Francoforte sul Meno / “Accerchiatori e accerchiati”


#BlockupyFrankfurt, secondo aggiornamento da Connessioni Precarie: “Volevano impedire che il quartiere delle banche venisse assediato e hanno contribuito all’assedio nella maniera migliore”

19 maggio 2012 - 16:37

Quando saltano i programmi e si è forzati a inventare percorsi nuovi, molto sta nell’effetto sorpresa che si è in grado di produrre. Ci riescono alcuni di quelli che, dopo la breve manifestazione partita stamattina alle otto dalla Stazione centrale di Francoforte, riescono a sfuggire a controlli e divieti e si concentrano attorno alla BCE, mentre altri raggiungono la zona della Fiera, grande distretto delle merci. All’ombra dello Schmieder, il gigantesco uomo meccanico il cui braccio si muove impugnando un martello, alcune decine di manifestanti si riuniscono in presidio e sono immediatamente circondati da un cordone di polizia. La strategia della catena, Kessel, è quasi incredibile a vedersi. Una barriera di poliziotti e poliziotte impedisce di vedere quelli che non intendono lasciarsi trasformare in operai-macchina, per essere poi falsamente celebrati nella vetrina del mercato. I manifestanti saranno rilasciati dopo essere di fatto riusciti a bloccare per sei ore la via principale, con un nuovo foglio che li bandisce da questa zona protetta, se vogliono evitare un vero e proprio arresto. Chi ha paura deve incutere paura, questo ci è ormai chiaro.
Spostarsi più avanti, dove la BCE è accerchiata dagli audaci che sono riusciti ad anticipare la costruzione di questi muri di divise, è impossibile. Gli accerchiatori si trovano accerchiati e inutilmente quelli che vogliono unirsi alla protesta cercano di aprire una falla. In Munchenstrasse una fila di poliziotti, dietro cui torreggia il simbolo della moneta unica, respinge anche i turisti più innocenti. Le barricate in questa giornata sottosopra le fa la polizia. Lasciano passare solo un operaio edile che si era allontanato dall’area delle banche – un tripudio di cantieri – per comprarsi da mangiare durante la pausa pranzo. I garanti dello sfruttamento hanno un padrone soltanto, ben visibile alle loro spalle.

I manifestanti però non stanno fermi e si spingono ad accerchiare gli accerchiati. Basta un piccolo assembramento a ridosso dei cordoni di polizia, e nuove figure in divisa accorrono. Un’immagine bizzarra di cerchi concentrici, dove gli accerchiati sono sempre anche accerchiatori e viceversa. Volevano impedire che il quartiere delle banche venisse assediato e hanno contribuito all’assedio nella maniera migliore…
Ogni piano è saltato. Si moltiplicano le iniziative di piccoli gruppi decisi almeno a non concedere tregua a questa paranoica espressione di potere. Persino Untermainkai 68, l’edificio della DGB dove tutti si radunano a metà giornata, si trova circondato. Mentre provoca i manifestanti, la polizia intima loro di non azzardare alcuna provocazione, pena l’ennesimo sgombero. Ma non ci casca nessuno.

Intanto, di fronte alla Deutsche Bank, si organizza un nuovo blitz per denunciarne il ruolo negli imponenti processi di land grabbing, l’acquisto e l’espropriazione di terre nel nome del profitto e dello ‘sviluppo’. Un nuovo accerchiamento che si aggiunge al divieto opposto alla conferenza di David Graeber, antropologo ed esponente di Occupy Wall Street. Unico evento autorizzato, finché non è stato proibito. Si sarebbe dovuto tenere al teatro di Francoforte, in Willi-Brandt Platz, troppo vicino alle fragili pareti di vetro della BCE.

Quelli che hanno paura hanno bisogno di far paura, e ce la mettono tutta per riuscirci. La grande partecipazione attesa è stata in effetti frenata da questa scriteriata esibizione di muscoli che pare lanciare, dal centro dell’Europa, un chiaro messaggio: non c’è spazio di azione contro la precarizzazione del capitale. Alla faccia delle retoriche sui diritti, i divieti hanno serenamente sospeso i più elementari diritti di manifestazione e parola, quelli che mettono tutti d’accordo. In Germania hanno imparato evidentemente dal sindaco Bloomberg, ma rischiano di stabilire un precedente scomodo, quando non pericoloso, anche al di là dei confini tedeschi.

Mentre scriviamo, nello spazio di Bockenheimer Warte, il Campus universitario ancora “protetto” dal modello corporativo di questo paese, centinaia di persone discutono delle pratiche e dei discorsi dilagati globalmente sotto il nome di #Occupy. Un momento che sembra guardare avanti, e contemporaneamente sospendere il tempo fino a domani.

La manifestazione è autorizzata, ma a mille condizioni. Nonostante i divieti, però, e proprio perché talvolta è così complicato distinguere tra accerchiatori e accerchiati, possiamo dire che qui a Francoforte la posta in gioco è alta. I piani sono saltati, ma dei semplici demonstrator, niente più che precari, sono già stati in grado di obbligare questo governo a gettare la sua civile e austera maschera pur di metterli a tacere.

(da Connnessioni Precarie)

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