica. Ci vorrebbero i soldi per comprarla. Vabbè è pieno di macchine fotografiche, qua. Cercherò la foto su internet. Pure quel camionista andrebbe fotografato. Quando ha tirato giù il finestrino ho pensato ce l’avesse con noi. Poi ha cominciato ad agitare le braccia e suonare le trombe. Grande.

Merda, fa male. Una manganellata in testa non l’avevo mai presa. Sulle braccia, ok. Sulle gambe. In testa no. E fa male, c’è un bel bozzo. Oddio, fa male ora, ora che siamo lontani dalla stazione. Quando eravamo lì neanche me ne sono staccorto. Troppo incazzato. Hanno bloccato le stazioni di mezza Italia e qua caricano, gli stronzi. Meno male che gli altri mi hanno trascinato via, lo stronzo continuava a picchiare. Però dai, è andata bene. E non siamo scappati, eh. Il corteo ha tenuto. Come gli studenti medi, una settimana fa. Neanche loro sono scappati. Quelli menano? E noi lì, il braccio stretto a quello del vicino, a gridare più di prima quanto ci fanno schifo. Bene. Però ho uno strappo sui pantaloni. Cazzo. Erano quasi nuovi.

“Branca branca branca… leon leon leon!”. Lo cantiamo ogni tanto, tra un blocchiamotutto e l’altro. Monicelli è morto ieri. Non ho visto molti dei suoi film, ma qui ne parlano tutti bene. Ora abbiamo un grande regista in meno ed una lezione di dignità in più. Gli idioti in Parlamento e in tv straparlano di “sacralità della vita” e se ne fregano di quella reale, quella delle persone. E lui ha fregato loro. Se n’è andato come ha ritenuto giusto andarsene. Ora c’è pure chi lo insulta. Ma noi gli dedichiamo ‘sto gran corteo. “Branca branca branca… leon leon leon!”.

3Troppo figo rientrare alla facoltà occupata dopo una manifestazione. Qui a Lettere va avanti da un po’. Di scuole ce ne sono parecchie già occupate. A Scienze politiche sembra cominci oggi. Bene. Ora, però, basta che nessuno lo dica. Vi prego non lo dite. Vi prego sono stanco, bagnato e affamato. Non fatemelo anche stavolta. Lo so è importante, anzi dopo oggi è importantissimo. Ma almeno aspettiamo un po’. Non lo dite proprio subito. “Ragazzi, assemblea!”. Cazzo.

Ormai non li conto più. Blitz di qua, blitz di là. Me li sono fatti tutti. E salta sul palco del Duse. E arrampicati sul palazzo di piazza Maggiore, quello davanti al Comune che non so come si chiama. Oggi però è il più divertente. Il commissario ha pensato bene di chiudere i cancelli del Comune. Ah sì? E noi entriamo lo stesso. Una ragazza ha scalato il cancello per aprire una finestra che dal cortile dà sulle scale. Ora sono in fila. Uno dopo l’altro entriamo dalla finestra. Assaltiamo il Comune! La faccia dei digossini e delle guardie è uno spettacolo. “Noi andiamo dove ci pare!”. Sono entrato anch’io. Ora siamo talmente tanti che devono aprire. Oddio, in realtà ci provano. Il capo dei vigili non trova le chiavi. Questa andrà raccontata. Anche questa è fatta. Bene. No. Non ci credo. Scavalcando ho strappato pure questi pantaloni. Fanculo.

Oggi toccava al Motorshow. E pure oggi ci hanno randellato per bene. Però sta storia non può andare avanti così. Ho visto una ragazza a cui hanno fatto saltare un dente. Merde. Merde messe a fare un lavoro di merda. Merde al quadrato. Stavolta in assemblea lo dico. Al prossimo corteo, ci vogliono i caschi. E dai non possiamo farci menare tutte le volte così. Intanto stiamo andando a bloccare i binari della suburbana. Ci aspettavano in stazione centrale, sicuro. E noi entriamo in quella vicino a porta San Donato. Non sarà la stessa cosa, però funziona. E ma prima poi riusciamo ad entrare pure nella stazione vera. Ci riusciamo, ci riusciamo…

assalti2Porta o bar? Non so mai che conviene. Al bar mi sa che ci si sbatte di più. Alla porta fa freddo. Vabbè, aspetto e vedo che turno rimane. Le feste in facoltà occupata sono un po’ uno stress. Però servono. Per i soldi, ovvio, perchè pure le rivolte costano. Ma servono anche a scaricare la tensione, a ballare, a baciare, a fumare con gli amici e magari a ubriacarsi. Se no chi ce lo fa fare? L’altra sera c’era pure Militant A. Ha iniziato dedicando delle rime ad Anteo Zamboni, bolognese. A 15 anni tentò di togliere di mezzo Mussolini e fu linciato dai fascisti. Gli Assalti davanti al 38 occupato. Mica male. Vabbè ho deciso. Vado a mettermi alla porta.

