Delbono leninista: sì a Capri, con la Regione che pagava il viaggio


In anticipo, prima addirittura dell’interrogatorio che si terrà nei prossimi giorni, siamo riusciti ad avere le prossime dichiarazioni dell’ex sindaco sulle sue “vacanze di lavoro” nell’isola del golfo di Napoli.

10 febbraio 2010 - 17:55

Ancora un’altra tegola sul capo di Flavio Delbono: ieri, la Procura della Repubblica ha rivolto all’ormai solo docente universitario di Economia nuove accuse di truffa aggravata e peculato, per tre settimane di vacanza a Capri, fatte dall’ex sindaco di Bologna nell’agosto 2005, 2006 e 2007. Questo avviso di garanzia si somma a quelli riguardanti le due vacanze fatte in Messico e a Santo Domingo e agli altri cinque viaggi-missioni in cui fece pagare alla Regione le spese per la sua compagna Cinzia Cracchi. Per quanto riguarda le tre settimane di soggiorno nell’isola del golfo di Napoli, il comportamento dell’ex vice-presidente della Regione Emilia-Romagna fu più sobrio: questa volta, le spese di vitto e alloggio furono pagate privatamente da Delbono, ma il medesimo si fece rimborsare dalla Regione i costi di trasporto e le spese di missione a fronte di incontri con amministratori locali che sarebbero avvenuti durante la permanenza nell’isola. Questa, almeno, è la tesi dell’avvocato dell’ex pupillo di Prodi; per la PM Morena Plazzi, invece, quelle furono settimane di vacanza, e dunque Delbono avrebbe dovuto pagarsi anche il viaggio.

Ma quali erano gli argomenti così importanti che Delbono, per tre anni consecutivi, nel mese di agosto, doveva discutere con gli amministratori del luogo?
Il nostro giornale ha avuto in esclusiva una parte dell’interrogatorio dell’ex sindaco, prima ancora che questo si sia tenuto (è infatti previsto per i prossimi giorni)… La sbisciata riguarda la cosiddetta “operazione caprese” di cui di seguito diamo conto.

In Italia ci sono due monumenti che ricordano Vladimir Il’ic Ul’janov, detto Lenin: il primo è quello di Cavriago (ridente paese in provincia di Reggio Emilia), il secondo si trova a Capri. Quest’ultimo fu realizzato dal famoso scultore Giacomo Manzù nel 1968. L’opera venne commissionata dall’ambasciata sovietica in Italia; l’amministrazione comunale di Capri, approvando un’apposita delibera, diede il nulla osta ai lavori.
Il monumento è composto da diversi blocchi di marmo, alti 5 metri, su cui svetta un busto del capo della rivoluzione dei Soviet, e si trova nei “giardini di Augusto”, prospicienti alla dimora che fu del grande scrittore russo Massimo Gorkij.
Dalla sua realizzazione ad oggi, la statua è stata tenuta in pessime condizioni, anche diversi sfregi di cui è stata vittima nel corso degli anni non sono stati cancellati dall’amministrazione dell’isola. La missione di Delbono, alquanto complicata dal punto di vista politico, era quella di creare le condizioni politico-amministrative, con un rapporto fattivo tra Cavriago e Capri, per rimuovere tutti gli ostacoli, per arrivare infine alla ristrutturazione del monumento. Questa operazione sarebbe stata alla base di un progetto per incentivare gli scambi turistico-culturali, tenendo conto del via-vai di turisti e “rivoluzionari di ogni nazione” che ogni anno vanno rendere omaggio al grande rivoluzionario russo, visitando i due mausolei italiani. Tutto per il “bene supremo” delle economie delle due Regioni, Campania ed Emilia-Romagna.

Delbono, davanti ai giudici, si appresterebbe a dire: “Del resto, anche i due viaggi di Lenin a Capri furono giudicati da molti biografi come una semplice vacanza. In realtà, Lenin fu costretto a recarsi sull’isola perché, dopo il fallimento dei moti rivoluzionari del 1905, nella fazione bolscevica si stava producendo una scissione. Un gruppo di intellettuali revisionisti che si era stabilito a Capri si proponeva di inquinare il marxismo, facendosi tentare dal misticismo e dalla religione. Capri divenne così sede di un serrato dibattito che investiva i rapporti tra intellettuali, politica e cultura. Lenin, in quei giorni, fece molta più polemica che vacanza”.

Di fronte, ai prevedibili dubbi dei magistrati, l’ex sindaco avrebbe già preparato anche una storiellina per rendere ancora più credibile il suo racconto: “Proveniente dalla Svizzera, Lenin raggiunse Capri per andare all’Hotel Quisisana a visitare il suo amico e scrittore Maxim Gorky e la sua compagna Maria Fedorovna Andreeva (che, a sua volta, era una grande ammiratrice di Lenin). Avvertiti dell’imminente arrivo dell’amico, i Gorky, oltre a preparargli gli spaghetti col pomodoro, di cui il leader bolscevico era ghiotto, decisero di giocargli una burla molto forte.
Dopo gli abbracci, i convenevoli e i saluti legati all’arrivo, mentre tutti gli esuli russi stavano pranzando qualcuno bussò alla porta. L’Andreeva andò ad aprirla e nella stanza si udì l’unica parola che Lenin non avrebbe voluto sentire: «Polizia, aprite!» In realtà, il poliziotto era un amico caprese dei Gorky. Lo spavento si tramutò così in una colossale risata”.

A questo punto, la PM, un po’ spazientita, si lascerebbe andare anche lei a una battuta di fuoco: “E nel suo caso professore, a fargli lo scherzo è stato il suo amico Divani? E, invece degli spaghetti, sotto le ganasce, ingurgitavate salsicce?”

Valerio Monteventi

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