Egitto / Giovani senza prospettive contro il regime di Mubarak


Dal Maghreb si estende la rivolta generazionale

26 gennaio 2011 - 17:56

> dal sito Radio Onda d’Urto

Aggiornamento di mercoledì sera

Egitto, Libano, Tunisia, Palestina: il mondo arabo, in subbuglio da settimane, sembra essere sul punto di una svolta epocale dopo decenni di lotte e ribellioni, soffocate nel sangue dall’autocrate di turno sostenuto dall’esercito e potenze occidentali. Spinta dall’esempio tunisino, oggi è toccato alla popolazione egiziana scendere in piazza con forza e radicalità superando la tradizionale ferrea repressione del regime di Mubararak. Centrale, al Cairo come a Tunisi, la spinta propulsiva dei giovani laureati, senza lavoro e soprattutto senza alcuna prospettiva. Naturale, per loro, utilizzare lo strumento della rete e di Internet, il mezzo migliore per sfuggire alle maglie di esercito e polizia.

La rivolta egiziana è potenzialmente esplosiva per l’intera sponda sud del Mediterraneo, essendo Il Cairo la potenza per eccellenza della regione. Oggi il paese è scosso dalle prime rivolte aperte di massa che il paese ricordi ormai dagli anni ’70. Un gruppo di partiti di opposizione e di movimenti della società civile sono in piazza da stamattina nella capitale egiziana dietro gli slogan “Pane e libertà” e “Barra barra Mubarak”, ossia “Mubarak vattene”. Almeno 25mila le persone in piazza, un numero altissimo se si considera la repressione nel paese. In 20 mila in piazza anche ad Alessandria, dove ci sono stati scontri con feriti nella zona del porto. A migliaia in corteo anche in altre importanti città come Mansura, Tanta, Aswan e Assiut.

Cuore delle contestazioni è comunque Il Cairo con la centralissima piazza Tahrir, dove si trova il museo Egizio visitato ogni anno da milioni di turisti occidentali ignari di quella che è la vita quotidiana del popolo egiziano. Nonostante le minacce, come quelle del ministro dell’Interno, Habib El Adly, secondo cui i servizi di sicurezza “non tollereranno minacce ai beni e alla sicurezza del Paese”, le proteste non si fermano. Per la prima volta, i manifestanti hanno risposto alle cariche della polizia con sassi e oggetti che hanno fatto indietreggiare gli agenti nelle vie laterali di piazza Tahrir. Dopo alcune ore centinaia di agenti di rinforzo hanno raggiunto la zona caricando con violenza le migliaia di persone in piazza. Negli scontri, continui, sarebbe morto un poliziotto calpestato, mentre secondo il sito “Youm 7″ alcuni manifestanti avrebbero provato ad entrare in parlamento ma sarebbero stati respinti a colpi di lacrimogeni.
Fra i loro slogan la richiesta di uscita di scena di Mubarak, la formazione di un governo di unità nazionale e lo scioglimento del parlamento.

Aggiornamento di giovedì mattina

Non si arresta nonostante la durissima repressione – 5 morti e 10 feriti gravi, oltre ad almeno 400 arrestati – la rivolta in Egitto per rovesciare il trentennale regime di Mubarak, ancora oggi difeso dal ministro degli esteri italiano Frattini che oggi ha dichiarato: “Speriamo che il presidente Mubarak continui, come ha sempre fatto, a governare il suo paese con saggezza e con lungimiranza: il mondo considera infatti l’Egitto come punto di riferimento per il processo di pace che non può venire meno”. Le parole di Frattini testimoniano bene le paure delle potenze occidentali, da sempre sostenitrici del durissimo pugno di ferro con cui l’ex Capo di Stato Maggiore dell’Aereonautica mantiene il potere da 30anni a Il Cairo.

“Se l’han fatto in Tunisia, possiamo farlo anche noi”: è questo invece lo slogan principale del ‘Movimento 6 aprile’, uno di quelli in piazza da ieri, che ha lanciato un appello per una seconda giornata di mobilitazione contro il governo del presidente Mubarak invocandone le dimissioni.

L’appuntamento di piazza è fissato proprio per questi minuti, anche se in mattinata si segnalano già scontri fra gruppi di giovani e le migliaia di agenti sguinzagliati in tutte le città dal ministero dell’Interno egiziano intenzionato a “non permettere alcun movimento, raduni di protesta, marce o manifestazioni”. I siti web antiMubarak confermano comunque le mobilitazioni in tutto il Paese.

Per cercare di bloccare le proteste, oggi Twitter risulta irraggiungibile

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