Noi mettiamo un sacco pieno di rusco e loro fermi. Fermi ma visibilmente incazzati. Noi mettiamo un altro sacco e loro fanno pure un passo indietro. Alla fine davanti alla questura c’è un bel cumulo di monnezza. Così i fotografi sono contenti e noi pure, che possiamo mostrare alla Polizia che ne pensiamo dei loro manganelli e dei loro anfibi. Monnezza. Se pensano di fermarci a randellate si sbagliano di grosso. Sono settimane che siamo in strada, chi all’inizio si spaventava ora è sicuro come gli altri. Noi andiamo a fare un altro corteo, poi stasera torniamo da queste parti per difendere gli spazi autogestiti. Voi no, restate qua. C’è la monnezza da raccogliere.

buBlocco dei viali numero…? Mica lo so. E come li conti? Da quando è cominciato il casino ne parte uno al giorno. Quando va male. La gente capisce, spesso suona il clacson e fa rumore con noi. Qualcuno la prende male, magari esce dalla macchina con l’aria da duro, poi ci ripensa. La scena più assurda l’ho vista qualche giorno fa, dopo le cariche in stazione sui medi. Subito dopo quel corteo ne parte un altro degli universitari. Blocco dei viali, chiaro. La prima auto che arriva insiste per passare. Al solito. “Dobbiamo andare al pronto soccorso”. Ce n’è sempre uno che si gioca la carta pronto soccorso, quando si trova gli striscioni davanti. Come no. Poi si abbassa un finestrino. “Lei deve andare al pronto soccorso, si è fatta male prima…”. Merda, la riconosco. Era al corteo dei medi, ha preso parecchie manganellate. “E’ una compagna ferita”, dicono al megafono, “ci deve andare davvero all’ospedale”. Bologna è proprio piccola. Oggi, invece, blocchiamo le porte, con i medi. Non passa nessuno. I Vigili del fuoco sì. “Rispettiamo solo i pompieri!”. Quello che guida l’autopompa se la ride un sacco. Pure lui ci rispetta. Poi ci spostiamo. In corteo con i movimenti che difendono l’acqua pubblica. Arrivati in centro salutiamo i compagni di strada e ci fiondiamo verso il Nettuno. Oggi è sabato, c’è l’ordinanza che vieta le manifestazioni. E allora? Tutti di corsa nel cuore della città, è nostra anche stavolta. “E la Digos sta smattando… e la Digos sta smattando…”. Sì ma qua sto smattando pure io. Sono giorni che siamo in corteo, che cambiamo strada, che prendiamo a correre, che ci fermiamo e ripartiamo. E’ bellissimo, smatto proprio volentieri.

Che faccio, rispondo? E’ appena finita la proiezione, ora comincia il laboratorio per l’autoriforma e poi c’è il dibattito con non mi ricordo chi. Più due scazzi in corso e uno che forse lo si riesce ad evitare ma forse no. Non ho tempo. Però se non rispondo pensa che è successo qualcosa. Vabbè, rispondo. Sto bene mamma, sto bene. Sì, lo so, sto attento. Sì, lo so, non è detto che devo fare proprio tutti i cortei. Sì, lo so, devo studiare. Sì, lo so, basta che non mi faccio picchiare. Sì, lo so, tu poi stai preoccupata tutto il giorno. Ah. Questo non lo sapevo… Dici pure tu che alla fine facciamo bene a fare ‘sto casino? Che se fossi qua lo faresti pure tu? Che contro quella merda di Berlusconi qualcuno deve pur fare qualcosa? Beh. Io sto attento, però vado avanti. E’ giusto. Lo dice pure la mamma.

Io l’avevo detto. Prima o poi ci riusciamo. Noi prima o poi ‘sta maledetta stazione la blocchiamo. Finalmente. Ho in mano un libro di Saramago e sto flseduto sui binari. Treni fermi. Fermi pure i poliziotti. Stavolta hanno poco da menare. Ormai siamo dentro. Siamo entrati un po’ alla volta, ce lo siamo detti su internet. E non hanno potuto fermarci. Finalmente comincio a capire che diavolo è ‘sto flash mob. In italiano, più o meno, significa: “Siamo un sacco di studenti e precari incazzati e stiamo bloccando l’Italia, mentre i celerini si mangiano fegato e manganello”. Tiè.

