Dall’assemblea nazionale degli studenti medi, svolta a Bologna, nuovi appuntamenti: 12 e 26-27 marzo


Documento dell’ assemblea nazionale degli studenti medi che si è tenuta al Laboratorio Crash di Bologna lo scorso 27 settembre. Si torna in piazza il 12 marzo e poi il 26-27.

05 marzo 2010 - 13:23

Nella giornata di sabato 27 febbraio si è tenuta al Laboratorio Occupato Crash! l’assemblea nazionale degli studenti medi.

L’appuntamento, partecipato da circa 150 studenti e studentesse da 18 città italiane, è stato organizzato con una plenaria iniziale dove è stato presentato il piano della giornata e si è tratteggiata la continuità della produzione di discorso con le precedenti assemblee nazionali ed una valutazione positiva della giornate di mobilitazione nazionali del 19 e del 20 febbraio che, nelle diverse forme rispetto alle singole dinamiche territoriali, hanno portato ancora una volta alla ribalta la voce delle studentesse e degli studenti contro la riforma Gelmini e contro la crisi tematizzando il discorso forte della riappropriazione di spazi, tempi e desideri. Consapevoli della forza espressa nelle settimane di mobilitazione con le occupazioni, i cortei non autorizzati, i blocchi stradali, ci si è poi soffermati su una breve genesi del percorso che negli anni ha portato alla riforma Gelmini a partire da quella che fu la riforma Zecchino-Berlinguer senza differenza di colore politico e sulla necessità di continuare ed approfondire l’analisi in merito al ruolo della scuola nella società e sulla continuità del movimento in vista della primavera. Ci si è quindi divisi nei due tavoli di lavoro dove gli spunti iniziali sono stati tematizzati in maniera più approfondita. I due workshop erano così costruiti: il primo su analisi della scuola in tempi di crisi e riforma, il secondo su riappropriazione e continuità del movimento.

Nel primo tavolo le varie delegazioni, a partire dall’analisi della riforma e del contesto di crisi che attraversa il nostro paese, si sono soffermate sul ruolo di disciplinamento che la scuola svolge nella società. A partire dalla legge sull’autonomia scolastica che apriva la strada alla concorrenzialità tra gli istituti si è aperto il varco per le riforme susseguenti. Con i vari ministri Fioroni, Moratti e Gelmini abbiamo visto tagliare sempre più fondi al comparto della pubblica istruzione, l’apertura all’aziendalizzazione degli istituti, la gerarchizzazione del corpo insegnanti con sempre maggiori differenze salariali, l’aumento a livelli vertiginosi della precarietà lavorativa e di vita degli stessi, la cassa integrazione per il personale scolastico, l’istituzione della figura del dirigente-manager capo assoluto al posto del preside e il dilagare di tendenze di razzismo istituzionale come il tetto alla presenza di migranti nelle classi. Inoltre la bocciatura col 5 in condotta, le continue minacce di sospensione, l’assillante pressione per il mantenimento della normale routine al fronte di un desiderio di formazione incompatibile con la rigida disciplina scolastica, sono solo alcuni aspetti di queste politiche che vogliono impedire l’espressione di una voce critica e annullare il libero pensiero. A partire da questi dati di fatto diventa chiaro il disegno di disciplinamento della composizione studentesca sempre più irreggimentata da tempi di studio assillanti e standardizzati che inseriscono in pieno la scuola dentro il meccanismo di precarizzazione della forza-lavoro. E’ stato sentito comune il percepire la scuola come il passaggio obbligato che future generazioni di precari e precarie devono affrontare per rispondere in maniera sempre più adeguata alle esigenze del mercato del lavoro e del disciplinamento sociale, dove ogni forma di dissenso viene stroncata in nome del pensiero unico del razzismo istituzionale e della competizione tra soggetti sociali che garantisce la riproduzione del sistema e il contenimento delle insorgenze e delle insubordinazioni in tempi di crisi; una crisi che continuano a pagare gli studenti e i precari mentre chi l’ha creata, grazie ai meccanismo sovraesposti, continua a godere dell’impunità e dei suoi guadagni.

