Grecia / Proteste e scontri, Papandreu verso le dimissioni


Terzo sciopero generale contro il piano di austerity con cui il governo socialista vuole assicurarsi il sostegno economico di Bce e Fmi per evitare la bancarotta

15 giugno 2011 - 23:42

(dal sito di Radio Onda d’Urto)

Pesanti scontri ad Atene, nell’ennesima giornata di sciopero generale contro le politiche anti-deficit del governo. Decine di migliaia di manifestanti sono scesi in strada nella capitale e in altre città, chiamati a raccolta dai sindacati e dalle altre sigle della società civile impegnate da mesi nella protesta contro il piano di austerity, elaborato dal governo socialista per ottenere i prestiti miliardari concessi da Unione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea. Per attingere ai fondi necessari per salvare le casse statali elleniche dal crac, il premier Papandreou e il partito socialista al potere stanno mettendo in campo un corposo sistema di tagli alle pensioni, agli stipendi, ai servizi e al welfare.
La popolazione greca ha risposto anche oggi con massicce contestazioni, sfociate in scontri con la polizia in piazza Syntagma, la zona di Atene dove sono concentrate le principali sedi istituzionali, a cominciare dal parlamento, assediato dai manifestanti. Un gruppo di contestatori a volto coperto ha lanciato alcune molotov contro la vicina sede del Ministero delle Finanze. Dalla testa del corteo sono partiti invece sassi e yogurt, a cui la polizia ha risposto caricando e sparando lacrimogeni.

L’auto del premier Papandreou è stata presa di mira con alcune arance. Al momento non c’è però notizia di arresti. Ma il governo ellenico trema non solo per le proteste di piazza. Ieri infatti il doppio vertice tra i ministri finanziari dell’Eurozona e dell’Ecofin è servito solo a ribadire le divisioni ancora esistenti tra i Paesi membri sul prestito da erogare ad Atene. Divisioni che hanno impedito di decidere sull’ipotesi di un nuovo pacchetto di aiuti, ma anche di sbloccare da luglio la quinta tranche da 12 miliardi del maxi-prestito da 110 miliardi deciso un anno fa dalla cosiddetta “troika”. Davanti a tutte queste difficoltà, il premier Papandreou avrebbe detto oggi di essere disponibile a dimettersi, per favorire la nascita di un governo di unità nazionale, come richiesto dall’opposizione conservatrice. La notizia, riportata, dai media greci, non trova ancora conferme ufficiali da fonti governative.

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