“Di chi si tratta”. Piazza Grande di febbraio è in strada


Numero dedicato alla tratta ed allo sfruttamento della prostituzione: “Per approfondire questi argomenti abbiamo intervistato operatori di associazioni che lavorano in strada e abbiamo raccolto storie autentiche di chi lo sfruttamento lo subisce sulla propria pelle”.

14 febbraio 2010 - 15:00

Il primo numero dell’anno è dedicato ad un tema che abbiamo spesso toccato negli ultimi anni: la tratta e lo sfruttamento della prostituzione, fenomeni diffusissimi ma non troppo conosciuti e che spesso vengono trattati con sufficienza e approssimazione dai media e dalla politica.

Per approfondire questi argomenti abbiamo intervistato operatori di associazioni che lavorano in strada e abbiamo raccolto storie autentiche di chi lo sfruttamento lo subisce sulla propria pelle.

Quello che è emerso è un quadro desolante, fatto di numeri giganteschi e di violenze senza fine. Le ragazze, fatte venire con l’inganno
dall’Africa o dall’est europa, finiscono nelle mani di bande criminali e violente. Prive di conoscenze e di reti di protezione non hanno la possibilità di curarsi e di far valere i propri diritti fondamentali e soprattutto non possono chiedere aiuto. Le uniche, remote, possibilità di fuga sono date dalle associazioni di volontariato e dalle attività che vengono svolte in strada. Questo, naturalmente, finchè non si avvererà quanto anticipato dal Governo in carica, che sembra intenzionato a proibire la prostituzione in strada, in nome di un basso moralismo, e di tollerare la prostituzione in casa. Nel caso una legge simile venisse approvata le donne finirebbero di fatto “murate” vive, lontane si dagli occhi dei perbenisti, ma anche da quelli dei volontari delle associazioni. Staremo a vedere, in caso di novità non mancheremo di tenervi aggiornati.

Nelle pagine successive all’inchiesta trovate le consuete rubriche su immigrazione, cultura e cittadinanza, e l’agenda sugli eventi culturali che si terranno a Bologna il prossimo mese.

La redazione

Ciao Andrej

Questo numero è dedicato ad Andrej, uno degli animatori del blog Asfalto e del laboratorio d’informatica di Via del Porto, scomparso
troppo presto.

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Dalla prima pagina

“Prostituzione e sfruttamento”

Vengono dalle campagne o dai sobborghi delle grandi città, vengono da situazioni che non offrono niente, non hanno via d’uscita e nessuna prospettiva di fronte a loro. Sono le donne che popolano i marciapiedi delle città europee. E di Bologna.

Nessuna di loro viene dalla Francia o dalla Germania, vengono tutte da paesi dove la miseria è grave da paesi in via di sviluppo o con gravi problemi sociali come la Romania, la Moldavia e la Nigeria. Ingannarle o promettere loro che in Italia avranno un lavoro è davvero semplice. Non hanno niente da perdere, tentare di cambiare la propria sorte è il minimo che possono fare. Le donne, che spesso non sono altro che ragazzine, anche minorenni, partono spontaneamente, oppure vengono vendute dai genitori ai trafficanti di donne, vengono rapite, o comprano un viaggio in una normalissima agenzia turistica.
Alcune di loro decidono “liberamente” di battere, il vero problema è che non hanno scelto il regime di schiavismo e di violenza in cui sono poi costrette a vivere.

Tante donne vivono tutta la vita in una qualche provincia dal nome esotico, cercando di arrivare alla fine della giornata, della settimana, di riempire la pancia alla famiglia. Non c’è tempo per niente altro: la ricerca di soldi e la sopravvivenza sono i motori che le fanno muovere verso la parte ricca del Vecchio Continente. Molte di loro, nei paesi d’origine, lavorano in fabbriche, in cui guadagnano anche 100 o 150 EUR al mese, una cifra che non permette loro di mantenere se stesse e la loro famiglia.
A Bologna il mercato del sesso è molto sviluppato, nel 2009, le associazioni che offrivano il servizio di unità mobile notturna,
stimavano che le donne prostituite si aggirassero sulle 600 utenti, in maggioranza provenienti dall’Est Europa e dall’Africa.

Una delle proposte più quotate per risolvere questo problema, che viene identificato prima di tutto come degrado urbano e poi come prostituzione e tratta di donne a scopo di sfruttamento sessuale, è la riapertura delle case chiuse. Il progetto di regolarizzazione della prostituzione prevede di far entrare e fiscalizzare le prestazioni sessuali di quelle donne che si prostituiscono e che vengono prostituite. L’iniziativa è ammirevole ma non tiene conto delle difficoltà che si incontrerebbero cercando di inquadrare ragazzine minorenni e donne clandestine che costituiscono una buona parte delle presenze in strada, questo secondo i dati raccolti dalle unità di strada delle associazioni di Bologna. Di questo problema, così grave, se ne parla davvero poco e solo in occasioni particolari, come un arresto o un omicidio.

Per questa ragione Piazza Grande si concentra ulteriormente sul problema della strada e dell’emarginazione sociale in cui si trovano le vittime di tratta. Invisibili, benché in mostra lungo i lati delle strade, rientrano in pochissimi ambiti d’intervento; in questo numero cerchiamo di dare voce alle storie e alle problematiche che queste donne affrontano come clandestine, come prostitute e come vittime.

Tutto ciò accade anche perché il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, ricopre il terzo posto, subito dopo il
narcotraffico e il commercio di armi, per quanto riguarda i guadagni della malavita organizzata, questo secondo studi e ricerche svolti sia da organismi non governativi che governativi. Persone che non rientrano negli schemi della vita sociale italiana ma nemmeno di quella del loro paese a cui non potranno fare ritorno se non marchiate per sempre come prostitute, costrette a tornare alla povertà da cui avevano cercato di scappare.

di Erika Casali

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