Il 6 sciopero generale con “via crisis”


Il corteo dei sindacati di base toccherà consolato greco, Prefettura, Confindustria e la casa di Prodi. Allo sciopero generale aderiscono anche Docenti preoccupati, Comitato acqua bene comune, Studenti comunisti, Bpc

02 settembre 2011 - 16:08

La manifestazione regionale a cui i sindacati di base daranno vita il 6 settembre, a Bologna, sarà un corteo con “via crisis”: infatti si passerà davanti a “luoghi istituzionali e politici che rappresentano, in negativo, i costi e gli effetti della crisi economica che stiamo pagando”. Lo ha spiegato oggi l’Usb, in conferenza stampa, in vista dello sciopero generale contro la manovra del Governo.

I sindacati di base incroceranno le braccia contemporaneamente alla Cgil, ma “con contenuti radicalmente diversi e manifestazioni completamente autonome”, ribadisce l’Usb. “Stiamo cercando un accordo in queste ore con la Cgil- spiega il sindacato di base- per fare in modo che i due cortei non si diano fastidio a vicenda”. Intesa da raggiungere dopo la polemica dei giorni scorsi sulla “prenotazione” di piazza Maggiore.  “Non l’abbiamo l’occupazione di suolo pubblico al Comune perchè al contrario della Cgil non intendiamo finire con un comizio”, spiega l’Usb, ma sia chiaro che “il percorso l’abbiamo chiesto prima noi”. Il sindacato di base, però, non ha intenzione di risolvere la situazione con eventuali prescrizioni.

Di certo c’e’ che i sindacati di base partiranno alle 9 da piazza XX Settembre e finiranno in piazza Santo Stefano. La prima tappa della “via crisis” sara’ il consolato greco in via Indipendenza, per “portare solidarietà d un popolo tartassato dal proprio Governo e dall’Europa”. Confermato poi il passaggio alla sede regionale di Confindustria, in via Barberia. “C’e’ chi con loro fa gli accordi e chi li contesta”, manda a dire l’Usb, visto che lo sciopero del sindacalismo di base e’ anche contro l’accordo del 28 giugno. Tra le altre tappe ci sono la Prefettura e l’abitazione di Romano Prodi: “Torniamo alle origini e a quando hanno cominciato a farci fare sacrifici per l’euro”.

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REFERENDUM E ACQUA: INDIETRO NON SI TORNA

Il 6 settembre ci siamo anche noi!

Il Movimento per l´Acqua Bene Comune sarà in piazza a Bologna il 6 settembre 2011 e parteciperà allo Sciopero generale insieme ai sindacati e a

milioni di persone che hanno votato per i referendum il 12-13 giugno 2011, per respingere una manovra economica ingiusta e controproducente.

l´appuntamento per Martedì 6 settembre è al concentramento delle manifestazioni sindacali :

alle ore 9.00 nei luoghi di

– Piazza di Porta S.Felice, Piazza dei Martiri, Viale Zanolini dove partono le manifestazioni della CGIL;

– Piazza XX settembre dove parte il corteo della USB e altri sindacati di base.

Il 12 e 13 giugno il voto referendario di ben 27 milioni di cittadine e cittadini italiani ha chiaramente indicato la voglia di partecipazione attiva alle decisioni importanti per il Paese.

Chiara è stata la risposta dei cittadini: NO alla privatizzazione dei servizi pubblici locali d’interesse generale, a partire dalla gestione dell’acqua

ma non solo, NO ai profitti del mercato sui beni comuni essenziali.

Le persone hanno chiaramente indicato una nuova stagione che metta al centro l’essere umano e i beni comuni e non le agenzie di rating e la speculazione finanziaria.

Si è indicata la strada che esce dal mercato e cammina verso i diritti per tutti/e.

Purtroppo il governo cerca di far rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta.

Infatti, con la manovra economica in fase di discussione parlamentare, tenta di aggirare la volontà popolare riproponendo all´art. 4 del Decreto Legge la privatizzazione dei servizi pubblici locali.

Ci batteremo, come cittadini e cittadine, come popolo dell´acqua, affinché l’esito referendario non venga stravolto e si rispetti l’indirizzo chiaro della volontà popolare.

Lo faremo perchè lo riteniamo necessario ma anche perché si possano iniziare a ragionare alternative reali al modello che ha prodotto la crisi e che ci sta imponendo di pagarla.

Lanceremo una campagna di mobilitazione per la difesa del referendum, dei suoi contenuti e dell´espressione democratica che rappresenta.

Abbiamo infatti sempre detto: si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Forum italiano dei movimenti per l’acqua
Comitato Bolognese per l´acqua bene comune

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L´AUTUNNO CI SORPRENDE
6 SETTEMBRE SCIOPERO GENERALE!

