Il “caso Delbono” e quel silenzio del sindaco


Lo chiamano “Cinzia-gate” eppure tutto ruota attorno ad un sindaco indagato per appropriazione di denaro pubblico. Che si limita ai no comment, mentre il suo partito si svela più berlusconiano di Berlusconi.

02 gennaio 2010 - 18:02

E’ da mesi sui giornali. Dalla campagna elettorale che ha preceduto le ultime elezioni comunali, per la precisione. Lo hanno chiamato “Cinzia-gate” oppure “affaire Cinzia”. Come se la protagonista fosse lei, tal Cinzia Cracchi, ex compagna ed ex segretaria dell’allora vicepresidente della Regione, Flavio Delbono. Quel Delbono diventato nel frattempo sindaco di Bologna e che lo sfidante di centrodestra Alfredo Cazzola ha accusato di aver utilizzato illecitamente soldi pubblici a fini personali, alludendo a pagamenti da parte della Regione per auto blu e viaggi di cui Delbono avrebbe usufruito in compagnia della Cracchi.

Dopo una rapida inchiesta contro ignoti, la Procura aveva chiesto l’archiviazione di tutta la fecenda. Per il gip quell’inchiesta è incompleta e le indagini sono ripartite. Questa volta Delbono è a tutti gli effetti indagato, e con lui la Cracchi. I reati ipotizzati sono gravi: abuso d’ufficio e peculato (cioè appropriazione di denaro pubblico da parte di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio).

Ricapitolando: chi amministra la città di Bologna è indagato per appropriazione di soldi dei contribuenti, che per la sua funzione è chiamato a gestire quotidianamente. Eppure, questo è il “caso Cinzia”. Come se, giornalisticamente, si trattasse di un’appendice dei “casi” che da Berlusconi a Marrazzo occupano le prime pagine ormai stabilmente: storie il cui sale è quello molto italiota della scappatella e del voyerismo (con tocco istituzionale). Le implicazioni giuridiche, amministrative e politiche ci sono, ma restano per l’appunto implicazioni. Cioè secondarie, buone quasi a giustificare l’attenzione spasmodica verso l’infedeltà coniugale di questo premier o i costumi sessuali di quel governatore.

A giudicare da certe paginate della stampa locale, con fotografie della Cracchi “analizzata” griffe per griffe nel vestiario, la vicenda bolognese è diventata parte dello stesso filone. Eppure, il “caso Cinzia” non esiste. Esiste il “caso Delbono”, quello di un sindaco indagato per l’utilizzo personale di denaro pubblico. Di come eventualmente lo usasse e delle sue relazioni, francamente, interessa poco. Se si parlasse di quelle, Delbono avrebbe tutto il diritto di non commentare. E invece il sindaco resta sì in silenzio, ma in merito ad accuse gravi per un amministratore. Delbono ha rilasciato solo un “Va tutto benissimo, ma è un po’ ingenuo pensare che io faccia una dichiarazione”. Ingenuo? Cioè è da sprovveduti o creduloni, ritiene Delbono, pensare che un sindaco abbia qualcosa da dire se c’è una Procura che lo indaga per peculato. Del capodanno, quello sì, il sindaco in questi giorni ha parlato abbondantemente. Evidentemente quello lo considera importante.

Eppure, lo sgradevole silenzio di Delbono è oro rispetto alle dichiarazioni del segretario del Pd, Andrea De Maria. Che, al contrario del “suo” sindaco, ha perso un’altra occasione per stare zitto affermando: “Non c’è alcuna ragione di enfatizzare quella che è la semplice coda dei veleni della campagna elettorale, su cui gli elettori bolognesi si sono già chiaramente espressi eleggendo sindaco Flavio Delbono”. In altre parole, un’elezione vale per assoluzione. Ma non lo dicevano i sostenitori di un certo premier plurinquisito? E’ da tempo che il Pd lo insegue su tutti i terreni, questa mancava ma certo non sorprende.

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