Editoriale / Festa dell’Unità, vetrina della debolezza Pd


Neanche la più consolidata tra le tradizioni a cui si appiglia (disperatamente) il Pd riesce a presentare una realtà politica dotata di uno straccio di credibilità.

06 settembre 2010 - 12:49

pdRaffaele Donini, segretario del Pd di Bologna, la definisce “un luogo che si popola di idee, politica, cultura, divertimento”. Sarà. Ma dimentica di aggiungere una parola: contraddizioni. Basta infatti un giro alla Festa dell’Unità, in corso come ogni estate al Parco Nord, per rendersi conto di come neanche la più consolidata tra le tradizioni a cui si appiglia (disperatamente) il Pd riesca a presentare una realtà politica dotata di uno straccio di credibilità.

In quella cornice, ad esempio, il Pd invita assessori e manager pubblici a dibattiti su risparmio energetico e mobilità sostenibile. Allo stesso tempo, però, l’ingresso stesso della festa è rappresentato da ben tredici (13)  concessionarie automobilistiche, con tanto di Suv. Stessa musica sul tema raccolta differenziata. Dibattito, assessori, manager pubblici. Il titolo è “Non essere indifferente: differenzia”. Poi, però, anche i frequentatori della festa meno “indifferenti”, girando tra gli stands, devono constatare che a disposizione ci sono solo cassonetti e cestini per l’indifferenziata. E non manca il dibattito “Buone leggi per le persone Lgbt”. Peccato che tra le bancarelle ospitate dalla festa non manchino magliette omofobe sui “busoni”. Con due ciliegine come i ministri Altero Matteoli e perfino Roberto Calderoli, a cui la festa del Pd offre spazio e microfono, la torta è pronta.

La distanza tra le parole del Donini di turno e la realtà è, nel piccolo di questi esempi, questa. La distanza, in sintesi, tra un imponente dispiegamento organizzativo ed un’azione politica a dir poco liquida. A proposito di dispiegamento organizzativo: il responsabile della festa, Lele Roveri, quando sottolinea che la manifestazione si basa sul volontariato aggiunge che questo è un “termine sconosciuto altrove”. Atteggiamento quanto meno autoreferenziale, tanto per ricordarci un altro limite del Pd. Se Roveri uscisse ogni tanto dal Parco nord, forse, scoprirebbe un mondo di realtà autorganizzate che, senza tornaconti, mettono quotidianamente in campo proposta politica e culturale, socialità e solidarietà. E non per un solo mese all’anno.

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