Delbono e il Pd. Chi di legalità colpisce…


Editoriale / La chiamavano legalità. Le dimissioni del sindaco nella città simbolo del centrosinistra ed un Pd nelle sabbie mobili.

26 gennaio 2010 - 17:50

“…partiti per un ideale, per una truffa, per un amore finito male…”

Chi di legalità colpisce, di legalità perisce. Succede così che a Bologna, città laboratorio del Partito democratico, la creatura nata dalle ceneri della tradizione di Pci e Dc finisca per essere travolta dalle dimissioni di un sindaco indagato per uso improprio di fondi pubblici, truffa aggravata e peculato a causa di certi viaggi con la compagna-segretaria. Quello stesso Pd che sulla parola d’ordine della legalità ha pensato di costruire le proprie (misere) fortune elettorali e che nel giro di poche settimane, sempre sotto le Due torri, si trova a subire i contraccolpi delle inchieste sul caso Delbono e sul caso Marino (a cui la maggioranza bersaniana avrebbe fatto in modo di impedire di poter operare al Sant’Orsola, una sorta di vendetta dopo la candidatura del senatore-chirurgo alle primarie nazionali).

Per mesi il Pd ha brandito l’arma della legalità e della morale contro Berlusconi, pur di “vendere” agli elettori un elemento di distanza dal centrodestra (vista la sostanziale identità in campo sociale e culturale). Oggi, però, il Pd si scopre vulnerabile anche sul terreno prediletto della rinverdita “questione morale”, e paga con la necessità di far dimettere il sindaco della propria città simbolo. Quella stessa città che per tutto il mandato di Cofferati ha visto
legali sgomberi sul Lungoreno, legali manganellate sugli studenti, legali tentativi di inseguire la Lega sul terreno della sicurezza e sulla pelle di migranti, esclusi ed invisibili. Legalità come (unico) programma di governo, legalità come brand mediatico, legalità a pranzo e cena. Peccato che la cucinasse e servisse un partito, ed una dirigenza locale, destinati a finire pochi mesi dopo sulle prime pagine nazionali perchè hanno messo sulla poltrona più importante un sindaco che da buon democristiano non perde il vizio e si fa cogliere con le mani nella marmellata (nel silenzio degli alleati “di sinistra” e dei ferrei dipietristi, tornati a farsi vivi solo a barca ormai affondata). Dal leitmotiv della legalità allo spettro dell’illegalità, dunque, il passo è più breve di quanto si dicesse a Palazzo.

Oggi quel Pd veste i panni della decadenza e si prepara a ridurre i danni, perchè prima di tornare al voto (regionali comprese) il tempo per rifarsi una verginità mediatica non è molto. Intanto, però, il Pd ed il centrosinistra bolognese inanellano un altro, brusco, passaggio a vuoto. Allo shock della vittoria di Guazzaloca è seguito il regno burrascoso del Cinese, non a caso partito (malamente) per altri lidi, e al fallimento cofferatiano segue la pessima figura di Delbono. Si svela un partito nato finito. Nei laboratori, dopotutto, non si fanno solo belle scoperte.

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