Egitto / Il giorno della partenza


Il regime è ai titoli di coda? Oggi tensione alle stelle, centinaia di migliaia in piazza in tutte le città del Paese. Tra i giornalisti fermati in mattinata, e poi rilasciati, anche Michele Giorgio del Manifesto

04 febbraio 2011 - 17:09

(dal sito di Radio Onda d’Urto)

E’ la “giornata della partenza” in Egitto, quella che, secondo i contestatori di Mubarak, dovrebbe essere decisiva per la caduta del regime e, appunto, la partenza, l’abbandono del potere da parte del presidente. Centinaia di migliaia le persone attese oggi in piazza in tutte le città del Paese, non solo al Cairo, che rimane comunque il punto di riferimento della rivolta. A fare da coagulante è la tradizionale preghiera islamica del venerdì, trampolino di lancio per le manifestazioni.
Decine di migliaia di persone sono già in piazza Tahrir al Cairo, teatro degli scontri più cruenti degli ultimi giorni, che hanno visto contrapposti dimostranti pro e contro Mubarak, con le forze di sicurezza schierate a tutela del regime, sia contro i contestatori, sia contro i possibili testimoni della violenta repressione. Continuano infatti i fermi e gli arresti di cittadini stranieri e di reporter dei media esteri. Azioni condotte in primis dalla polizia, ma anche dall’esercito, che pare orientato verso un importante cambio di rotta.
Inizialmente propensi a non schiacciare le proteste e considerati come un positivo punto di riferimento dalla popolazione in rivolta, i militari, negli ultimi due giorni, sono rimasti inerti davanti alle aggressioni dei sostenitori di Mubarak contro gli oppositori, favorendo di fatto le violenze fomentate ed organizzate dal regime. Oggi sembra che anche i soldati abbiano lasciato la loro presunta neutralità, intervenendo contro la stampa estera. Le agenzie, ad esempio, riportano la notizia di vari arresti di giornalisti stranieri operati dall’esercito all’hotel Semiramis del Cairo.
Fermati in mattinata, e poi rilasciati, anche Michele Giorgio e Giovanni Porzio, inviati rispettivamente del Manifesto e di Panorama. I due, mentre si spostavano su un taxi insieme con un collega sloveno, sono stati bloccati da alcuni giovani, armati di coltelli e con fare aggressivo, ad un posto di blocco improvvisato vicino alla moschea di Sayeda Zenab, lontana alcuni chilometri da Piazza Tahrir, e sono stati fatti scendere dall’auto.
I giovani hanno preso i passaporti dei tre giornalisti, più quello di una collega olandese, fatta scendere da un altro taxi. Sul posto è quindi arrivato un furgoncino, con il quale i giornalisti sono stati accompagnati in un edificio dove c’erano alcuni ufficiali dell’esercito, che hanno rivolto loro numerose domande su che cosa facessero e dove fossero diretti. Dopo aver restituito ai quattro i passaporti, i militari li hanno quindi fatti salire su un altro taxi, fermato per strada, e li hanno rispediti in hotel. “Anche durante il tragitto verso l’albergo -ha detto Giorgio-, siamo stati fermati un altro paio di volte in posti di blocco gestiti da giovani, che hanno fatto telefonate e poi ci hanno lasciato andare”.
Insomma, anche oggi la tensione in Egitto è alle stelle e la situazione sembra sempre più confusa. Resta da vedere comunque se davvero la “giornata della partenza” segnerà la fine del regime. Mubarak infatti ha ribadito nuovamente ieri di non essere intenzionato ad abbandonare il potere, per non lasciare, a suo dire, il Paese nel caos. Il New York Times riferisce nel frattempo che gli Stati Uniti stanno discutendo con alti rappresentanti del regime l’ipotesi di dimissioni immediate del presidente, condizione fondamentale posta dai partiti di opposizione per fermare le contestazioni e avviare la tanto agognata transizione.
Oggi comunque i Fratelli musulmani, considerati a livello numerico la maggior formazione politica oppositrice di Mubarak, sicuramente la prima fra quelle di ispirazione religiosa, hanno precisato di non essere interessati alla presidenza, ma di volere soltanto la fine del regime.

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