Era necessaria Nomisma per scoprire che a Bologna c’è una grave emergenza abitativa?


Convegni, studi, rapporti, il Comune prosegue nella strada della fumosità per quanto riguarda gli interventi sulla casa. Chi ha attende un alloggio vuole cose concrete.

17 dicembre 2009 - 18:11

Erano necessari i dati presentati da Nomisma per capire che a Bologna c’è una grave emergenza abitativa? Questo giornale ne ha parlato per anni, fin da quando c’era sindaco Walter Vitali, sono passati ormai tre mandati amministrativi (15 anni) e il problema si è sempre aggravato. Il Comune doveva spendere soldi per commissionare il Rapporto a Nomisma per capire che il costo per l’affitto o per il mutuo incide sui redditi famigliari per più di un terzo? I dati già in suo possesso, derivanti dalle graduatorie dei bandi ERP (aumentate esponenzialmente nel corso degli ultimi dieci anni), le migliaia di domande per il contributo per il Fondo Sociale per l’Affitto, gli elenchi di emergenza abitativa, il numero di sfratti che ha assunto le sembianze di una vera e propria epidemia, non erano già elementi sufficienti per far diventare il tema dell’alloggio sociale una priorità tra le scelte del governo comunale?
C’è bisogno di un altro convegno, come quello che si terrà domani alla ex Sala Borsa? I pubblici amministratori dovranno vedersi alcuni documentari per capire in cosa consiste il dramma della casa a Bologna?

Già alla fine del mandato scorso, l’assessore Merola era stato protagonista di una pomposa quattro giorni a metà tra l’urbanistica e le politiche abitative, ma i favolosi contributi progettuali arrivati da metà Europa hanno fatto fare mezzo centimetro avanti negli interventi di edilizia popolare?
Leggere le dichiarazioni dell’Assessora Naldi oggi sui quotidiani (“Occorre studiare forme di intervento nuovo ed è quello che stiamo facendo”) è un insulto alle tante persone che sono in lista d’attesa da anni.
Cosa devi studiare per mettere a disposizione quegli otto appartamenti ristrutturati e vuoti dalla fine del 2003 in via Azzo Gardino 14?
Sei ancora abbastanza giovane, cara Assesora Naldi, per avere un briciolo di memoria: vatti a leggere cosa sottoscrisse il sindaco Cofferati (quello che tu tenesti “responsabilmente” in piedi per portare avanti il programma di mandato), al momento dell’approvazione del primo Bilancio preventivo (quello del 2005) nel protocollo d’intesa con le organizzazioni sindacali. Si parlava di 3000 nuovi alloggi per l’affitto da realizzare entro il mandato, ma chi ne ha visto uno (non cento) di quegli alloggi?

E basta con il “gioco delle tre carte” che ogni tanto rispunta fuori, quando si presentano come nuovi provvedimenti cose che erano in vigore da tempo o come nuove realizzazioni interventi approvati tre mandati prima.
Un esempio per tutti: poche settimane fa si disse che il Comune aveva predisposto un pacchetto di alcune decine di mini alloggi da destinare provvisoriamente alle emergenze abitative, ai nuclei famigliari che si ritrovavano all’improvviso senza casa. Quel “pacchetto di alloggi” se lo gestiva già, nella seconda metà degli anni novanta, l’assessore alle Politiche Sociali Golfarelli: allora i mini alloggi venivano utilizzati per emergenze che coinvolgevano nuclei di famiglie immigrate; successivamente furono utilizzati per persone svantaggiate senza casa. Quindi, per questi appartamenti, troppo piccoli per entrare nei bandi ERP, la finalità di utilizzo è sempre stata questa. Semmai il problema è che il numero di immobili è sempre stato molto basso di fronte all’aumento consistente del numero dei casi.

E ancora, c’era bisogno di Nomisma, per scoprire che a Bologna ci sono contratti di affitto in nero per 12 mila unità? Se andiamo a rovistare negli scaffali del Centro di Documentazione “Francesco Lorusso e Carlo Giuliani” che ha sede a Vag61 (in Via Paolo Fabbri 110), si trovano tracce di ricerche studentesche del 1976/77 che danno dati eleoquenti sul fenomeno. Ma se non vogliamo andare troppo indietro, basta prendere il Censimento del 2001 o le ricerche dell’Università negli anni successivi e si poteva avere già un bel pacco di notizie. Se poi si voleva un quadro più esaustivo, bastava fare un po’ di incroci tra gli alloggi risultanti vuoti e le utenze attivate.
Quello che sarebbe interessante capire è cosa vuole fare il Comune, d’ora in avanti, per colpire questo schifoso fenomeno di strozzinaggio. Parliamo del futuro perché di quello che ha fatto (o meglio, non ha fatto) in passato è meglio metterci una pietra sopra.

Invece di “studiare”, l’Assessora Naldi dovrebbe dire quanti alloggi comunali vuoti verrano ristrutturati attraverso i fondi del Programma Regionale “Nessun alloggio pubblico sfitto. Il titolo è impegnativo e dato che l’obiettivo non è di un collettivo di occupanti o delle realtà del movimento di lotta per la casa o di qualche sindacato inquilini, ma della Giunta dell’Emilia-Romagna, conoscere i tempi dei cantieri, i tempi di assegnazione, il numero degli alloggi che saranno ripristinati è un dovere informativo che un amministratore del Comune di Bologna si deve assumere nei confronti dei tanti cittadini che aspettano una casa.

Valerio Monteventi

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