Editoriale / Chi è Stato? Nessuno!


Come ogni anno, i giorni prima dell’anniversario della strage della stazione sono cadenzati dai depistaggi, le insinuazioni e i veleni di neo-post-ex-fascisti. Parlano persino Fioravanti e Licio Gelli.

01 agosto 2012 - 13:46

Regolarmente, poco prima del 2 agosto di ogni anno, va in scena una triste e squallida sceneggiata, con personaggi affamati di visibilità che non perdono occasione per cercare ancora una volta di mischiare le carte nella lunga e travagliata vicenda della Strage di Bologna.

Quest’anno è partita decisamente in pompa magna, rispolverando teorie imbarazzanti e cercando di gettare fango verso chi da sempre cerca di ottenere verità e giustizia per uno degli episodi più tristi per l’Italia e per la città di Bologna. Immancabilmente la pista palestinese torna alla ribalta, per cercare di nascondere ancora una volta il terrorismo fascista che di fatto non è scomparso con la Liberazione. Oltretutto sa un po’ di beffa per i palestinesi apparire sulla cronaca per un fantasioso collegamento con una strage di 32 anni fa e non per la silenziosa cancellazione del proprio Stato.

Non sembra provato dal caldo Enzo Raisi, che negli ultimi giorni si è letteralmente scatenato su tutti i fronti della vicenda, ribaltando il verdetto uscito dalla sentenza e accusando Paolo Bolognesi (Presidente dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980) di “essere un abusivo” ricoprendo la sua carica, sbagliandosi prima sulla morte della suocera (sostenendo erroneamente che fosse morta 3 anni dopo la Strage), per poi tirare in ballo la maggiore età nel frattempo raggiunta dal figlio, ferito nello scoppio della bomba.

Sul fronte berlusconiano invece l’approccio è sempre quello del “parlare per non dire niente”, che per voce di Fabio Filippi sostiene la non-tesi del “né di Stato, né fascista”, abbracciando la pista palestinese nuovamente tirata in ballo dalla destra italiana per nascondere e mistificare.

Mentre Licio Gelli, capo della P2 ha concluso brevemente decenni di indagini incolpando un mozzicone di sigaretta, seguendo la stessa linea del sasso che devia le pallottole.

Ha trovato occasione per parlare anche Valerio Fioravanti, fascista appartenente ai Nar condannato insieme a Francesca Mambro (anch’essa dei Nar) per essere gli esecutori materiali della Strage. Approfittando della diatriba sulla veridicità dell’audio raccolto per un documentario sulla Strage, ha parlato come se fosse tra amici nel programma radio La Zanzara (su Radio24), rispondendo simpaticamente alle domande del conduttore che lo chiamava “Giusva”. La polemica era nata per le parole del terrorista nero su Paolo Bolognesi e la morte della suocera, argomento raccolto poi da Enzo Raisi. Lo stesso che alla fine degli anni ‘80 è stato membro del Comitato Centrale dell’MSI, proprio lo stesso Comitato, che anni prima, ha fatto incontrare la Mambro e Fioravanti.

Il Governo, intanto, solo all’ultimo momento ha fatto sapere che sarà il ministro dell’Interno ed ex commissario di Bologna, Anna Maria Cancellieri, a parlare in Consiglio Comunale: un luogo anti-fischi, riparato da quella richiesta di verità e giustizia che la Bologna saprà portare in piazza, come ha dimostrato negli ultimi 31 anni.

Ma, forse, se anche il Governo avesse deciso di non muoversi affatto sarebbe stato uguale. Considerando la storia dei depistaggi e dell’omertà istituzionale che hanno caratterizzato la vicenda giudiziaria della Strage, l’immobilità appare il male minore.

Se non sappiamo chi è Stato, sappiamo però cosa ha fatto lo Stato, o meglio cosa non ha fatto per riuscire a risolvere uno dei tanti misteri italiani. Sappiamo benissimo che sin dall’inizio si è fatto di tutto per distogliere l’attenzione su quella che si è dimostrata essere una delle vicende dove le istituzioni hanno avuto stretti rapporti con l’ambiente neo-fascista e con la P2, come dimostrano due dei condannati, Giuseppe Belmonte (Colonnello dei Carabinieri) e Pietro Musumeci (Generale del SISMI), entrambi appartenenti alla P2 e vicini all’eversione nera. Ma ne potremmo citare tantissimi altri, personaggi delle Istituzioni che sono stati condannati per “calunnia aggravata con finalità di terrorismo e per depistaggio” insieme a molti esponenti dell’estrema destra italiana.

E se facciamo un salto al 4 agosto del 1974, rileggendo una parte della Sentenza della Corte di Assisi sulla Strage dell’Italicus, ennesima strage senza colpevoli, questo intreccio italiano risulta ancora più chiaro: “A giudizio delle parti civili, gli attuali imputati, membri dell’Ordine Nero, avrebbero eseguito la strage in quanto ispirati, armati e finanziati dalla massoneria, che dell’eversione e del terrorismo di destra si sarebbe avvalsa, nell’ambito della cosiddetta “strategia della tensione” del paese creando anche i presupposti per un eventuale colpo di Stato.”

Ma in molti sanno benissimo chi è Stato.

Chi da sempre non ha creduto alle caldaie ed alle valigette nei treni, alle piste internazionali e a quelle della sinistra extraparlamentare. Chi non si è piegato alla “strategia della tensione” e cerca ancora oggi verità e giustizia, per le Stragi degli anni passati e per le parentesi ancora aperte del nostro presente.

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