Editoriale / Genova, qui e ora


“In dieci pagano non per quello che hanno o non hanno fatto. Pagano per quello che Genova ha rappresentato, per la sfida lanciata, per la ferita comunque inferta a chi non tollera graffio”.

16 luglio 2012 - 14:01

E ora? Ora mastichiamo la rabbia di oggi insieme a quella di allora. Undici anni dopo il G8 di Genova2001, la sentenza definitiva per i dieci manifestanti accusati dello sfuggente reato di “devastazione e saccheggio” è arrivata. Un pugno dritto allo stomaco. Ci guardiamo negli occhi, come facciamo nei momenti più densi: di paura, di rancora, di dubbio, di tristezza. Chi a Genova c’era e ha visto e ha sentito, nelle orecchie e sulla pelle. Chi non c’era e ha letto ed ha ascoltato, con le orecchie e con la pelle. Sapevamo che il momento sarebbe arrivato, costringendo il presente a fare i conti con lampi di passato e gocce di futuro. Ma non eravamo pronti. Non potevamo esserlo.

E ora? Ora sentiamo in bocca l’amaro. Il rammarico di non aver fatto di più, scritto di più, raccontato di più. Anche se forse non sarebbe servito. Perchè lo Stato voleva la sua vendetta e perchè un giudice è un giudice è un giudice. In dieci pagano non per quello che hanno o non hanno fatto. Pagano per quello che Genova ha rappresentato, per la sfida lanciata, per la ferita comunque inferta a chi non tollera graffio.

E ora? Ora ripensiamo una volta di più al volto di Carlo e al sangue della Diaz, di Bolzaneto, delle piazze affollate e dei vicoli isolati. Undici anni dopo, nè verità nè giustizia. Mentre sedicenti democratici vomitano commenti sulla Polizia “che di quell’esperienza terribile ha fatto tesoro”, mentre giornali-partito infiocchettano titoli sulle “pene ridotte per i manifestanti”.Il buio di Genova illumina coperture e prescrizioni, promozioni e pensioni dorate. Il sole caldo di Genova raffredda dieci vite.

E ora? Ora Genova, sempre. Ora Genova, dovunque.

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