«Fermiamo il massacro in Libia: Gheddafi vattene!»


Presidio sotto le due torri domenica 27 febbraio’011 alle 16,30. Bartleby, Vag61, Utopia e Coordinamento Migranti: «Verso il primo marzo contro il regime dei confini dell’Unione Europea, libertà di movimento per tutte e tutti!»

24 febbraio 2011 - 15:10

In questi giorni stiamo assistendo ad un susseguirsi di notizie tragiche dalla Libia dove Gheddafi sta reprimendo nel sangue chi legittimamente si oppone ad una dittatura che dura da 42 anni.
Sono fatti di grande potenza e di grande dolore allo stesso tempo che arrivano fino a noi con tutta la loro forza e che non possono lasciarci indifferenti.
Sulla scia di quanto avvenuto negli altri paesi del Maghreb e non solo, come la Tunisia e l’Egitto, il popolo libico ha deciso di scendere nelle piazze per rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione, alla democrazia, alla libertà.

Il governo libico risponde a tutto questo con una violenta repressione: da mercoledì si parla di 10000 morti e di decina di migliaia di feriti. Il numero delle vittime è in continuo aumento, la gente viene assassinata dai cecchini o nei raid aerei mentre sta manifestando: è di stamattina la notizia del bombardamento della città di Zawia.
 Gheddafi sta utilizzando l’esercito nazionale e mercenari assoldati a cottimo, ovvero pagati per ogni persona uccisa, pur di provare a conservare il suo oramai traballante potere. Fino a ieri, nel suo discorso televisivo, ha sottolineato che intende ripulire la Libia casa per casa se le proteste continueranno, definendo chi si ribella un “ratto”.
Cosa ne pensa l’Italia? Sappiamo tutti benissimo che Gheddafi è sempre stato il principale partner del nostro governo nel Mediterraneo.

Ricordiamo tutti l’aberrante trattato di amicizia e cooperazione fra l’Italia e la Libia siglato nel 2008, un accordo con il quale si sono poste le basi per una forte collaborazione fra i due paesi sia in campo economico (vedi Unicredit che perde il 6% in borsa a causa delle rivolte in Libia) che in campo politico, prospettando una gestione comune della repressione dei flussi migratori che attraversano “irregolarmente” il Mediterraneo. Nei fatti, questo trattato significa fra le altre cose il finanziamento di centri di permanenza temporanea in Libia, i respingimenti in mare, la deportazione di migliaia di migranti nel deserto fra la Libia e l’Algeria.

In questi giorni abbiamo visto come il governo Berlusconi fino alla fine abbia tentato di non interferire né condannare l’operato di Gheddafi. Chissà perchè ci viene da chiederci… come se fosse mistero che la Libia di Gheddafi è uno fra i maggiori partner finanziari dell’Italia e che molte grandi aziende italiane da Finmeccanica all’Eni hanno concentrato ingenti investimenti economici in Libia. Non ultime, alcune aziende riconducibili a Fininvest e quindi di proprietà del presidente del consiglio. E’ evidente che di fronte a questa terribile complicità politica e economica con un regime sanguinario come quello di Gheddafi, non è sufficiente raccattare qualche parola pure mal espressa, all’ultimo momento, per provare a salvare in calcio d’angolo la vergognosa immagine che il governo italiano sta dando del nostro paese. Oppure fare come fa Frattini, il nostro ministro degli esteri, che è più preoccupato “dell’emergenza clandestini” e di chiedere fondi all’Unione Europea per gestirla, che delle migliaia di morti in Libia. 
In effetti, l’unica risposta politica che questo governo sta dando è dichiarare lo stato di emergenza-immigrazione per giustificare rimpatri forzati e continue violazioni del diritto d’asilo.

Non vogliamo sentirci complici di un governo che ha pesantissime responsabilità politiche rispetto a quello sta accadendo anzi, lo condanniamo apertamente esprimendo la nostra complicità e solidarietà a chi in Libia si ribella. Scendiamo in piazza per gridare a gran voce la nostra solidarietà al popolo libico in lotta per la democrazia e per urlare altrettanto a gran voce vergogna al governo libico e a quello italiano! Quello che i popoli del Maghreb e del medioriente stanno facendo è una grande lezione per tutt@: la dignità, il coraggio e la forza di chi si riprende il proprio futuro! Domenica saremo in piazza per dire che Gheddafi deve andarsene e per chiedere la sospensione immediata del trattato di amicizia Italia-Libia!

E il primo marzo saremo nuovamente in piazza, a sostegno dei migranti e dei popoli in lotta del Nord-Africa ma anche per ribadire che la nostra Europa non è di certo questa Europa, un luogo dove ancora si muore di confine, dove il controllo delle frontiere e con esso i corpi dei migranti sono merce di scambio economico fra i governi, dove i diritti umani sono carta straccia ben incarnata nelle mura dei centri di detenzione permanente. La nostra Europa è al fianco delle lotte per la democrazia e per la libertà di movimento garantita a tutti e tutte!

TROVIAMOCI DOMENICA 27 FEBBRAIO ORE 16,30 sotto le due torri per manifestare al fianco del popolo libico

Bartleby
Vag61
Collettivo studenti medi Utopia
Coordinamento migranti Bologna

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