Diario da Tunisi / Secondo e Terzo giorno


Prosegue il meeting internazionale di Tunisi, tra presidi per la palestina e iniziative in sosetgno dei profughi libici, verso la costruzione di un “network delle lotte e dei conflitti euro-mediterranei” e un nuovo appuntamento in autunno.

18 maggio 2011 - 13:34

Diario da Tunisi: secondo e terzo giorno

La giornata di domenica è cominciata con un presidio pro-palestina molto partecipato, dove era molto forte il messaggio politico di solidarietà trans-nazionale non solo nei confronti del popolo palestinese flagellato dall’occupazione israeliana, ma verso tutte le rivolte in corso nel Maghreb e nel Mashreq.

Una tenda montata nel presidio raccoglieva informazioni, materiale e supporto politico anche nei confronti dei profughi libici che in centinaia di migliaia stanno attraversando la frontiera con la Tunisia, a causa anche dei bombardamenti “umanitari” descritti come protezione dei civili. Purtoppo non è difficile capire quale sia la vera portata di questa guerra quando si conosce la situazione dei migranti che vengono avvistati in mezzo al mare e lasciati per giorni alla deriva senza acqua né cibo dalle navi della Nato (notizia lanciata una settimana fa dal “manifesto” e ripresa qualche giorno dopo dal guardian),o quando l’unica accoglienza che si conosce in Italia nonstante l’esiguo numero di arrivi sono i lager etnici come quelli di Manduria e S. Maria Capua Vetere o l’essere lasciati per strada e nei pavimenti delle stazioni: il vero obiettivo di questa guerra (e ci scusi tanto il presidente Napolitano se chiamiamo le cose con il loro nome) è il controllo, la normalizzazione e la volontà di sovra-determinare i processi di rivolta nel mondo arabo perchè a nessuno venga in mente di discostarsi dagli interessi neo-coloniali dell’Europa come la depredazione di petrolio e materie prime, lo sfruttamento selvaggio della forza-lavoro e l’esternalizzazione dei confine di Schenghen proprio come Gheddafi aveva saputo fare così bene con decine di miglia di migrant* sub-sahariani morti e torturati nei campi di concentramento fatti costruire dal colonnello in pieno deserto in cambio di laute ricompense economiche per sé e la sua famiglia dai paesi europei (di certo fra questi spiccava l’Italia che con le visite di stato, i trattati di amcizia e i baciamano di Berlusconi non perdeva giorno per leggittimare questo sporco dittatore assassino). Un paese come la Tunisia invece nonostante le sue piccole dimensioni e ridotte capacità economiche non ha visto nessuna retorica dell’invasione o rigurgito razzista verso queste centinaia di migliaia di profughi, dimostrando invece una solidarietà diffusa e capillare sia verso queste persone che verso le lotte rivoluzionarie che loro hanno messo in campo anche in Libia.

La giornata di lunedi è cominciata con una lunga chiacchierata intervista con degli attivisti del Fronte di Liberazione Popolare della Tunisia (FLPT), che si sono soffermati sulla centralità della rete e dei social network nella costruzione dei processi di rivolta iniziati a gennaio: le dinamiche a sciame di convocazione di cortei poche ore dopo e la comunicazione immediata di spostamento dei presidi sciolti dalla brutalità della polizia, l’informazione dal basso contro televisioni e media mainstream in mano al regime e più in generale il funzionamento come punto di condensazione delle lotte che attraverso la costruzione di rapporti virtuali nella rete portava poi ai processi di lotta concreti nelle strade innescando un circolo virtuoso in grado in poche settimane di madare via un dittatore come Ben-Alì al governo da trent’anni. Anche qui si tratta di un uso più avanzato di quello che conosciamo in Italia (o in Europa) nelle dinamiche di movimento, dove ad esempio facebook serve ancora solo per la crazione di eventi e la pubblicizzazione di materiali, e che conferma quanto la Tunisia (e i paesi del Maghreb in rivolta piu’ in generale) siano uno straordinario laboratorio politico.

Nel pomeriggio una stupenda assemblea con piu’ di venti compagne/i tunisini attivi sia nelle lotte in universita’ che nella metropoli e alcuni attivisti della rete no-border che si occupa di migrazioni si e’ cominciato a ragionare sulla costruzione di un meeting all’universita’ di Tunisi da tenersi tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre: molto bella è stata l’introduzione fatta da uno studente tunisino in cui si metteva in chiaro che loro erano interessati alla costruzione di questo momento solo se si fosse trattato di una costruzione alla pari di reti politiche che assieme portassero avanti rivendicazioni e campagne comuni, in cui le loro lotte sono le nostre lotte e viceversa; perchè ci raccontava di aver visto troppi attivisti europei scesi ad ascoltare passivamente e con uno spirito di distanza caritatevole diventato nauseabondo per i rivoluzionari tunisini, dicendoci che in nessun caso si sarebbe dovuto chiamare “carovana” perchè termine troppo intriso di questa logica. Dopo questa chiarificante introduzione si è potuto tastare uno spirito comune di condivisione di saperi e conoscenze sulle lotte, e la volonta’ di fare un meeting che non sia un evento ma la costruzione di un processo che abbia un prima ma soprattutto un dopo, insomma che vada ben oltre la vetrina mediatica e metta in piedi un progetto di lungo periodo in cui creare un network delle lotte e dei conflitti euro-mediterranei. Domani continueremo l’assemblea con la volontà di arrivare a un testo in comune che sia la base su cui discutere e preparare questo meeting, con workshop e tematiche specifiche come i saperi, la precarieta’ e la disoccupazione, un nuovo welfare e le questioni relative alla liberta’ di movimento.

Assieme al quarto ed ultimo giorno di diario faremo circolare questo testo di indizione comune, che chiami collettivi, gruppi e singoli alla partecipazione e costruzione di quello che a settembre potra’ essere il primo momento di un processo in divenire che apra a forme di relazione e innovazione reali oltre i tatticismi e politicismi tra sigle che ha visto fin troppo questi ultimi mesi di movimento in italia.

Un abbraccio da tunisi

Loris Narda / Bartleby – Knowledge Liberation Front

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