Defcon X e la “cultura con la C maiuscola”


Riceviamo e pubblichiamo la recensione a firma InfoFreeFlow del libro della Compagnia Fantasma (presentazione il 4 febbraio’010 dalle 18,30 a Dans la rue, in via Avesella 5).

28 gennaio 2010 - 19:55

A Bologna la Compagnia Fantasma è la cultura con la C maiuscola.

Si troverebbe a proprio agio calcando il palcoscenico del teatro comunale o il selciato di una piazza occupata. Il risultato sarebbe in ogni caso lo stesso: tagliando l’aria con le parole che pronunciano, i ragazzi scolpirebbero lo spazio intorno a loro costruendo un cantuccio narrativo che non vorresti lasciare neanche quando hanno finito e tutti immancabilmente battono le mani implorando il bis.

Ambientato sulle strade e nelle case di Bologna, Defcon X è il loro primo libro, un piccolo gioiellino denso di significati nelle fluire delle sue 100 pagine.
La narrazione prende spunto da un fatto realmente accaduto in Francia nel 2004, quando tal Pierre investì un cittadino dopo averlo scambiato per Osama Bin Laden. Un incipit il cui valore è racchiuso proprio nell’ambivalenza dei suoi caratteri onirici e tremendamente reali allo stesso tempo.

Quando nel giorno di Natale la morte del padre travolge il protagonista (lo psichiatra criminale Francesco Passini) qualcosa, “una minuscola ruota dentata”, smette di funzionare dentro di lui. Al contempo il ritrovamento di un vecchio orologio, appartenuto a Paolo Rapetti (uno dei suoi primi pazienti), fa esplodere una dopo l’altra paure e sentimenti antichi, covati a lungo in un anfratto nascosto sotto il tappeto inerte di una vita normale. Il tentativo di liberarsene e di restituirlo al legittimo proprietario condurrà Francesco in un viaggio lungo il quale, messa a nudo la fragilità di un’esistenza modesta passata ad accontentarsi, prenderà corpo l’immagine di una città e di una società dall’equilibrio spezzato.

Defcon X costruisce pezzo dopo pezzo un’allegoria che narra il volto di una società il cui sorriso, a prima vista solo un po’ sdentato, cela sotto mentite spoglie un ghigno caustico racchiuso nell’afasia di uno sguardo cupo e privo di luce propria.
In un ambiente popolato da soggetti ed elementi che appaiono progressivamente più ostili, la ricerca di Francesco si inerpica in un quadro confuso incorniciato da un sottofondo di suoni metallici e taglienti o da un silenzio capace di togliere il respiro, sinonimo di ansia ed incomunicabilità.

Luoghi asfissianti, isolati dal resto del mondo o affollati da una vuota indifferenza segnano le alterne vicende del giovane dottore atteso all’angolo da un destino ironico. Come in un circolo vizioso, la ricerca del paranoico si trasformerà in paranoia stessa, dando vita ad una sovrapposizione dei personaggi (solo inizialmente inconscia) che rivela un amaro ossimoro: lo psicologo criminale, l’autorità che decreta e giudica la follia degli uomini, si ammalerà della sindrome datagli in cura, muovendo così i suoi passi sul filo di recondite angosce.

La morsa della paura lo stringerà alla gola dove e quando meno se lo aspetterebbe: tanto in un caos che gli palpita dentro come il traffico cittadino che lo circonda, quanto nell’ordine asettico di mura bianche ed ordinate, così come nei ricordi di un passato che emergendo impietoso sembra non lasciare spiragli ad una prospettiva temporale futura che non sia eclissata dall’ombra del panico.

Come una trota d’allevamento liberata nell’impetuosità delle correnti di un fiume dopo essere stata richiusa per troppo a lungo, Francesco si districa con sempre maggior fatica in una sequela di rapporti umani che vanno implodendo tra ipocrisia, diffidenza ed astio. Una nevrosi sociale che egli scopre mietere migliaia di vittime: i loro stralci di vita affastellati, punteggiano un affresco impressionista raffigurante un soggetto dai tratti grotteschi e disumanizzanti, scevro delle differenti tonalità che un tempo ne caratterizzavano i colori, ormai rappresi nel grumo di un’unica limacciosa chiazza nera.

“Defcon X” concatenando una pluralità di simbologie ed immagini intense, ha il pregio di costruire un mosaico narrativo capace di far emergere il significato dei diversi meccanismi che generano la paura e che grazie ad essa forgiano uno strumento di controllo ed unificazione sociale.

Una delle più penetranti è quella delle prime pagine dei quotidiani, grondanti di artificiose emergenze accostate alla pubblicità di farmaci ed ansiolitici: se da una parte è forte il richiamo alla pubblicità semantica e personalizzata dei motori di ricerca (e quindi al concetto di bisogno indotto ad esso correlata) da un’altra viene evidenziato con forza come le nostre paure ed angosce quotidiane, tracciate come input e variabili su un grafico di produzione e proiezione dei profitti, siano le fondamenta di remunerativi business.

A questo non si può non aggiungere il senso di vulnerabilità ed impotenza provato da Francesco nei sotterranei della questura, di fronte all’abuso di potere del maresciallo di turno e dei suoi sottoposti: nel carnevale atroce che ribalta il senso ed il valore dei rapporti sociali anche personaggi come questi con la loro mediocre levatura possono interpretare un ruolo meschino di micro-potere calandosi la maschera di irreprensibili tutori dell’ordine.

Dunque la paura come meccanismo sociale complesso, iniettata goccia a goccia con le più avanzate tecniche di comunicazione e marketing; ma, perché no (concedeteci una metafora dovuta ad una nostra deformazione professionale), anche la paura come dispositivo open-source, alla cui costruzione tutti noi partecipiamo aggiungendo il nostro pezzo di codice sorgente o prendendo spunto da quello degli altri, per dare vita ad una morbosa community.

E allora quale via di fuga si può tracciare per dare un altro finale a questa storia?

Come evadere da quel labirinto costruito attorno a sentimenti cesellati in modo maniacale che, schiacciati nella pressa di un’emergenza infinita, si impennano e si rincorrono confusamente tenendoci fermi sullo sfondo?

Forse basta un gesto semplice come quello di Francesco quando decide di non esserne più vittima e allo scoccare dell’anno nuovo butta quel maledetto orologio in un cestino.

Ci sembra di vederlo mentre le dita della mano lo stringono forte stagliandosi sul cielo terso della Bolognina, fra i palazzi del Pilastro o contro il profilo delle Due Torri, prima di farlo sparire con gli altri rifiuti una volta per sempre. Ci sembra di vederlo mentre il quadrante attraversato da un raggio di sole si illumina di una luce diversa da quella dei neon di un centro commerciale, una luce che non pensavamo più essere possibile, mentre le lancette ricominciano a battere i minuti di un futuro che pareva negato.

La Compagnia Fantasma è un link per parlare con chi ci sta attorno e decidere insieme ed in autonomia che cosa vogliamo dire. Se volete respirare aria nuova, se pensate che bisogna difendere la rete o che sia necessario riprendersi spazio in città, allora questo libro fa per voi e non può mancare nella vostra libreria.

InfoFreeFlow

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