Il Comune non conferma il Garante dei detenuti


Il mandato dell’avvocato Desi Bruno è scaduto e Cancellieri ha deciso di non affidarle la proroga richiesta, passando l’incarico al difensore civico di Palazzo D’Accursio. Bruno: “Una decisione che non salvaguarda la continuita’ del lavoro”.

31 luglio 2010 - 13:15

Desi Bruno, attuale garante delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna, deve lasciare il suo incarico dopo cinque anni (nel corso dei quali ha lanciato più volte l’allarme sulle condizioni di vita all’interno del carcere della Dozza o del Cie di via Mattei). L’incarico è scaduto lo scorso 16 luglio e il commissario Cancellieri ha infatti deciso di non prorogare Bruno per il prossimo anno, fino all’elezione del prossimo Consiglio comunale. Le sue funzioni sono state conferite al difensore civico di Palazzo D’Accursio. “Si interrompe un lavoro di cinque anni- commenta con amarezza Bruno- mi viene da dire che forse abbiamo lavorato anche troppo bene. E’ una decisione che non salvaguarda la continuita’ del lavoro, con tutto il rispetto per il difensore civico, che e’ persona che stimo, non e’ la soluzione migliore che serviva al carcere e al Cie”.

Ora bisognera’ aspettare l’elezione del prossimo Consiglio comunale, che nominera’ il prossimo Garante. “Le mie preoccupazioni restano inalterate- dice Bruno- non si e’ tenuto conto della complessita’ della situazione. Il ruolo del Garante richiede una competenza molto specifica. Io avrei voluto una soluzione di prosecuzione nelle mani di una persona esperta in materia. Non ci si improvvisa competenti in questo campo”. Con Cancellieri pero’ non si e’ mai confrontata. “Non mi ha interpellato- conferma Bruno- le ho chiesto un incontro a marzo e poi a luglio ho sollecitato una soluzione di continuita’”. Ma inutilmente. Nella delibera del Comune si spiega che l’incarico del Garante ha una durata che va “ben oltre la durata della gestione commissariale e pertanto e’ opportuno demandarne l’elezione al Consiglio comunale di prossimo insediamento”. Una semplice proroga, però, avrebbe evitato di ricorrere ad una soluzione “straordinaria” per un ruolo delicato come quello del garante.

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