Dalla Dozza non si esce mai


Semilibertà, permessi premio, riduzioni e differimenti di pena, affidamento ai servizi sociali: per i reclusi nel carcere bolognese restano sempre miraggi. La denuncia in una lettera al presidente del Tribunale di sorveglianza

01 settembre 2010 - 20:51

«Nella sua unica visita lei ha acceso molte speranze nelle nostre menti e nei nostri cuori grazie ai suoi discorsi», ma ad oggi «non si è concretizzato nulla di quanto illustrato». E’ quanto scrivono i detenuti della sezione penale della Dozza al presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna Francesco Maisto, denunciando «il grave malessere che si è creato negli ultimi anni a causa delle sempre più restrittive e afflittive condizioni detentive e penitenziarie», a fronte delle quali, spiegano i reclusi, sussistono gravi carenze nel ricorso a misure alternative alla pena.

E’ spesso rifiutato l’affidamento ai servizi sociali di chi soffre dipendenze, pur «a fronte della disponibilità delle
comunità’ e di un programma dettagliato elaborato da medici e psicologi del Sert», scrivono i reclusi. E ancora: non vengono conessi permessi premio,  e non si applica nemmeno la semilibertà, anche presentando tutti i documenti necessari per lavorare. Disagio che si sovrappone alla difficoltà di trovare un impiego in tempo di crisi: «Non possiamo permetterci di perdere queste preziose e rare occasioni opportunità di lavoro e reinserimento a causa della lungaggine nella fissazione delle camere di consiglio e a causa anche di ormai note cattive informative rese da parte delle forze dell’ordine esterne»

In quanto riguarda la liberazione anticipata, poi, i detenuti parlano di «esorbitanti ritardi» e «gap temporali abissali» tra domanda di concessione e risposta, «che in certi casi arrivano addirittura a qualche anno».

Infine, sono state quasi tutte «rimandate a data da destinarsi» le Camere di consiglio chiamate ad occuparsi del differimento pena anche in presenza di «persone afflitte da patologie gravi ed accertate»

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