Dagli Stati Generali alla “primavera precaria”


Il report della quarta edizione degli Sgp, che ha rilanciato la scommessa dello sciopero precario e le mobilitazioni di maggio: Mayday, anniversario di Puerta del Sol e giornate di blocchi a Francoforte.

24 marzo 2012 - 11:42

> Il comunicato:

Stati Generali della Precarietà 4.0: Un passo avanti!

Il 17 e 18 marzo 2012 diverse realtà provenienti da tutta Italia si sono incontrate all’Officina99 di Napoli per animare la quarta edizione degli Stati Generali della Precarietà. La scelta di Napoli non è stata casuale: non solo perché questa città è stata di recente il teatro di mobilitazioni importanti, come quella dei precari del sociale che hanno dato vita a una lunga vertenza contro Comune e Regione o la mobilitazione di diverse realtà del lavoro e del non lavoro, culminata con l’assedio della Regione Campania, ma anche perché la costruzione di un punto di vista precario si misura con la sfida di dare visibilità e voce alle esperienze di precarietà più diverse, come quelle che vestono i panni del lavoro nero e informale, e di connettere le diverse realtà di organizzazione e lotta che attraversano tutto il paese e che per noi rappresentano l’essenza dell’intelligenza precaria collettiva.

A tre giorni dall’inizio della primavera, gli Stati Generali della Precarietà 4.0 hanno potuto annunciare l’arrivo della primavera precaria: è la stagione della nostra accelerazione verso le giornate di mobilitazione globale del prossimo maggio. Si tratta di dare pratica alla scommessa dello sciopero precario, uno sciopero politico contro la precarietà che sia capace di colpire i precarizzatori e i profitti, di accumulare e fare sentire la forza di quanti vivono in forme diverse la precarietà del lavoro e della vita e di affermarla in modo concreto. Mentre una riforma del mercato del lavoro che stabilizza la precarietà viene concertata alle loro spalle, precarie, operai, migranti e studenti di certo non restano a guardare.

I tre workshopdedicati alle esperienze dei Punti San Precario, delle agenzie del conflitto e delle realtà territoriali di intervento nella precarietà, alla definizione di una piattaforma precaria e agli strumenti di comunicazione – sono stati espressione di questa volontà di accelerazione. Le diverse vertenze, le mobilitazioni locali degli ultimi mesi, i percorsi di connessione delle diverse figure del lavoro sono stati condivisi non solo nella prospettiva di un’espansione delle diverse modalità di intervento dove ancora non siano presenti, ma anche per portare alla luce le difficoltà e le possibilità che la pratica dello sciopero precario si trova di fronte. Si tratta di questioni che sono state considerate centrali anche nella discussione attorno alla piattaforma precaria. La rivendicazione di un reddito di base incondizionato a partire dalle lotte per il salario e sui tempi di lavoro, la pretesa che sia abolita la Bossi-Fini e il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, la volontà di riappropriarsi di quei beni comuni che vanno dalla formazione ai trasporti, dalla casa alle risorse ambientali e di sottrarli alle logiche del profitto, la capacità di difendere le tutele esistenti come l’articolo 18 ma anche di guardare in avanti per conquistare attraverso un nuovo welfare la possibilità di sottrarsi alla precarietà come condizione di sfruttamento non possono prescindere dall’accumulazione della forza necessaria a farle valere.

Lo sciopero precario, perciò, non è solo una rivendicazione in sé per tutti coloro che non possono scioperare proprio perché precari, ma anche la condizione di possibilità affinché la piattaforma precaria possa essere avanzata con forza. Anche in questo senso è necessario dotarsi di mezzi di comunicazione adeguati: il sito scioperoprecario.org e gli strumenti capaci di far circolare il sapere precario – quello che riguarda le diverse condizioni della precarietà ma anche esperienze di lotta contro la precarietà che possano diventare patrimonio comune – come wikistrike, precaleaks, e i vademecum che possano comunicare che e come lo sciopero precario si può fare, devono essere rilanciati per dare circolazione e visibilità al processo che porterà alle prove generali del mese di maggio.

Ciascuno dei gruppi che hanno dato vita ai workshop tematici farà circolare in modo più dettagliato gli esiti delle discussioni e dei lavori.

Nel corso della plenaria di domenica, si è condivisa la necessità di dare continuità al percorso di consolidamento dei punti di intervento e conflitto precario con degli appuntamenti regolari, il primo dei quali avrà luogo sabato 31 marzo e domenica 1 aprile, nel corso del prossimo HubMeeting di Milano. In quell’occasione, il punto di vista precario e la nostra scommessa di realizzare uno sciopero politico contro la precarietà potranno essere rilanciati in una cornice transnazionale, verso le mobilitazioni di maggio che – dalla MayDay (diventata ormai il primo maggio globale) alla giornata d’azione e attivazione sociale globale del 15 maggio, nel primo anniversario dell’inizio del movimento delle “acampadas” spagnole alle giornate di blocco dei centri del capitale finanziario a Francoforte il 17 e 19 maggio – stanno in modo diverso riaffermando e rinnovando la pratica dello sciopero nell’era della precarietà e della crisi globale. La primavera precaria sarà costellata di iniziative che ci porteranno alle grandi mobilitazioni transnazionali di maggio con l’obiettivo di potenziare questo processo di costruzione e dargli voce nel contesto dell’imminente approvazione della riforma del mercato del lavoro.

Noi non staremo a guardare. e contribuiremo anzi a trasformare in assedio sociale l’esclusione dei soggetti interessati, precari, precarizzati e futuri precari, da decisioni che ora, nel solo intetesse dei precarizzatori, tonano nelle mani di un Parlamento e di partiti delegittimati.E lo sciopero precario abbiamo intenzione di farlo.

Stati Generali della Precarietà

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