Diario da Tunisi / Prime impressioni


Loris, di Bartleby (Bologna) e del Knowledge Liberation Front, comincia a raccontare per Zic le giornate del meeting internazionale che si sta svolgendo all’università di Tunisi.

16 maggio 2011 - 10:48

Colpisce molto partire dall’Europa e  arrivare in Tunisia: basta un semplice passaporto senza nessun visto ne’ preavviso,quando  invece per fare il viaggio all’inverso per molti  migranti significa rischiare e (molte volte) trovare la morte nel canale di Sicilia,un
cimitero all’aperto che le stime ufficiali quantificano in diecimila morti (in realta’ queste sono le cifre di chi e’ stato identificato dopo la morte,e la maggior parte non lo sono stati).

Al nostro arrivo venerdì sera la città era già deserta alle nove, per un coprifuoco imposto dal governo provvisorio, con l’avenue Bourghiba (cuore della vita e delle rivolte di Tunisi) piena di filo spinato, militari e blindati per tutta la via.

Quest’immagine restituisce molto del clima politico che si vive nel paese in questo periodo: c’è in corso un tentativo molto forte di normalizzazione e per tanti versi di restaurazione, provando a mantenere in piedi l’ossatura del regime anche dopo la caduta di Ben Ali.

Sabato mattina infatti abbiamo partecipato ad un presidio in avenue Bourghiba, dove circa trecento persone hanno iniziato ad intonare slogan contro il governo provvisorio con molti striscioni per la difesa della “rivoluzione” ed immagini di ragazzi uccisi nelle strade proprio negli ultimi giorni  dalla repressione brutale della polizia; quest’ultima controllava a distanza il presidio senza nessuna apparenza di voler intervenire, quando all’improvviso passata un’oretta cinque/sei sgherri in borghese disperdono la folla con mazze e coltelli in mano; solo per poco nessuno e’ rimasto gravemente ferito.

Ma i manifestanti non cedono e dopo una mezz’ora riprendiamo il sit-in poco distante, di fronte alla sede dell’ ex-sindacato unico Ugtt.

La composizione dei manifestanti era molto variegata, tra di loro alcuni studenti universitari, con i quali abbiamo continuato la giornata pranzando assieme e muovendoci verso un posto senza polizia dove discutere assieme (c’è molta attenzione a non  essere ascoltati da agenti infiltrati soprattutto nell’ultima settimana in cui una nuova ondata repressiva fatta di morti nelle piazze, rastrellamenti notturni e stupri nelle caserme prova a diffondere di nuovo il sentimento che e’ stato rovesciato negli ultimi mesi: la paura).

Si e’ trattato di una discussione molto franca in cui fin da subito abbiamo messo in chiaro che non vogliamo portare la nostra solidarietà generica, magari provando a  metterci in una posizione professorale che faccia lezioni di democrazia: al contrario, vogliamo rovesciare una logica coloniale che descrive queste rivolte come rivolte del pane o del mais, in cui rimane implicita una visione del Maghreb come un terzo mondo che niente ha a che fare con l’Europa, rovesciarla provincializzando l’Europa formale che viene descritta ancora oggi come il punto più avanzato della storia, quando invece indossando le lenti di queste rivolte di giovani altamente scolarizzati si può vedere quanto anticipino processi sociali  che si dispiegheranno  nei prossimi anni nell’Europa dei confini di Schengen.

Assieme si sta discutendo di  come organizzare un grosso appuntamento per la fine di settembre all’università di Tunisi, in cui costruire reti e relazioni politiche e  provare a conquistare un piano euromediterraneo del conflitto.

Insomma questo governo provvisorio sembra quantomeno molto ingenuo se pensa di chiudere qui lo spazio della lotta e del conflitto, soprattutto perchè le rivolte non sono rimaste nei confini tunisini ma tutto il Maghreb e il Mashreq si stanno infiammando, e poi le lotte di quest’autunno che che hanno coinvolto Londra e Roma, Parigi e Madrid: un nuovo ciclo di lotte si è aperto, contro nemici comuni che si chiamano precarietà e disoccupazione di massa, declassamento e più in generale condizioni materiali sempre più polarizzate: da un lato una ristretta cerchia di persone che accumula centinaia di milioni di euro nei cavo’ delle banche attraverso le rendite finanziarie,patrimoniali e immobiliari, e dall’altra invece la stragrande maggioranza dei lavoratori (della mano e del cervello) a contare gli spicci in tasca per arrivare a fine mese.

Ci aspettano giornate molto intense e già domani vi scriverò la seconda giornata di questo diario da Tunisi.

Loris Narda- Bartleby- Knowledge Liberation Front

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