“Dall’Afghanistan all’Italia, basta con le politiche di guerra!”


Riceviamo e pubblichiamo dal nodo bolognese della Rete Disarmiamoli: appuntamento sabato 6 novembre’010 dalle 9 in piazza Re Enzo.

02 novembre 2010 - 18:34

Dall’Afghanistan all’Italia, basta con le politiche di guerra! Riprendiamo l’iniziativa contro le basi sul nostro territorio e contro le missioni miliari italiane all’estero.

Anche Bologna accoglie l’appello della Rete Nazionale Disarmiamoli ! Sabato 6 novembre 2010 dalle 9 alle 12 siamo in Piazza Re Enzo per dire alla città che la sensibilità antimilitarista è ancora viva, e che occorre continuare le lotte contro le spese militari, contro il rilancio dell’industria bellica, contro la realizzazione di nuove basi e l’ampliamento di quelle esistenti, per il ritiro dei militari italiani all’estero per missioni di conquista neocoloniale mascherate da missioni di pace, per la promozione di autentiche politiche di pace ed equità tra i popoli, e per restituire alle politiche sociali le risorse sottratte dalle spese militari.

Per questi motivi pensiamo che la mobilitazione contro la guerra debba essere rilanciata ed approfondita a livello nazionale, in uno scenario in cui i cadaveri dei nostri soldati continuano a rientrare dall’Afghanistan, come prima rientravano dall’Iraq o da altri contesti, mentre i mass-media complici nascondono all’opinione pubblica immagini e notizie degli uccisi per mano italiana e della NATO su quelle terre. Pensiamo che Bologna non possa “chiamarsi fuori” da questa mobilitazione anche se la presenza militare sul territorio cittadino appare in diminuzione – come sembra viste le numerose ed estese servitù militari in stato di abbandono, attorno alle quali già si scatenano gli appetiti della speculazione edilizia privata – in realtà l’intera Emilia Romagna è una regione chiave dal punto di vista delle attività militari, e questo non può essere tollerato.

Industrie e cooperative della regione – incluse coop considerate “rosse” come la CMC di Ravenna – svolgono un ruolo vergognoso nella realizzazione di strutture e strumenti di guerra fuori regione, incluse le basi di Vicenza e della Sicilia. Fare la guerra all’estero ha una sola precisa conseguenza per i lavoratori italiani: la delocalizzazione delle imprese nei paesi “conquistati” e l’abbattimento dei salari e dei diritti dei lavoratori del nostro paese. Si pensi alla FIAT e alla OMSA, che si trasferiscono in Serbia, dopo che quel paese è stato da noi bombardato e soggiogato politicamente ed economicamente. E fare il soldato non è un mestiere come gli altri, e non può essere considerato come un’alternativa alla disoccupazione ed alla precarietà generata dalla crisi profonda del sistema capitalista occidentale. Analogamente l’addestramento militare non può diventare “materia di studio” da introdurre nella scuola, proprio mentre i finanziamenti all’istruzione e alla ricerca sono tagliati, e il livello culturale della popolazione italiana è soggetto ad un drammatico calo, a causa di politiche mirate all’imbarbarimento dei rapporti sociali, all’impoverimento non solo economico delle classi subalterne ed all’annullamento del dissenso.

In prospettiva, come nodo bolognese della Rete Disarmiamoli, auspichiamo la costituzione di un Coordinamento Cittadino per il ritiro delle truppe italiane all’estero, che si dia come obiettivi prioritari ed urgenti:

– Il ritiro delle truppe dall’Afghanistan
– Lo stop a tutti i progetti di nuove basi militari su territorio italiano e all’ampliamento di quelle esistenti
– Il taglio delle spese militari e la restituzione dei fondi alle politiche sociali: istruzione, sanità, pensioni, lavoro.

Rete Disarmiamoli Bologna

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