Ferrara / Zic al concerto per Federico Aldrovandi [audio+foto]


Siamo stati al concerto in memoria di Federico Aldrovandi e abbiamo raccolto alcune testimonianze significative a 7 anni dalla sua morte e a pochi giorni dalla sentenza di Cassazione.

23 settembre 2012 - 20:54

Sono passati quasi 7 anni esatti (il 25 Settembre cade il triste “anniversario”) dalla morte di Federico, in via dell’Ippodromo a Ferrara, per mano di quattro agenti di Polizia.

Sette anni è durato il processo principale, quello per stabilire chi avesse provocato la morte del ragazzo.

Pochi giorni fa le motivazioni della sentenza della Cassazione sancivano in modo chiaro la responsabilità degli agenti in quella che è stata definita “una violenta azione repressiva nei confronti di un ragazzo che si trovava da solo”, in modo “sproporzionatamente violento e repressivo”.

I tribunali sono serviti a stabilire definitivamente i responsabili della morte di Federico. I processi, ma soprattutto il lavoro di giornalisti testardi e meticolosi hanno portato alla luce anche le pressioni, i depistaggi, i tentativi di insabbiamento prodotti nell’ambiente della Polizia di Stato.

Una parte di verità, è venuta alla luce. Una parte, solamente: cosa è successo prima di quella infausta sera di settembre e quindi perchè Federico sia stato picchiato a morte, ancora non è dato saperlo.

Una parte di giustizia. Le condanne inflitte ai quattro poliziotti sicuramente hanno il merito di rompere, finalmente, il muro dell’impunità di commettere reati indossando una divisa. Ma quelle persone sono ancora in servizio, dimostrando, finora, la reticenza di un corpo dello Stato a prendere provvedimenti nei confronti dei propri “figli”, anche quando è la Legge, e il senso di decenza, a richiederlo.

L’altra sera, a Ferrara, al concerto in memoria di Federico Aldrovandi c’eravamo.

Abbiamo visto un barlume di serenità negli occhi di Patrizia Moretti, madre di Federico. Ma ci abbiamo visto, ancora una volta, una grande determinazione. Ad andare fino in fondo, ora, nell’affermazione di un principio basilare: nessuno deve morire mai più per mano della Polizia e anche la divisa può essere processata e condannata.

L’associazione “Federico Aldrovandi”, nata anch’essa poco tempo fa, vuole fare si che questa vicenda possa servire da esempio a tutti i casi, e sono tanti, in cui gli abusi polizieschi vengono coperti, insabbiati, depistati, in cui il processo preliminare quando si tratta di agenti dello Stato è quello alle vittime: drogati, pazzi, delinquenti, a prescindere. Ecco, come ci ha detto Checchino Antonini, il giornalista di Liberazione che ha portato per primo alla luce dei riflettori la storia di Federico, a noi non importa da quale parte della linea di legalità si trovi la vittima, a noi importa non avere più vittime.

Venerdi 22 Settembre eravamo al concerto e abbiamo voluto riportare a casa soprattutto le parole e i significati che quella serata conteneva e aspirava a diffondere, rompendo, ancora una volta, il “muro del silenzio”.

Vi proponiamo quindi le interviste che abbiamo realizzato sotto al palco con Patrizia Moretti, mamma di Federico; Checchino Antonini, giornalista di Liberazione e redattore del sito Globalist; Alessio Lega, cantautore libertario che, tra gli altri, ha messo la sua musica al servizio di questa causa collettiva. Infine, pubblichiamo un’estratto del lungo ed intenso intervento che papà Lino Aldrovandi ha tenuto sul palco.

> Vai alla feature su Federico Aldrovandi

> Vai allo Speciale di Zic sul caso Aldrovandi

> Foto

 

> Ascolta le interviste realizzate a Ferrara:

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