Dal mondo della formazione e della ricerca alle mobilitazioni su diritti dei migranti, welfare, beni comuni


«Le ragioni che ci portano in piazza sono in fondo le stesse». Da Bartleby l’invito a un’assemblea venerdì 3 dicembre 2010 h16 a Lettere e Filosofia.

25 novembre 2010 - 16:30

Scriviamo mentre le mobilitazioni contro il DDL Gelmini stanno attraversando le università, le scuole e le città di tutto il paese: ci sono docenti, ricercatori, studenti sopra a tanti tetti, scuole e facoltà occupate, stazioni bloccate, ponti occupati, cortei, lezioni in piazza. Un assedio poche ore fa si è stretto attorno al Senato, sino a fare irruzione.

Esprimiamo la nostra solidarietà agli studenti arrestati oggi a Roma e chiediamo la loro immediata liberazione.

Scriviamo dal Rettorato occupato di Bologna, e domani sarà un’altra giornata di mobilitazione contro lo smantellamento del sistema della formazione e della ricerca, contro i tagli, contro la Gelmini e il governo Berlusconi. Proponiamo a tutti e a tutte di mettere in campo blocchi selvaggi del traffico e della circolazione delle merci, di mettere al centro di questa città il rifiuto del DDL Gelmini, di vederci domani [oggi, NdR] alle ore 12 sotto le due torri e di far sentire tutta la nostra indignazione.

Vorremmo essere chiari e schietti sulle ragioni di questo comunicato, e per questo partiamo da una considerazione: per quanto le scuole e le università di questo paese stiano affermando con forza e determinazione il rifiuto dei tagli e del ddl Gelmini, noi non bastiamo a noi stessi.

Per questo lanciamo questo appello a tanti e diversi per essere con noi domani [stamattina, NdR], per un’altra giornata di mobilitazione. Ma vorremmo trovare le parole per provare a spiegare perché in verità nessuno può bastare a se stesso nel tempo della crisi: semplicemente il terreno della crisi è utilizzato dal nostro governo e dai poteri forti di questo paese per attaccare i diritti di tutti e di tutte, per moltiplicare i ricatti, per aggredire il diritto di sciopero, per ridefinire i rapporti sociali sui posti di lavoro quanto nella società.

Per questo sentiamo l’esigenza di incontrarci e, tra diversi, discutere, confrontarci, e magari riuscire a prendere parola assieme.

Siamo convinti che quelle buone ragioni che ci hanno portato ad essere tutti e tutte noi in piazza lo scorso 16 ottobre al fianco della FIOM siano in fondo le stesse che ci hanno spinto a stare dalla parte dei migranti nelle strade di Bologna, che difendere il futuro dell’università, della scuola e della ricerca significhi mantenere aperto un futuro possibile per milioni di persone.

E ancora, che battersi per nuovi diritti sui posti di lavoro e sul terreno della cittadinanza sia fondamentale per provare a pensare finalmente assieme la questione del salario e il campo di battaglia del reddito di cittadinanza. Che opporsi alla dismissione del welfare metropolitano significhi immediatamente stare con quei passeggini che evocano le lotte di tanti genitori e insegnanti della scuola pubblica. Che le lotte dei precari della scuola e della ricerca, degli studenti si possono comporre con le battaglie di fabbrica e di tutto il mondo del lavoro.

Che le ragioni e le lotte dei migranti trovino nelle università la forza di una complicità attiva,vera e sentita, che le ragioni di chi si batte per la difesa dei beni comuni e della salute delle popolazioni possano incontrare le lotte del mondo della cultura. In queste possibilità noi crediamo, e pensiamo che ora più che mai sia decisivo pensare le lotte e le mobilitazioni certamente a partire dalle loro parzialità, ma dentro a uno spazio di composizione e di connessione.

Per tutte queste ragioni invitiamo per venerdi 3 dicembre, alle ore 16, presso la Facoltà di lettere e filosofia, tutte le componenti in mobilitazione del mondo della formazione e della ricerca, il comitato primo marzo, la Fiom, le reti che si battono in difesa dell’acqua pubblica, i centri sociali, chi si batte attorno al terreno del welfare, e tutti coloro che credono che in fondo, dentro la crisi, non si possa che ripartire dalla questione sociale per rimettere in cammino le possibilità di trasformazione del nostro presente.

Studenti e precari,

Bartleby

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