Dopo un Agosto segnato da una manovra economica pretesa dall´Ue che  ipoteca pesantemente le garanzie sociali nel nostro paese, dal crollo  delle borse e dal rischio di una recessione mondiale Settembre parte nel  segno delle lotte. Martedì 6 settembre è stato indetto uno sciopero  generale a cui hanno aderito i principali sindacati italiani.
Dopo mesi in cui il dibattito politico è stato fossilizzato attorno alla figura del premier e al futuro del suo inconseguente governo, i tagli alla spesa pubblica, i pesanti attacchi ai diritti fondamentali dei lavoratori, la sempre più precaria situazione del comparto scuola/università riportano al centro le tematiche del lavoro, del reddito e dei diritti.
Lo sciopero del 6 settembre in vista della chiusura dei lavori parlamentari sulla manovra è un nuova occasione per affermare la nostra indisponibilità ai sacrifici e all´austerity impostaci per salvare le banche e i grandi capitali.
Costruire una grande giornata di lotta assieme ai sindacati di base e a tutte quelle forze sindacali e sociali che non hanno mai fatto della concertazione e della complicità la propria politica, è fondamentale per non cadere nella trappola di quei soggetti politici e sindacale che vogliono ancora una volta ingabbiare la nostra rabbia all´interno del progetto di un governo tecnico di unità nazionale che si ponga a completa disposizione dei dictat dell´Unione Europea. Non ci fidiamo e non ci fideremo mai di quei partiti e sindacati che continuano a vedere nell´Ue e in un nuovo compromesso sociale l´unica strada per uscire da una crisi che i settori popolari, gli studenti e i lavoratori stanno
subendo ma non hanno provocato.

Come collettivo Studenti Comunisti aderiamo allo sciopero del 6 Settembre e invitiamo tutti gli studenti e le studentesse, i docenti i precari i ricercatori e tutti i lavoratori del comparto scuola-università ad aderire allo sciopero contro il ridimensionamento dei finanziamenti all´istruzione e i tagli alla spesa pubblica.

Contro l’austerity con i popoli d’Europa in rivolta, fuori dalla Ue

Collettivo Studenti Comunisti Bologna

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Adesione dei “Docenti preoccupati” allo sciopero del 6 settembre 2011

I “Docenti preoccupati” dell’Ateneo di Bologna aderiscono allo sciopero di 8 ore indetto per la giornata di martedì 6 settembre dalla Cgil e dai sindacati di base (Usb, Orsa, Cib-Unicobas, Usi, SiCobas, Snater e Slaicobas) contro la manovra economica del Governo contenuta nel Decreto Legge del 13 agosto 2011 e nei successivi emendamenti depositati in Parlamento. Condividono infatti in toto le legittime proteste di organizzazioni sindacali, movimenti d’opinione e cittadini contro l’iniquità delle disposizioni normative ipotizzate perché la manovra:

a) agisce come moltiplicatore delle diseguaglianze che stanno distruggendo la coesione sociale del Paese, senza l’adozione di misure efficaci per richiamare all’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale i tanti che si sono ad essi fino ad ora sempre sottratti;

b) contiene un attacco al salario e ai diritti dei lavoratori di portata inedita, attraverso provvedimenti come il pagamento con due anni di ritardo (e senza interessi) del trattamento di fine rapporto per i lavoratori pubblici, il differimento del pagamento della tredicesima mensilità per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche che non rispetteranno gli obiettivi di riduzione della spesa, l’anticipo dal 2020 al 2015 dell’inizio del progressivo innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile per le lavoratrici del settore privato;

c) sancisce una volta per tutte, attraverso la soppressione degli anni del servizio militare e degli studi universitari già riscattati ai fini contributivi dal calcolo dell’età pensionabile, che progetti e aspettative di vita dei cittadini onesti non contano nulla e che lo Stato italiano può rivedere a suo piacimento impegni e patti sanciti dalle normative vigenti ledendo impunemente i diritti già acquisiti;

d) contraddice il principio secondo il quale il lavoro non è una merce e la dignità dei lavoratori non è negoziabile. Il comma 3 dell’art. 8, laddove afferma che «le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unità produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori», fa sì che lo Stato italiano decida di attribuire efficacia ultra partes ad atti dell’autonomia collettiva privato-contrattuale, sotto la spinta a liberalizzare gli sviluppi della contrattazione aziendale, con la licenza di peggiorare il trattamento fissato dalla legislazione vigente e a fortiori quello stabilito al livello negoziale superiore;

