Egitto / “Non commetteremo di nuovo l’errore di lasciare Piazza Tahrir”


Oltre a processi rapidi a Mubarak e agli uomini del suo regime i manifestanti chiedono al Consiglio supremo delle Forze Armate di eliminare la legge che proibisce gli scioperi, l’aumento dei salari minimi e pensioni degne.

11 luglio 2011 - 12:51

di Azzurra Meringolo da Nena News

Il Cairo, 11 luglio 2011, Nena News – Nessun messaggio è ancora arrivato dai militari ai quali i giovani insediatisi da venerdì a piazza Tahrir, l’epicentro della rivoluzione scoppiata il 25 gennaio scorso, hanno presentato sabato mattina una lista di domande precise. “Fino a quando non realizzeranno quanto abbiamo chiesto, staremo qui – dice un giovane all’interno del grosso tendone montato per l’occasione. Non commetteremo nuovamente l’errore di lasciare la piazza come abbiamo fatto a febbraio dopo la caduta del presidente Mubarak.”
I militanti della Fratellanza Musulmana hanno abbandonato Tahrir venerdì sera, decidendo di non partecipare al sit in notturno che continua tutt’ora. Ciononostante, anche se dopo l’uscita di scena degli Ikhwan i numeri si sono visibilmente ridotti, i ragazzi continuano a scandire le loro richieste.
Erano scesi in strada per chiedere ai militari di accelerare i processi ai responsabili della morte degli ottocento cinquanta giovani che hanno perso la vita nei diciotto giorni di rivoluzione e non sono pronti ad arrendersi. Oltre a questo, hanno domandato ai militari di eliminare la legge attraverso la quale sono stati proibiti scioperi e proteste e hanno richiesto salari minimi e pensioni degne. In aggiunta, hanno scandito chiaramente slogan attraverso i quali domandavano il processo del vecchio ministro degli interni e quello della famiglia Mubarak.
A rompere il silenzio dietro il quale si sono nascosti quanti ora gestiscono il potere, è stato il primo ministro, Essam Sharaf , l’uomo che il popolo di Tahrir aveva accolto con gioia quando si era messo alla guida del nuovo governo. Nel giro di pochi mesi però la sua popolarità è calata e non sono pochi gli egiziani che lo accusano di non aver fatto nulla di concreto per il paese in questa fase di transizione.
In un discorso televisivo pronunciato sabato sera, Sharaf ha cercato di fare desistere quanti sono assediati a Tahrir, promettendo processi contro tutti i poliziotti responsabili della morte dei martiri della rivoluzione. Per accelerare il corso delle dinamiche giudiziarie, Sharaf ha anche chiesto ai tribunali di concentrarsi su tale questione, rinviando per ora le altre, appellandosi ai giudici e chiedendogli di lavorare con costanza anche nel periodo di vacanza. Per cercare di ricostruire le relazioni con la società civile, Sharaf ha anche teso le mani a tutte le forze popolari attualmente in campo, promettendo l’implementazione di misure che garantiscano giustizia sociale.
“Ha parlato troppo tardi- commenta una ragazza. Le parole da sole non servono a nulla, a parlare sono i fatti.” “Meschino – commenta un lettore del quotidiano on line Al-Yaoum7. Sono parole da vigliacco.” All’indomani del suo discorso, le parole di Sharaf non solo non hanno sortito gli effetti desiderati, ma hanno anche creato maggiore scetticismo tra i manifestanti che sono ancora più convinti di non lasciare la loro roccaforte.
Alcuni chiedono a Sharaf di dimettersi “se vuole salvare la faccia può fare solo questo” fa notare un giovane dottore. Altri annunciano un manifestazione per martedì, quando la situazione potrebbe diventare più tesa rispetto al venerdì. Infine vi sono quanti si dirigono verso il ministero degli esteri dove ad accoglierli trovano militari che circondano l’edificio per evitare il loro ingresso.
AI militari non basterà controllare questo ministero e per contenere il montante malcontento dovranno impegnarsi anche nelle città di Alessandria e Suez, dove vi sono altrettanti comitati popolari arroccati in piazza che criticano la condotta dell’esercito. Nena News

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