France Profonde / Le conseguenze perverse della “legalità”


Una sorta di laicismo “anti-politico”, può sanzionare la libertà di espressione nelle scuole?
E il reato di clandestinità, che legami può avere con la violenza sulle donne?La suggestione e l’orrore di uno scenario possibile.

23 febbraio 2010 - 13:44

> “Palestina libera” non ha diritto “d’asilo”

E’ avvenuto a Villefranche sur Saone, una piccola città in provincia di Lione, “France Profonde”: Zeyneb, 16 anni, studentessa al terzo anno di college (corrispondente delle nostre scuole superiori) è stata fatta oggetto di procedura di espulsione temporanea dalla scuola – 3 giorni la durata della sanzione – a seguito di un alterco avuto con il suo professore di Storia per essersi presentata in classe con una maglietta portante la scritta “Palestina Libera”.

I FATTI. A seguito di una lezione sul Dopoguerra in Francia nella quale “ho spiegato la fine dei Trenta Gloriosi a causa della caduta del prezzo del petrolio, in reazione alla vittoria di Israele nella “guerra dello Yom Kippur”, dopo l’attacco a sorpresa dei paesi arabi (Egitto, Giordania, Libano e Siria, NdR) – spiega il professore, Zeyneb trova il corso “parziale”.
“[Il professore] ha detto che gli Arabi avevano approfittato dello Yom Kippur (festa religiosa ebraica) per colonizzare Israele”. L’insegnante risponde che l’allieva “non ha capito”.
Tre giorni dopo, Zenyeb si presenta a scuola con una maglietta riportante la scritta “Palestina Libera” (“Palestine Libre”, in francese) e scatta la bagarre. Il professore ordina alla studentessa di levarsi la maglietta o di coprirla con il maglione, non conforme, secondo lui, al “principio di laicità e di neutralità politica presente nel regolamento della scuola”. La giovane chiede quindi spiegazioni e, secondo le testimonianze dei compagni di classe, viene aggredita verbalmente in maniera sempre più “dura”, finchè, trovandosi ormai sulla porta in vista di lasciare quella “discussione”, le viene intimato di rientrare ed ottemperare agli ordini per non incorrere nelle conseguenze di un rapporto ufficiale. La ragazza prende la porta e, in lacrime, si reca dalla madre,che lavora a pochi passi dalla scuola.
Il professore ha in seguito spiegato ai giornali il suo pensiero: “Credo che qualcuno che manifesta le proprie idee, non sia pronto a ricevere un insegnamento. Non si va a scuola per fare del proselitismo.”.

“Reclamare la libertà delle persone non è fare proselitismo”, la risposta, laconica, di Zenyeb.

> Donna vittima di violenza o clandestina?
Una questione di “legalità” (e di priorità).

Un’altra giovane, Najlae, di 19 anni sta subendo le conseguenze di quella ondata di incoscienza amministrativa e giudiziaria che va sotto il nome di “legalità”.

Najlae ha lasciato il Marocco all’età di 14 anni, per sottrarsi a un matrimonio combinato dal padre. Arrivata in Francia, si trova malauguratamente ancora presso il genitore. Qualche giorno fa, l’ennesima esplosione – l’uomo è riconosciuto come un “violento” da vicini di casa e genitori dei compagni di scuola di Najlae – di rabbia paterna, a causa di un mozzicone di sigaretta trovato nella stanza della figlia. Il genitore impugna il manico dell’aspirapolvere, poi un ferro da stiro e la “rovina di colpi” – racconta la madre di una compagna di scuola. Otto giorni di prognosi.

Dopo due giorni, Najlae si presenta al commissariato di Chateau-Renard per sporgere denuncia contro le violenze del genitore: a seguito del controllo di routine, lo zelante poliziotto avverte la prefettura della condizione di irregolarità in cui si trova la ragazza, essendo maggiorenne e non avendo nè permesso nè i requisiti necessari a richiederlo, e la porta in cella. Sabato mattina, alle 4 e 40, la madre della compagna di Najlae, che aveva preso a cuore le sorti della ragazza, riceve dalla Prefettura l’informazione che la giovane è stata rimpatriata in Marocco, dove è stata arrestata.

Si tratta, in pochi mesi, del quarto caso di donna picchiata e espulsa (o minacciata di espulsione).

d.g.

>Fonte: Libération

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