Nel secondo tavolo si è partiti da una breve analisi del movimento dell’onda anomala che proprio a partire dagli studenti medi aveva mosso i suoi primi passi nell’autunno 2008 fino ad arrivare alle grandi giornate di Torino del 17-18-19 maggio dello scorso anno, dove l’intima sedimentazione di pratiche e linguaggi antagonisti all’interno del movimento hanno portato a quell’onda perfetta che si scagliò contro i rettori di tutto il mondo asserragliati nel parco del Valentino. Si è quindi tratteggiato come il movimento degli studenti medi sia riuscito anche quest’anno a darsi, nell’opposizione alla riforma e al progetto Aprea per quanto riguarda gli istituti superiori, una continuità reale sia nelle lotte sul terreno della formazione, sia nelle forme organizzative. La consapevolezza dell’uscita dalla compatibilità istituzionale del “dissenso democratico” in nome di percorsi di autonomia e riappropriazione, di cui il g8 di Torino può rappresentare lo spartiacque definitivo e simbolico, non vede nell’elemento della scarsa copertura mediatica e della diminuzione, in alcuni casi neanche troppo marcata, dei numeri portati in piazza un elemento di troppa criticità in quanto il salto qualitativo in termini di analisi e soggettivazione politica e di pratica degli obiettivi risulta più che positivo. Continuando nell’analisi delle forme di lotta si è tematizzata l’ambivalenza dall’ambiente scolastico che seppur luogo di disciplinamento e contenimento delle insorgenze di futuri precari e precarie, rappresenta comunque uno spazio ricompositivo di soggettività in grado di produrre sapere critico di segno antagonista rispetto alla rigida routine scolastica. Forti di questa analisi sulle contraddizioni rappresentate dalla scuola diventa quindi centrale il nodo della riappropriazione di spazi e tempi che diventino luoghi di produzione di mobilitazione e di circolarità delle lotte che si danno nei vari momenti assembleari. Riappropriazione che diventa anche richiesta di un nuovo welfare prodotto dal basso dalle lotte contro il caro-libri, per dei mezzi di trasporto pubblico adeguati e per la conquista di quei diritti che ogni giorno vengono negati. Nel tavolo anche la tematica repressiva ha trovato ampio spazio insieme alla questione antifascista legata alla settimana di ricordo di Valerio Verbano. Contro la repressione non si china la testa e anzi si deve rilanciare con sempre maggior forza l’individuazione e la messa a nudo della controparte, ad esempio, come già emerso dall’assemblea nazionale tenutasi a Torino lo scorso gennaio, isolando la digos dai cortei all’interno dei quali cerca sempre di instaurare rapporti di “amicizia” e di chiarire ancora una volta alle guardie che i militanti e il movimento tutto non apriranno nessuno spazio di “complicità” con chi ha il triste ruolo di guardiano dello stato e di repressore dei movimenti per il cambiamento sociale. Un’opposizione alla repressione sempre positiva e di rilancio con la consapevolezza che solo aprendo spazi di conflitto e di radicamento ci si garantisce quel terreno solido che oltre ad aumentare il rapporto di forza del movimento serve a neutralizzare tentativi repressivi. La campagna contro gli arresti dell’operazione Rewind può rappresentare questo dato, dove gli spazi di agibilità aperti dal movimento dell’onda hanno consentito una risposta forte che ha portato al crollo del teorema Sparagna, alla scarcerazione in tempi brevi dei/delle compagni/e e alla messa a nudo di quello che era ed è l’ennesimo tentativo di zittire il dissenso sociale. Sulla stessa lunghezza d’onda il discorso antifascista. Partendo dal fatto che questi soggetti fognari non devono avere nessuna agibilità nello spazio pubblico (cortei, piazze, strade) e all’interno delle scuole, si è analizzato come con l’avanzamento della lotta reale e della presa di parola del movimento si chiudono gli spazi dove possano attecchire e circolare visioni razziste, sessiste e xenofobe. Di particolare importanza l’episodio del 29 ottobre 2008 a Piazza Navona dove gli studenti e le studentesse medie hanno respinto l’infelice tentativo fascista di infiltrarsi nel corteo chiarendo ancora una volta i valori antifascisti, antisessisti e antirazzisti del movimento permettendo a tutto il successivo sviluppo delle lotte di avere un riferimento chiaro riguardo al rapporto con questi soggetti.

La complessità del dibattito tenutosi nei due tavoli è stato riportato nella plenaria finale che forte della qualità del discorso politico prodotto nella giornata e nelle assemblee nazionali precedenti ha saputo rilanciare anche su elementi di agenda politica e di prosecuzione delle lotte. Sono state individuate nelle date del 12 e del 26/27 marzo nuovi momenti di presa di parola pubblica del movimento delle studentesse e degli studenti medi. Come obiettivi politici sono stati individuati i provveditorati e le sedi del MIUR che hanno il compito di applicare a livello territoriale i dettami della riforma e il discorso della riappropriazione di spazi, tempi e della costruzione dal basso di un welfare che parli di diritti sociali. Obiettivi comuni che nella declinazione territoriale a seconda delle condizioni delle singole città verranno messi in pratica.

Come ultimo punto è stato tematizzato come continuare ed approfondire il dibattito nazionale con la creazione di un blog (che sarà online in tempi brevissimi) ed una mailing list nazionale.

Vogliamo tutto! Quello che ci siamo presi è solo una piccola parte di ciò che ci spetta!

Assemblea nazionale studenti medi 27 febbraio 2010

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