Mica è venuta. Figurati. E chi ci ha mai creduto. La Gelmini a Bologna, per di più proprio ora. E infatti, non viene. Bell’idea quella della Provincia. Proprio magnifica. Migliaia di studenti e precari si stanno sollevando in tutta Italia contro la Gelmini e loro la invitano ad un bel convegno sulla scuola. Neanche un appuntamento istituzionale, no proprio una roba politica. Complimenti. Comunque lei non viene. Non ci viene neanche Berlinguer, l’altro illustre ospite. Bella coppia. Come ti smantello la formazione pubblica, da ministro a ministro e da schieramento a schieramento. Non vengono? Noi in provincia ci andiamo lo stesso. L’assessore dice che uno di noi può intervenire. Certo. Però facciamo che entriamo tutti? Neanche stavolta i cancelli ci fermano. In Provincia entriamo e parliamo. Poi li lasciamo lì, alle loro chiacchiere. Noi andiamo a lanciare vernice contro la sede del Pdl, così anche da fuori si vede quanto sono sporchi dentro. E, ancora, ripartiamo in corteo.

boRoma si avvicina. In Parlamento devono votare la fiducia a Berlusconi. Mah. Anche chissenefrega della fiducia. Noi però a Roma ci andiamo. Vogliamo far vedere che non c’è solo un giochino di mozioni e partiti. Riempiremo le piazze e butteremo giù Berlusconi. Insieme agli aquilani e a quelli di Terzigno, agli operai. Tutte e tutti a Roma. Facciamo in modo che lo dicano i muri della città e pure le statue. I pullman, prenotazione dopo prenotazione, si riempiono uno dopo l’altro. Costano parecchio, però, servono altre serate di autofinanziamento. A proposito, qualcuno mi dice che aumenteranno pure i biglietti dei bus cittadini. “Addirittura un euro e venti”, mi dice un amico, con l’aria spaventata. Poi ci riflette. “Ma tanto non l’ho mai pagato, il biglietto”. Già. Intanto, l’importante è che arriveremo a Roma. Ci arriveremo. Ci faremo sentire. Il mese scorso i compagni romani sono arrivati fino in Senato. Il Book Block, quelli con i libri che si fanno scudo e gli scudi che si leggono come libri. Anche noi arriveremo a palazzo. Anche noi abbiamo i nostri libri-scudo. Li portiamo in piazza anche a Bologna. Ultimo corteo prima della manifestazione nazionale. Selvaggio, pure stavolta. “Indovina dove andiamo… indovina dove andiamo…”. Stavolta la risposta è facile. Andiamo a Roma.

Ci siamo. Non ci hanno fermato a metà strada, qualcuno lo temeva. Siamo a Roma. Pare che da Bologna siano partiti dieci pullman, forse undici. Ma quanti siamo? Ecco, coi numeri ancora non mi ci raccapezzo. Però siamo tanti. Chi ha visto altri cortei partire dalla Sapienza dice che è uno dei più grossi. C’è un gran bel sole. Ne abbiamo portato un pezzetto da ogni parte d’Italia. Partiamo. Dritti verso la zona rossa. Scudi, libri, cori. Arriva la notizia. Il Governo è caduto. Qualcuno festeggia. Niente. Voce sbagliata. Il Governo non è caduto. Telefoniamo a chi non è potuto venire a Roma e sta davanti al computer. Pare che in Parlamento sia stato penoso. Un teatrino schifoso. Basta, dei dettagli ci frega poco. Continuiamo ad avanzare. Basta, dei dettagli ci frega proprio poco. Continuiamo ad avanzare e si alzano i cappucci. Basta. Continuiamo ad avanzare. In silenzio, tanto che si sente il rumore di chi si china a terra a si riempie le tasche di rabbia. Basta. Continuiamo ad avanzare. Ci caricano una, due, tre, non so più quante volte. Resistiamo. Li ricacciamo indietro. Com’era quello slogan francese, l’ho letto in un libro di Izzo… “Sotto le pietre, la spiaggia”. Io un sampietrino non rol’avevo mai tirato. Neanche stavolta posso dire di averlo fatto. L’ho visto solo partire dalla mia mano. Non mi sono sentito ne più “figo”, né più colpevole. Vero, mi sono sentito semplicemente vero. Una testa ed un corpo, in un mondo che ci riserva un solo futuro: quello che riusciremo a conquistarci, guardandolo dritto negli occhi. Si alzano colonne di fumo e barricate, ci vengono addosso con i blindati. Non so quanto è durata.