e) propone senza una reale necessità, ma piuttosto come un pretestuoso diversivo, la riforma degli attuali articoli 41 e 81 della Costituzione. Nessuno può sensatamente affermare che le difficoltà dell´economia italiana siano da imputare all’art. 41, mentre l´introduzione all’art. 81 della regola del pareggio di bilancio finirà per determinare una rigidità rischiosa, visti gli effetti negativi che un vincolo del genere ha appena prodotto negli Stati Uniti. Inoltre questa “costituzionalizzazione” del pareggio di bilancio renderà impossibile l’investimento sociale ed imporrà una visione aziendalistica dello Stato che è assai lontana dalla filosofia morale e politica dell’attuale Costituzione;

f) dà forma ad una sorta di neo-Costituzione preventiva, imponendo a Comuni, Province, Regioni e Stato adeguamenti normativi in tempi ristretti sulla base di pure ipotesi, peraltro incerte e giuridicamente inesistenti, di modifica della Costituzione vigente, delle quali si ignora se, come e quando saranno approvate;

g) impone di fatto ai Comuni la privatizzazione/liberalizzazione dei servizi pubblici locali, con la sola eccezione di quello della gestione dell’acqua, in palese violazione con quanto deciso tre mesi fa da 27 milioni di cittadini italiani in occasione delle ultime consultazioni referendarie. Il popolo ha fatto pervenire un’indicazione politica chiara, volta a riequilibrare il rapporto fra privato e pubblico a favore di quest’ultimo, dando immediata e piena attuazione agli articoli 41, 42 e 43 della Costituzione;

h) sceglie di non impegnarsi da subito a ridurre gli “sprechi e i privilegi della politica” ma opta invece per lo spostamento, e quindi l’appannamento e la perdita di rilievo, di festività civili che fondano la nostra identità collettiva: 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Il fine ultimo di questa misura va oltre il mero obiettivo di un aumento della produttività (peraltro tutto da dimostrare), e appare invece quello di sminuire l‘importanza simbolica di eventi storici che agli occhi di questo Governo non hanno mai rappresentato valori condivisi.

I “Docenti preoccupati” dell’Alma Mater Studiorum ribadiscono anche in questa occasione la loro radicale avversità ai provvedimenti di un Governo che, a partire dal 2008, ha scientemente perseguito lo smantellamento del sistema universitario italiano, attraverso una riduzione senza precedenti nella storia del Paese dei finanziamenti agli Atenei pubblici. Vale la pena ricordare che dal 2008 al 2011 le somme stanziate a favore di questi ultimi sono scese da 7,41 a 6,57 miliardi di euro (-11,31 per cento), e si ridurranno ulteriormente nel 2012 a 6,49 miliardi (-12,40 per cento), per passare infine nel 2013 a 6,45 miliardi (-12,95 per cento).

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Per lo sciopero generale del 6 settembre

A fronte di una crisi che sta colpendo le condizioni abitative di migliaia di persone in tutta la Regione, così come sul resto del territorio nazionale, il governo, recependo i diktat dell’Unione Europea, sta discutendo una manovrale che si tradurrà in un ulteriore attacco ai settori che in questi anni stanno già pagando a caro prezzo le conseguenze della crisi.
Dopo oltre venti anni di politiche volte a favorire la rendita e i grandi proprietari assistiamo alla crisi del mercato del “mattone”, che i vari Piani Casa non sono riusciti a nascondere.
Così come molte altre Regioni, oggi l’Emilia Romagna vede l’esplosione dell’emergenza casa, fenomeno spesso collegato alla perdita del lavoro, all’erosione del reddito e del potere d’acquisto, alla carenza di alloggi popolari. Solo nel 2010 L’Emilia Romagna ha guadagnato il terzo posto sul podio nazionale degli sfratti, che sono stati 7.054, a cui si sommano migliaia di insolventi al mutuo prima casa. L’unica ricetta proposta da governo e opposizione è la vendita di tutto il patrimonio demaniale che si tradurrebbe nella privatizzazione di ampie superfici di territorio nazionale ovvero in consumo di suolo con cementificazioni selvagge, aumento dei costi delle abitazioni e in un assetto urbanistico fatto di ghetti da un lato e quartieri “di lusso” dall’altro.
E’ necessario quindi un totale cambio di passo che non assoggetti i beni comuni al profitto di pochi tramite svendite e privatizzazioni, ma che utilizzi il patrimonio pubblico per i bisogni dei giovani, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori tutti

Per questi motivi, come movimenti per il diritto all’abitare aderiamo alla piattaforma dello sciopero indetto dal sindacalismo di base e diamo appuntamento a Bologna martedì 6 settembre ore 9.00 in piazza XX Settembre, come prima data di un autunno che necessita una forte risposta alla macelleria sociale che i poteri forti di questo paese vogliono imporre.

Bologna Prende Casa
Diritti in casa Parma

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