Forlì-Cesena / Alberghi come istituzioni totali


L’associazione Rumori sinistri racconta la storia di una lavoratrice rumena. Stremata dalla fatica finisce al pronto soccorso e le viene assegnata una terapia per curare la depressione. Poi il licenziamento in tronco.

14 agosto 2012 - 15:49

Alberghi come istituzioni totali

Continua il lavoro di emersione e di intervento da parte dell´Associazione Rumori Sinistri sul fenomeno del grave sfruttamento lavorativo nel settore turistico attraverso l´attivazione della campagna sociale informativa.

Le volontarie ed i volontari qualche giorno fa hanno incontrato una lavoratrice romena assunta in qualità di cameriera ai piani in un albergo di Cesenatico: inizialmente le era stato attivato un contratto a chiamata per il mese di aprile e maggio tramutato poi da giugno in un contratto di 36 ore settimanali.

Le ore settimanali effettivamente lavorate erano in realtà 98, in assenza del giorno di riposo, con mansioni scandite da ritmi disumani: 48 stanze da pulire assegnate a due persone per una paga di 1000 euro al mese.

A metà luglio la lavoratrice cade a terra stremata dalla fatica, chiede l´intervento del 118 e dopo una certa resistenza da parte della datrice di lavoro viene trasportata con l´ambulanza al Pronto Soccorso dove gli operatori che l´hanno soccorsa riferiscono al medico che si tratta di “Episodio lipotimico con caduta a terra senza p.d.c. (perdita di coscienza) e pronta ripresa. Soggetta a ritmi di lavoro senza adeguato riposo, stress, dorme poco, mestruazioni non regolari, cefalea.”

La diagnosi è la seguente: “Lipotimia senza p.d.c. in corso di stress psicofisico”

Prescrizioni:

“Terapia per 10 gg con Xanax, adeguato intervallo di riposo giornaliero”

Prognosi:

” Tre giorni di riposo medico”

Al ritorno in albergo per riprendere il lavoro, la lavoratrice subisce pressioni psicologiche affinché aumenti il ritmo nello svolgimento della sua mansione: più volte viene ripresa dalla datrice di lavoro per aver dichiarato al medico del Pronto Soccorso le ore effettive di lavoro.

Dopo qualche giorno viene assunta in albergo una terza cameriera ai piani e alla lavoratrice le viene comunicato il suo licenziamento in tronco prima della fine del contratto di lavoro.

Quest´ultima trovandosi senza lavoro da un giorno all´altro chiede nuovamente l´aiuto e il supporto dell´associazione Rumori Sinistri e si decide insieme un percorso di denuncia che sfocerà nel deposito di una querela contro l´albergatrice per maltrattamenti.

Dopo questo ennesimo episodio di grave sfruttamento lavorativo all´interno delle strutture alberghiere presenti sul nostro territorio riteniamo importante fare una breve riflessione, a partire proprio dalla diagnosi e dalla prescrizione effettuata dal medico che ha visitato la lavoratrice. Sono sempre più frequenti i casi di lavoratrici stagionali che vengono trasportate al Pronto Soccorso in seguito a svenimenti causati da stress psicofisico.

Diversamente dagli altri casi, questo ha inizialmente suscitato la nostra attenzione dal momento che la terapia assegnata alla lavoratrice consiste nell´assunzione di un farmaco utilizzato per curare la depressione.

Esiste un ampia letteratura sul tema degli stati modificati di coscienza che si sviluppano in soggetti sottoposti a carcerazione o a forzata permanenza in ex istituti psichiatrici, ovvero le istituzioni totali. I “reclusi” mettono in campo una serie di dispositivi utili a poter resistere alla detenzione.

E´ anche lecito parlare di dissociazione psichiatrica in riferimento ad una serie di comportamenti che danno origine a bipolarismo psichico, scissione della personalità, “divenire altro”, comportamenti finalizzati alla sopportazione di una costrizione.

Non esageriamo quando diciamo che gli alberghi assomigliano sempre di più ad istituzioni totali, dove il corpo recluso e sottoposto a maltrattamenti e a ritmi disumani attiva quei meccanismi sopra citati.

Il caso di questa lavoratrice ci sembra emblematico di una situazione comune a molti stagionali sui quali si esercita il pieno e totale controllo e manipolazione del corpo e della psiche.

Il medico ha prescritto quel farmaco dal momento che si è trovato di fronte una paziente non pienamente in grado di mettere in campo forme di autodifesa.

Ma perché scomodare la farmacologia psichiatrica, quando sarebbe sufficiente rispettare il contratto collettivo nazionale del lavoro?

I/Le volontari/e dell´ass. Rumori Sinistri



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