Incredibile. A Roma è stato incredibile. Tutto incredibile. Nessuno lo aveva previsto. Una rivolta. Una rivolta. E come la chiami se no? Una rivolta. La pippa dei black block e degli infiltrati e dei buoni e cattivi e del terrorismo è già iniziata, ma proprio non tiene. Bene. Facciano pure. I giornali bolognesi ci mettono del loro. Uno di Repubblica vuole sentirsi Ian Fleming per un giorno e straparla di “intelligence”, “fonti investigative”, “rivendicazioni”. Più che Ian Fleming sembra Renato Farina detto Betulla. Boh. In effetti un compagno della Pantera ce l’aveva detto. “Attenti, ora vi sostengono ma presto vi massacreranno”. Pare ci sia un altro pezzo delirante sul Carlino. Ma non si sa bene cosa dica, col Carlino nessuno vuole perderci del tempo. Pure la Fiom ha scritto un comunicato di merda. Vabbè. Seguano pure il copione. Qui alla facoltà occupata, ancora occupata, in realtà si parla soprattutto di Saviano. Ha scritto una roba vomitevole, sempre su Repubblica, in nazionale. In barba alle immagini pubblicate sul suo stesso giornale, parla di “un centinaio di imbecilli” e stronzate del genere. Non ha visto niente, non ha capito niente. Scusa Saviano, ma che cazzo vuoi? La domanda continua a riempirmi la testa. Hai scritto Gomorra. Bravo. No, davvero. Bravo. Di certe cose non dubito che tu ne sappia. E va bene, anzi è importante. Però, Saviano, che ne sai di piazze e cortei e movimenti? Chi ti dà tanta autorità? Savià, pigliati due settimane di ferie. E danne quattro ai precari che lavorano per te, si dice in giro che non se la passino così bene. Oddio. Forse esagero. Non lo so, non è che esagero?. Chiedo un po’ in giro. Il test è semplice. Io dico “Saviano”. Vediamo che rispondono. Raccolgo due “stronzo”, un “grandissimo stronzo”, tre “infame”, un paio di “merda”, tre “paraculo” oppure due “paraculo” e un “vaffanculo”, non ho capito bene. Non esageravo. Ora gli scriviamo una lettera pubblica. Magari la legge e torna sulla terra. Ah pure coso, dai quello con la faccia da minorato, il fascio, l’ex ministro… Gasparri, sì, Gasparri. Pure Gasparri ci va pesante. Mi risparmio il sondaggio.

Non ci credo. E’ la terza volta che la lavo e si sente ancora. Ma quanto ci mette una sciarpa a liberarsi della puzza dei lacrimogeni? Ci provo per l’ultima volta. Poi, se non funziona, vado da Decathlon e ne rubo un’altra.

No. L’anno accademico no. Non ci credo. C’è l’inaugurazione dell’anno accademico. Cos’è, una provocazione? La contestiamo o la snobbiamo? La contestiamo, la contestiamo. Pronti, via. No. Cerimonia annullata. Il rettore c’ha paura. Povero. Sono giorni che apre il giornale e ci vede lì, in prima pagina, incazzati e pronti. Niente inaugurazione, annullata. Abbiamo vinto. Però dal rettore ci andiamo lo stesso. Tanto per ricordargli che se non muove un dito è complice. Secondo me non lo muove.

sbBella la Sala Borsa così piena. La riforma è tornata in Parlamento per l’approvazione. Noi siamo in assemblea e tanti non sono studenti. Più che della riforma si parla di come si va avanti. A Roma non si è vista una protesta degli studenti. Si è vista una generazione in rivolta. Si è dimostrato che in Italia c’è altro rispetto ai Berlusconi e ai Fini, ai Bersani e ai Di Pietro, ai popoli colorati e ai grilli parlanti. C’è una generazione che non vuole piegare la testa e reclama futuro. Precari che esigono reddito. Cittadini che difendono territori e beni comuni. Siamo qua. E ora come la mettiamo? La domanda la rivolgiamo prima di tutto a noi stessi. Non vedo l’ora di mettermi a cercare le risposte.

Torno a casa dai miei. Temevano potessi giocare un brutto scherzo. C’è un corteo troppo importante, quest’anno non torno a casa per le feste. O qualcosa del genere. Ma no, dai. Qualche giorno posso staccare. Forse al lavoro mi rinnovano pure il fcontratto, forse. Ma niente aumento, questo già lo so. Repubblica Bologna avrà dato qualche giorno di ferie a Ian Fleming. Ora ci ha inserito nel sondaggio sul “personaggio dell’anno”. Tra l’attaccante del Bologna e Gianni Morandi, vota i “No Gelmini”. Personaggio a chi? Però pure qua ce la giochiamo, pensa. La riforma intanto l’hanno approvata. Un pensiero in meno. Possiamo ragionare su tutto il resto e preparare i piani. Ne serviranno tanti e ben fatti.

Ora, però, stappo una bottiglia.

Brindo all’anno nuovo e alla rivolta che continua.

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