“Da che parte stare. Contro le ipocrisie, per un primo marzo dalla parte dei migranti”


“Migrare dopo la caduta di Ben Alì o Mubarak non è la risposta a una situazione ora disperata, ma una delle condizioni che quei movimenti si sono conquistati”. Riceviamo e pubblichiamo.

14 febbraio 2011 - 19:28

Da che parte stare.
Contro le ipocrisie, per un primo marzo dalla parte dei migranti

Questa mattina oltre cento migranti provenienti, pare, dalla Tunisia, sono rimasti bloccati alla stazione di Bologna, per poi essere smistati in diversi commissariati della città per l’identificazione. Oltre cento persone tra le migliaia che hanno manifestato in queste settimane nelle piazze del Nord Africa, rivendicando democrazia e libertà. Oltre cento persone tra le migliaia che reclamano, in questi giorni, la libertà di muoversi, di attraversare il Mediterraneo per cambiare le loro vite: così anche a Bologna abbiamo potuto vedere che i ribelli del Nord Africa non reclamano il diritto a non dover emigrare ma, mentre lottano per la democrazia, esprimono un’aspirazione alla libertà rispetto alla quale muoversi è una scelta. Del resto, uno dei motivi dell’odio verso i regimi del Nord Africa è che questi governi, in accordo con quelli europei, bloccano la possibilità di muoversi per venire verso l’Europa. Migrare dopo la caduta di Ben Alì o Mubarak non è la risposta a una situazione ora disperata, ma una delle condizioni che quei movimenti si sono conquistati.

Ci siamo dovuti battere per la libertà di movimento e il diritto di restare in questo paese o laddove decidiamo di lottare. Dobbiamo batterci ora contro le ipocrisie delle false accoglienze, di chi celebra le rivolte in Nord Africa perché vorrebbe che i migranti lì rimanessero, senza disturbare chi qui lotta per i diritti solo di alcuni. Ipocriti sono anche coloro che fanno appello ai diritti umani, ma continuano a sostenere che i migranti sono un problema e non prendono mai parola quando sono protagonisti nelle lotte. Di fronte a tutto questo non ha alcun senso la gara alla solidarietà, non serve dire “io c’ero” per avere un’ora di visibilità in più. Serve invece continuare nella costruzione di mobilitazioni ampie e diffuse, a partire dal protagonismo che i migranti hanno mostrato in questi mesi e anni: con i migranti e dalla parte dei migranti.

Proprio a Bologna, lo scorso anno in migliaia abbiamo manifestato a sostegno dello sciopero del 1 marzo, e siamo tornati in piazza il 13 novembre, in un corteo aperto e guidato dai migranti, anche se in molti hanno vissuto con fastidio quelle giornate, perché i migranti sono buoni solo se sono vittime, solo se vanno aiutati, solo se inseriti in un elenco, mai se scendono in piazza in prima persona ponendo così una sfida a tutti. Di fronte a questo e agli sbarchi di questi giorni, è ora di smetterla con le false solidarietà, le ipocrisie o i silenzi assordanti di tanti, ma ancora una volta bisogna scegliere da che parte stare: o con i migranti, o contro i migranti; o nettamente contro il razzismo istituzionale, o nell’ambiguità che dice che siamo tutti uguali, quando i migranti vivono ogni giorno sulla propria pelle il ricatto dell’espulsione, della detenzione amministrativa, del razzismo quotidiano e l’uguaglianza non è una condizione data, ma una posta in gioco della nostra lotta; o per la libertà di muoversi e cercare libertà, o nell’ambiguità di chi vorrebbe lo sviluppo dell’Africa così da poter allontanare da noi gli africani e ripulirsi la coscienza; o per i diritti di tutti i lavoratori, o per il privilegio di alcuni lasciando che siano altri a pagare il prezzo più alto della crisi; o si lotta ora, o si evocano primavere dei diritti.

Di fronte a tutto questo, o si sta dalla parte dello sciopero del primo marzo oppure, inseguendo scioperi futuri e sventolando lo spettro dello sciopero etnico si continua a tacere della condizione migrante, facendone una condizione tra le altre, usando i migranti “da sinistra” mentre in tanti li usano “da destra”. Non è solo la legge Bossi-Fini, ma anche queste ambiguità che ogni giorno vorrebbero spingere i migranti nella clandestinità politica. Per questo nel contrastare le politiche della Lega Nord, non abbiamo mai creduto che quello fosse l’unico problema.

Dobbiamo stare dalla parte di tutti i migranti, anche e soprattutto nelle prossime settimane, verso lo sciopero del 1 marzo 2011. Sappiamo che non siamo soli, e che siamo in tanti a Bologna a voler costruire una grande giornata di lotta e di sciopero libera dalle ipocrisie e dalle false solidarietà, con i migranti e dalla parte dei migranti.

Mohammed Tahrir

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