Draquila: terremoti, vampiri e speculazione


Nelle sale italiane dal 7 maggio, “Draquila. L’Italia che trema”, racconta tutti i risvolti della ricostruzione dell’Aquila, distrutta da un terremoto più di un anno fa. E mostra, sotto la luce del sole, vampiresche figure.

20 maggio 2010 - 10:21

sfondo draquilaNelle sale italiane dal 7 maggio, “Draquila. L’Italia che trema”, quinto lavoro alla regia di Sabina Guzzanti, è già un successo – ha quasi raggiunto i 400.000 euro di incasso e innescato un acceso dibattito che ha contagiato i salotti politici e le tribune mediatiche italiane e internazionali.

Tutti lo vogliono vedere. E tutti lo vogliono acquistare: la Wild Bunch, che lo distribuisce all’estero, è sommersa di richieste, la sua prima proiezione pubblica al Festival di Cannes (cui il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, si è rifiutato di partecipare) è stata accolta da oltre tre minuti di applausi e acclamata dalla stampa estera.

Tutto è iniziato, dice la Guzzanti, quando un’amica giornalista le ha detto: “Ho conosciuto un signore che racconta storie stranissime su L’Aquila. Non ho capito molto di quello che diceva, ma gli ho detto di parlare con te perché questo è il genere di cose che ti interessano”.

Così Sabina Guzzanti, attrice, comica, autrice e regista, decide di partire alla volta della città colpita dal terremoto che in una sola notte, il 6 aprile 2009, ha cancellato 308 vite e distrutto una delle 20 città d’arte italiane.

E il risultato è sorprendente:  il film mostra la preparazione e la forza della sua regista, che realizza un “denunciario” lucido e implacabile degli interessi celati dietro la ricostruzione dell’Aquila, il ruolo della Protezione Civile, gli intrecci politici, la rabbia dei cittadini che si sono visti escludere da qualsiasi potere decisionale sulla propria città, le proprie case, le proprie vite.

Una denuncia ironica e documentata delle vampiresche figure che abitano le poltrone e i palazzi del nostro Paese, che agiscono nell’ombra della disinformazione e alla luce delle telecamere cambiano faccia, pronti a sorridere e a vestire gli abiti dei supereroi.

Ci fa ridere e ci fa arrabbiare la Guzzanti, come soltanto i grandi affabulatori sanno fare. Ma non gioca la carta della commozione, del sentimentalismo: la forza del film sta anche in questa soluzione narrativa, che rifiuta il patetismo creato ad hoc per colpire il pubblico.

Scatena moltissime polemiche, fa indignare i benpensanti: “Dopo aver visto il film mi riservo di dare mandato all’Avvocatura dello Stato per eventuali danni che potrebbe aver arrecato al nostro Paese”. Cosi’ il Ministro del Turismo Michela Brambilla durante una trasmissione televisiva.

Chiosa esemplare di una classe politica che si indigna per i danni all’immagine (?) che il film potrebbe arrecare al nostro paese, invece che della speculazione sulla catastrofe e sul dolore di tante persone.

Draquila è un documentario sociale, un’inchiesta condotta con tutti i crismi di una informazione libera e critica, che restituisce una voce a quei tanti aquilani “Forti e gentili sì. Fessi no” che nessuno ha raccontato.

Mostrare la verità è il più grande segno di rispetto che si possa rendere a chi ha sofferto.

L’Italia vive una “dittatura della merda”, dice un cittadino aquilano nel documentario: non c’è tortura, non c’è la violenza che ti impone di reagire. C’è solo merda e quella, purtroppo, in qualche modo riesci a sopportarla, impari a nuotarci dentro.

Il fatto è che molti italiani nemmeno sanno che stanno imparando a farlo.

Simona de Nicola

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