Faenza / Accordo per la Omsa: Cassa integrazione straordinaria e “l’ombra” di un compratore


Sei mesi di cassa integrazione straordinaria e percorsi formativi per favorire il reinserimento lavorativo per tutte e tutti i 239 dipendenti dello stabilmento di Faenza. Ancora “senza nome” l’impresa che dovrebbe rilevare il sito.

22 febbraio 2012 - 17:15

Un comunicato della Femca-Cisl ha reso noto i termini dell’intesa raggiunta sulla Omsa di Faenza quest’oggi al Ministero del Lavoro.
Per 239 lavoratrici e lavoratori della Omsa si chiudono (“temporaneamente” è l’augurio del sindacato e delle istituzioni locali) le porte della fabbrica e si aprono quelle dei corsi di formazione: 6 mesi di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), accompagnati appunto da percorsi di riqualificazione professionale.

L’Assessore regionale alle Attività Produttive dell’Emilia Romagna, Giancarlo Muzzarelli, ha rinnovato l’impegno delle Istituzioni ad “assicurare un futuro a tutti i lavoratori (e lavoratrici, ndr)”, rivelando anche l’interesse di una società alla reindustrializzazione del sito Omsa a Faenza, operazione che, si stima, potrebbe dare lavoro ad almeno 120 persone. Il nome della società è rimasto però “secretato” fino a nuovi sviluppi: “Lo ufficializzeremo, se sarà possibile, nel prossimo incontro agli inizi di Marzo”, annuncia sempre l’Assessore regionale. Dalle informazioni trapelate si dovrebbe trattare di un mobilificio.

Per le restanti lavoratrici, si è parlato di “possibilità sul territorio utili alla soluzione complessiva”, facendo esplicito riferimento alla loro ricollocazione in spazi di vendita al pubblico (Outlet) e in società di servizi della zona. Servono altri 119 posti.

E se la Cisl esprime “soddisfazione per l’accordo raggiunto”, non si può fare a meno di invitare alla prudenza lavoratrici e lavoratori, visto che i risultati raggiunti si limitano, per ora, ad un po’ di elemosina e un “fantasma” di imprenditore. La cassa integrazione non è mai una “vittoria” e i non meglio precisati “percorsi di formazione”, magari in marketing e vendita al pubblico visto che si è adombrata la prospettiva d’impiego in Outlet, assomigliano molto a una de-qualificazione; dal punto di vista dei posti, la “dispersione a pioggia” per la metà delle lavoratrici e dei lavoratori (119 su 239) e non più di un pizzico di “ottimismo!”(che sarà anche “il sale della vita”, ma non fa il pane) e tanta speranza per la restante metà, in attesa di quella che per ora è la “manifestazione paranormale” di un’impresa per rilevare il sito faentino.

Sarà interessante, venerdì 24 a Vag61, chiederlo direttamente alle lavoratrici cosa ne pensano di questo accordo.

E chissà se al Ministero hanno messo il piattino coi biscotti sul davanzale della finestra… a volte i “fantasmi” vanno presi per la gola.

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