I pirati di Evangelisti espugnano Veracruz


Venerdì 6 Novembre, il milieu culturale “Vag di Venere” presenta “Veracruz”, ultima “impresa” di Valerio Evangelisti. Sarà presente l’autore.

30 ottobre 2009 - 01:41

Veracruz di valerio EvangelistiUscito in libreria da qualche giorno, il nuovo libro di Valerio Evangelisti “Veracruz” verrà presentato a Vag61 (via Paolo Fabbri 110) venerdì 6 novembre alle ore 21, nell’ambito dell’appuntamento settimanale “Vag di Venere”.

Si tratta del secondo capitolo sui pirati di Evangelisti, dopo l’uscita nel 2008 di “Tortuga”.

Ora lo straconosciuto autore della saga di Eymerich, torna sui mari a raccontare avventure, sempre più crudeli, dei Fratelli della Costa, la più grande flotta di pirati che abbia mai solcato i mari centroamericani, alla conquista dell’inespugnabile Veracruz (la capitale della Nuova Spagna).

I pirati raccontati in “Veracruz” sono crudeli, spietati, macchiati di sangue, e per molti aspetti diversi dall’iconografia cinematografica che siamo stati abituati a vedere: nel libro scompare quasi del tutto la versione della comunità “aperta” (solo un breve accenno alla pratica di delegittimazione dei capitani a opera degli equipaggi), scompaiono l’Isola felice e i pirati buoni alla Salgari.
I bucanieri della Jolie Rouge (la bandiera pirata), masnadieri e taglia-gole pensano soltanto al bottino che ricaveranno dal prossimo assalto, per loro anche l’amore è merce violenta.
Nella storia narrata da Evangelisti questi pirati non hanno niente di romantico: sono al soldo di Sua Maestà di Francia, ma quando assaltano una nave e la scoprono francese, uccidono l’intero equipaggio.

Il testo stampato sulle bandelle della copertina conferma le nostre impressioni:

“Siamo nel 1683, due anni prima degli eventi narrati nel romanzo Tortuga. Il cavaliere Michel de Grammont, ultimo leggendario capo dei Fratelli della Costa che infestano il mar dei Caraibi, propone ai compagni un’idea folle: conquistare e saccheggiare Veracruz, la città più importante della Nuova Spagna, giudicata imprendibile. Un’impresa condannata anche da quella corona di Francia di cui i pirati si dicono gli agenti, che ha firmato con gli spagnoli un effimero trattato di pace.
Prende il largo dall’isola di Roatán la flotta più imponente che abbia solcato le acque centroamericane. Uomini spericolati, cinici, rotti a ogni crudeltà. Se esiste un ideale, è di arricchirsi in fretta e sperperare tutto nei pochi anni di vita che rimangono. Quanto all’orizzonte strategico che ispira chi manipola i fuorilegge del mare – togliere alla Spagna il monopolio dei commerci nell’area caraibica – è per gli equipaggi puro pretesto che legittima un’avidità sfrenata.
Hubert Macary, ufficiale al servizio del capitano Lorencillo, è uomo stolido, coraggioso e fedele, con un lungo passato militare. Considera una virtù l’obbedienza cieca, la gerarchia il perfetto assetto sociale. La ferocia dei pirati non lo turba: l’importante è obbedire.
Le sue convinzioni saranno scosse da due donne: Claire, la sorella del cavaliere de Grammont, imprigionata a Veracruz dall’Inquisizione come ugonotta, liberata ormai morente; e soprattutto l’affascinante Gabriela Junot-Vergara, in apparenza convenzionale femme fatale, seducente e irresistibile, ma forse mossa da ideali più nascosti e da finalità indecifrabili. Dopo la sanguinosissima presa di Veracruz saranno Claire e Gabriela, l’una moribonda e l’altra fin troppo viva, a guidare non solo Macary, ma l’intera Filibusta, verso l’abisso descritto in Tortuga.
Accanto ai personaggi principali, anima il racconto un’intera folla di comprimari: i capitani Lorencillo e Van Hoorn, i governatori corrotti coinvolti in complicati giochi geopolitici, le donne-bucaniere dai costumi disinvolti, i semplici marinai capaci di passare con indifferenza dalla generosità all’efferatezza. Un quadro dei Fratelli della Costa senza precedenti nella narrativa avventurosa, al tempo stesso crudamente realistico e oggettivamente pittoresco, ma documentato con serietà. Quasi l’antitesi del romanticismo salgariano, e dell’abbondante saggistica che ha letto l’epopea dei pirati della Tortuga in chiave di rivolta libertaria.
Lo sfondo ambientale sono isolette suggestive, mari cristallini, sabbie bianchissime, città costiere protette da banchi di corallo. Chi ha detto che l’inferno abbia colori cupi?”

In un’intervista di un po’ di tempo fa, a chi gli chiedeva se nei suoi romanzi c’è traccia della sua visione politica e sociale del mondo, Evangelisti rispondeva:

“Certo, nei miei romanzi lascio trasparire la mia visione del mondo, che non è tanto politico-ideologica, quanto principalmente morale. Sono contro la guerra, contro il razzismo, contro lo sfruttamento, contro il colonialismo, per l’uguaglianza tra i sessi. Ciò al di là della trasposizione di queste posizioni in politica, di cui non mi interesso più di tanto, specie nella sua versione partitica. Dato che si tratta, in me, di convinzioni radicate, è inevitabile che i miei libri le riflettano. Mi tengo però accuratamente alla larga dai predicozzi. Credo in una narrativa non didascalica, che sollevi dubbi piuttosto che fornire risposte. Queste ultime spettano ad altri, non allo scrittore. Un autore che abbia intenti pedagogici non può che produrre pessima narrativa”.

Lo ascolteremo volentieri a Vag il prossimo 6 novembre.

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