Editoriale / Il palazzo e gli sgomberi sottozero


I vigili rimuovono accampamenti di fortuna ai Prati di Caprara e al Ponte Mascarella. Come ai tempi di Cofferati, ma almeno allora si alzava qualche voce di dissenso.

07 febbraio 2012 - 15:26

“Visto le eccezionali condizioni climatiche, il gelo e la neve”. Basta dare un’occhiata alle sedute comunali trasmesse in streaming per capire qual’è l’argomento principale di discussione per consiglieri e assessori. Attorno alla cosiddetta “emergenza neve” si dice un po’ di tutto, ci si scontra, si dibatte accanitamente. Addirittura c’è chi chiede – lista Sel-Amelia -la votazione immediata per fermare quel flagello dei negozianti che con la promessa di un caldo giro fra gli scaffali tengono le porte aperte per attirare i clienti infreddoliti. Certo, la dispersione di calore è un problema reale, ma in strada c’è gente che ogni notte deve affrontare temperature che passano i 10 gradi sotto lo zero. Non è l’unico problema ovviamente. Ad essere un problema è anche il Comune di Bologna che ha ripreso di buon ritmo i vecchi sgomberi tanto cari allo sceriffo Cofferati. Con la differenza che allora si alzava qualche voce di dissenso, oggi il silenzio è pressoché totale.

Primo sgombero. E’ il 26 gennaio, ancora non nevica ma le temperature siberiane sono annunciate. Ai Prati di Caprara arrivano carabinieri e polizia municipale e distruggono l’accampamento dove da tempo si rifugiavano molti senza dimora. Tutti i presenti – 17 – sono denunciati per l’occupazione abusiva di un terreno che è del demanio. All’inizio si dice ci siano solo uomini, poi si scopre che non è così, il Corriere di Bologna aggiunge particolari e parla di donne che piangono. Come dire, vedere sparire il proprio rifugio non deve essere una passeggiata. Motivo dello sgombero? “Le condizioni di estrema precarietà e degrado abitativo”, spiegano i comunicati ufficiali. Deve essere dunque per alleggerire questo degrado abitativo che arrivano le 17 denunce, le ruspe e un ingente squadrone di carabinieri, noti operatori del sociale. Fatto sta che a tutti i presenti è stata offerta la possibilità di dormire nei container del Piano freddo. Quanti hanno accettato? “Non lo sappiamo esattamente”, dice il Comune. Altro segnale di estrema attenzione per il problema. E gli altri? Silenzio. Silenzio anche sui restanti 20 abitanti del campo dei Prati di Caprara, non presenti al momento dello sgombero e rifugiati chissà dove. Forse nelle fabbriche della periferia, forse negli accampamenti di immigrati e senza casa di cui nessuno parla e che qua e là circondano la città. Altra domanda: chi ha ordinato lo sgombero? Non il Comune di Bologna. E’ stata probabilmente la prefettura. Ma la presenza della polizia municipale dice che il Comune sapeva e che sicuramente non c’è stato nessun reale tentativo di risolvere la questione altrimenti, senza denunce, ruspe e pianti disperati.

Secondo sgombero. La polizia municipale si presenta in compagnia degli addetti alla pulizia di Hera e rimuove materassi, coperte e cartoni accumulati sotto il ponte di via Mascarella. Sono ricoveri di fortuna, e nessuno fa caso ad uno sgombero in un accampamento che in pieno giorno è deserto. Chi dormiva sotto il ponte? Non si sa, nessuno sente il bisogno di chiederlo e nessuno di dirlo. La vita politica in Consiglio comunale prosegue quieta come sempre, quella dell’assessore Frascaroli pure. Quello che è certo è che, al loro ritorno sotto il ponte di via Mascarella, quelle persone non devono essere state felici di vedere le proprie cose sparite per un urgente bisogno di pulizia da parte del Comune. Ma forse c’è chi pensa che il degrado sia una coperta e un cartone per passare la notte, e non una città che con una mano dice di dare, e che con l’altra non si fa problemi a togliere a forza di sgomberi e repressione. Il problema è appunto questo. Non vorremmo che nell’intervallo di tempo che intercorre tra il togliere e il dare qualcuno ci resti secco. Magari senza coperte perché gentilmente il Comune ha deciso di fare pulizia. Bologna si andrebbe così ad aggiungere alle grandi città italiane, al pari di Roma e Milano. Un bel traguardo. Con la differenza che, almeno a Milano, politici e associazioni hanno ammesso sin da subito che comunque la situazione è e resta critica. A Bologna invece, a sentire quello che i vari consiglieri comunali dicono – o sopratutto non dicono – va tutto bene. Così bene che gli operatori sociali più accorti stanno consigliando ai condomini di aprire i portoni ai senza tetto. Perché con le temperature a -15 si muore. E si muore anche se un vigile urbano non ti ha ancora rubato coperta e cartone per passare la notte.

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