Gelmini: zero in condotta


La «epocale riforma» della Scuola: 132000 posti di lavoro tagliati, cinquantamila classi senza docenti, diecimila insegnanti senza cattedra

07 settembre 2010 - 15:22

di Mariavittoria Orsolato da AltreNotizie

Cinquantamila classi senza docenti, sedicimila istituti senza presidi, centosettantamila lavoratori precari senza una cattedra e ben otto milioni di Euro in meno in tre anni: questa la pubblica istruzione voluta “gagliardamente” – come scrive in tono ammonitorio su Avvenire – da Mariastella Gelmini, che si appresta ad inaugurare il nuovo anno scolastico nella furia delle polemiche.

Nella conferenza stampa indetta per l’imminente ripresa delle lezioni, l’avvocatessa somara divenuta fortuitamente ministro, ha invitato le migliaia di precari che in tutta Italia stanno organizzando proteste e manifestazioni, ad astnersi dallo strumentalizzare il proprio disagio e si è detta “disponibile al confronto sul precariato e con i precari, solo se si tratta di ragionare in un clima costruttivo e su dati veri”.

I dati reali sono quelli sopraccitati, ma evidentemente per la ministra Gelmini i soli numeri che contano, le uniche cifre che hanno un senso nella sua personale idea di scuola, sono quelle dei bilanci. Bilanci sì disastrati, che richiederebbero un ampio e deciso intervento statale per garantire il diritto ad una corretta istruzione e per adempiere al dovere di proteggere la sicurezza degli studenti. Se già, infatti, la maggior parte dei plessi scolastici pubblici soffre di carenze strutturali che potrebbero essere fatali (la scuola elementare di San Giuliano è solo l’esempio più lampante e doloroso), ora anche il corpo docenti si ritrova un colabrodo a causa di quello che altro non può essere definito se non un licenziamento di massa, una manovra che per numero corrisponde a circa due Alitalia.

Ma dal Ministero non arriverà – se mai arriverà – un centesimo in più di quello previsto dal testo della riforma orchestrata da Tremonti in tempi di crisi e, sebbene la Gelmini rassicuri sul fatto che le Regioni stanno provvedendo a stilare le nuove graduatorie dei supplenti, per il prossimo anno è contemplata un’integrazione di soli sedicimila fortunati. Del resto l’ha detto, gelida, la stessa ministra, rivolta al presidio di insegnanti riunito in questi giorni dinanzi a Montecitorio: allo stato attuale delle cose “non c’è modo di assorbirli tutti”.

Quarantamila sono stati i posti tagliati nel 2009, centotrentaduemila quelli che si perderanno da qui al 2013: quella dei precari della scuola non è una rabbia “strumentale”, ma un grido disperato d’aiuto, una serie di iniziative che, più che rivendicare il diritto al posto di lavoro, cercano di catalizzare l’attenzione su quella che a tutti gli effetti sarà un’ecatombe di insegnanti. Se alcuni hanno optato per lo sciopero della fame, altri addirittura hanno deciso di mettersi in vendita sul popolare sito di aste on-line E-bay: uomini e donne sui 40 anni, ultra qualificati fra lauree, master, abilitazioni Ssis, offrono le loro competenze al miglior offerente.

Una provocazione che fa riflettere e non solo per l’ardire creativo con cui il blog di precari Docenti in mutande ha scelto di protestare. Da Roma però arriva l’esortazione a unire le forze e a compattare la protesta per istituire un movimento unitario nazionale che manifesti il prossimo 8 settembre, rendendo evidente alla ministra quanto la scuola italiana si sia impoverita. Sforbiciando in modo indiscriminato non si va verso una scuola più efficiente, ma si precipita inevitabilmente verso un baratro che, oltre a danneggiare economicamente i più che competenti operatori del settore, mina pericolosamente il futuro delle nuove generazioni.

Nel frattempo nelle scuole, sempre a causa della riforma, ci sono almeno diecimila insegnati di ruolo che, pur avendo miracolosamente mantenuto il posto, non hanno più una cattedra: sono i cosiddetti soprannumerari, l’esempio più lampante della paradossalità della misure volute dal Governo che il ministero di Piazza della Minerva ha affrontato con una scarna circolare in cui, sbrigativamente, si invitano gli uffici scolastici a lasciar languire questi docenti nelle scuole dove finora hanno prestato servizio; cosa faranno in realtà al suono della campanella non è dato saperlo nemmeno ai diretti interessati.

Quello che prenderà avvio tra meno di una settimana doveva essere l’anno scolastico che avrebbe dato ragione all’Esecutivo in termini di trionfo del merito e di imposizione della qualità sulla quantità. Ebbene, l’unico traguardo raggiunto dall’epocale riforma (così alla firmataria piace definirla) è la riduzione dell’organico: un repulisti da portare avanti a qualsiasi costo. E poco importa che questo vada ad incidere negativamente su chi nella scuola pubblica ci lavora da anni e su chi per almeno dieci anni sarà costretto a frequentarla. C’era forse da aspettarsi altro dall’imbelle ministro di un premier che da sempre dice che il suo elettorato ideale non dovrebbe avere titoli più alti della terza media?

Tweet about this on TwitterShare on FacebookShare on LinkedInShare on Google+Share on Tumblr


Articoli correlati