Delbono è stato anche evasore fiscale


L’ex sindaco di Bologna non dichiarò al fisco una serie di redditi imponibili frutto di diverse consulenze effettuate dal 2001 al 2006 quando era amministratore pubblico in Regione.

28 maggio 2010 - 10:56

Pubblichiamo una dichiarazione di Valerio Monteventi (in qualità di ex candidato di Bologna Città Libera) sull’ennesima “scappatella” dell’ex sindaco Flavio Delbono.

“L’articolo del Corriere della sera di giovedì 27 maggio 2010 sulle omesse dichiarazioni al fisco dell’ex sindaco Delbono (per redditi imponibili frutto di svariate consulenze, effettuate dall’ex presidente della regione dal 2001 al 2006, mentre era amministratore pubblico), conferma una voce circolata ampiamente nel corso della campagna elettorale tra esponenti politici, candidati e giornalisti, su 40/45 mila euro di tasse che il candidato primo cittadino avrebbe evaso.
Nessuno allora ebbe la voglia o l’interesse ad approfondire una circostanza che, se si fosse rilevata vera, sarebbe stata una mancanza gravissima commessa da una persona che si candidava a sindaco della città e, quindi, tra le altre cose, a far pagare le tasse ai cittadini.
Noi di Bologna città libera, quella “chiacchiera” non la prendemmo sottogamba, ma essendo garantisti, non puntammo il dito contro nessuno, proponemmo che tutti i candidati sindaci presentassero un certificato sulle eventuali pendenze fiscali che può essere richiesto all’Agenzia delle Entrate (garanzia per i soggetti in campo, trasparenza sui profili dei candidati a vantaggio dei cittadini-elettori).

Io andai agli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, richiesi il certificato, il giorno seguente lo presentai pubblicamente in una conferenza stampa domandando agli altri candidati di fare altrettanto.
Naturalmente, nessuno degli altri candidati pensò bene di fare la stessa cosa, quasi tutti i giornali ignorarono la conferenza stampa e, quindi, anche la notizia.

Il mio amico Serafino D’Onofrio, candidato nella lista di BCL, insistette sul tema qualche giorno in più e venne apostrofato, in un editoriale, da un caporedattore di un quotidiano bolognese, come uno che lanciava degli oscuri “messaggi mafiosi”.

Io mi ricordo solo le parole dell’impiegato dell’Agenzia delle entrate che mi fece il certificato: “Ci vuole scommettere che quel documento lo richiederà soltanto lei?”.

Così, infatti, è stato….”

Valerio Monteventi

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