Diario da Tunisi / Città militarizzata, ma le lotte non si fermano [audio]


Due audio dal “Liberation without border tour”: Loris racconta com’è la situazione in questi giorni ed intervista Rassen, uno studente dell’università statale della capitale tunisina.

17 maggio 2011 - 18:56

Loris, di Bartleby (Bologna) e del Knowledge Liberation Front, continua il suo racconto da Tunisi dove si sta svolgendo il meeting internazionale “Liberation without border tour”.

Nel primo audio, Loris racconta al telefono com’è la situazione a Tunisi: nonostante le strade e le piazze siano militarizzate e il terzo governo provvisorio stia cercando di normalizzare la situazione, presidi spontanei e manifestazioni continuano a vivere per le vie di Tunisi.

Nel secondo audio, invece, Loris intervista Rassen, studente dell’università statale di Tunisi. La traduzione in italiano:

Qual è stata la tua esperienza dentro alla rivolta di questo inverno in Tunisia?

Esperienza fino a marzo, perchè il sit-in della Kasbah è finito a marzo.

A dicembre c’è stato il problema nella regione all’interno del paese.

Non abbiamo seguito bene all’inizio perchè non c’erano molte informazioni nei media poi più continuava, più la gioventù nelle grandi città iniziava a rivoltarsi contro il potere, nella prima metà di gennaio abbiamo iniziato le prime grandi manifestazioni in città alle quali ho assistito, all’inizio ero un “testimone”, poi piano piano ho iniziato a entrare nel movimento e soprattutto verso la manifestazione del 14 gennaio, in internet e per la strada ho iniziato veramente a attivarmi a partecipare realmente per l’organizzazione del 14. Poi, dopo il 14 c’è stata una mobilitazione generale della gioventù tunisina perchè, visto tutto quello che era successo tutti erano mobilizzati, tutti cercavano di capire e di fare qualcosa.

C’era una situazione strana, non si sapeva bene cosa succedeva, c’erano molti arrestati, e il coprifuoco talvolta iniziava alle 4 del pomeriggio fino alla mattina dopo tutti discutevano, la gioventù tunisina non si è interessata allo stato o ai politici, dopo la partenza di Ben Ali, hanno cercato di recuperare il potere facendo semplicemente delle riforme e mantenere il poter ma abbiamo risposto con il sit-in del Kasbah1 e Kasbah2. Il primo sit-in era per cacciare il nuovo governo guidato da un ministro di Ben Ali, il secondo sit-in era per esigere un’assemblea costituente e non solo delle riforme.

Ciò che ci interessa è che il potere vada veramente al popolo, e che il popolo decida della costituzione e della struttura dello stato che avremo. A questi sit-in, che sono durati circa due settimane ciascuno personalmente ho partecipato, non ho potuto passare le notti lì, ma ho seguito tutte le discussioni e soprattutto alla propagazione a tutte le rivendicazioni e al sostegno di tutti coloro che stavano nel sit-in K1 K2 su internet, su fb, cercare di convincere il maggior numero di persone possibili a muoversi, mobilitarsi, lottare contro le manovre del vecchio regime per ristabilire il vecchio potere.

Poi a poco a poco ho cercato da marzo di impegnarmi con delle organizzazioni, sulle questioni del debito e sulla repressioni poliziesca, e per l’esclusione di tutti i rappresentanti del vecchio governo dalle elezioni.

Qual’è la situazione adesso in Tunisia?

C’è una certa demobilitazione, le persone non si interessano come prima alla situazione, è normale, ma comunque ci sono delle pratiche che persistono, ciò che mi da fastidio oggi è che i processi degli alti responsabili del regime non sono andati avanti praticamente, è successo poco e alcuni sono anche stati liberati, e questa per noi è una cosa molto grave.

Il governo attuale cerca di favorire alcuni partiti perchè vogliono far proseguire la politica di dipendenza della Tunisia che va avanti da 50 anni, è molto grave, ci sono anche alcuni che fanno parte del governo, che dovrebbero essere figure “tecniche” e che hanno fondato dei partiti sostenuti apertamente dalla Francia e dal governo francese, anche questo ci fa schifo! In questo momento c’è un problema di legittimità: i partiti politici e le associazioni che lavorano alla coscienza politica generale non hanno oggi la possibilità di porsi in contrapposizione al governo.

Chi ha la legittimità? Né il governo ha la legittimità costituzionale né i partiti. Quindi i tunisini non sanno oggi a chi rivolgersi per sapere cosa dobbiamo fare, e arriviamo a una certa apatia, ci sono molte persone che non si interessano e molte persone che al contrario sostengono il governo, anche se il governo usa la forza della violenza e della polizia per attaccare chi non è d’accordo con lui. Il ministro degli interni e la polizia continuano a usare le pratiche del vecchio regime, della tortura, e c’è un giovane che ha detto oggi di essere stato violentato dalla polizia negli ultimi giorni.

E l’incontro con il LiberationFront?

E’ da circa due mesi che ci sentiamo e ci sono degli amici tunisini che abitano a parigi che ci hanno detto di quest’idea di costruire un meeting a Tunisi, abbiamo accolto questa proposta molto molto bene, siamo contenti di fare il meeting qui, soprattutto per cercare di dire che se qui in tunisia abbiamo un certo numero di persone che sono coscienti di cosa succede qua in tunisia, ma anche nel mondo, perchè per me ……, dobbiamo avere il maggior numero di persone e di delegazioni possibili… riguardo alla riunione abbiamo avuto tra di noi un passaggio di idee e di esperienze, abbiamo compreso bene cos’è il KLF e speriamo di riuscire a costruire un incontro che parli soprattutto della questione della liberazione dell’informazione e della lotta contro l’ineguaglianza in tutto il mondo.

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